Belluno, 11 ottobre 2026 – Conosciuta scientificamente come Acherontia atropos, questa maestosa e inquietante falena notturna fotografata oggi nella periferia di Belluno, affascina da secoli scienziati, artisti e amanti del folklore. Un mix perfetto di leggende popolari e straordinari adattamenti biologici. È infatti una delle presenze più scenografiche e misteriose della natura europe. La cosiddetta Sfingide a testa di morto cattura immediatamente lo sguardo e l’immaginazione. A renderla inconfondibile sono dettagli anatomici unici: una macchia gialla e nera sul dorso del torace che disegna in modo nitido la sagoma di un teschio umano, un addome robusto e peloso segnato da vistose striature gialle e nere, e dimensioni che la collocano tra le falene più grandi d’Europa.


Tra presagi di sfortuna e cultura pop
Nel corso dei secoli, l’aspetto insolito di questo insetto ha dato vita a un ricco bagaglio di miti e superstizioni popolari. Nelle campagne di mezza Europa, compresa l’Italia (in particolare in regioni come il Lazio e la Toscana), si riteneva che l’improvvisa comparsa della falena in una casa o il suo caratteristico stridio notturno fossero l’annuncio di una sventura o della morte imminente di un membro della famiglia. Quel suono acuto, simile a un cigolio o al verso di un topo emesso se l’insetto viene disturbato, veniva interpretato dalla tradizione come il lamento di un’anima dannata. Non mancavano inoltre credenze curiose e del tutto infondate, come il timore che la “polvere” delle sue ali potesse causare la cecità: in realtà, la falena è un animale completamente inoffensivo per l’uomo.
La sua fama oscura non è passata inosservata neanche alla scienza e al cinema. Nel 1758 fu il grande naturalista Carlo Linneo a battezzarla unendo l’Acheronte, il fiume degli inferi della mitologia greca, ad Atropo, la Moira incaricata di recidere il filo della vita. In tempi moderni, poi, è assurta a icona globale grazie al celebre romanzo e film Il silenzio degli innocenti, dove compare sulla locandina e viene utilizzata dal killer come macabro “biglietto da visita”.
Ladra di miele
Ma al di là dei miti, è la biologia di questo lepidottero a riservare le sorprese più sbalorditive. La Sfinge testa di morto intrattiene infatti un legame straordinario con il mondo delle api, guadagnandosi la fama di vera e propria “ladra di miele” (bee robber).
Per saccheggiare le arnie delle api operaie (Apis mellifera) nel cuore della notte, la falena mette in atto una strategia sofisticata basata su tre pilastri:
Il mantello dell’invisibilità (mimetismo chimico): Poiché le api si affidano all’olfatto al buio, la falena emette sostanze chimiche superficiali che imitano perfettamente gli acidi grassi della colonia, facendosi scambiare per una compagna di alveare.
Un’armatura pesante: Se il travestimento dovesse fallire, una cuticola spessa, cerosa e ricoperta di fitta peluria protegge l’insetto dalle punture.
Una spiritromba a punteruolo: A differenza dei fiori, per forare le cellette sigillate di cera e aspirare il miele la falena utilizza una proboscide corta, rigida e robusta.
Nonostante la perfezione del piano, tuttavia, l’eccessiva golosità può rivelarsi fatale. A volte, la falena si nutre a tal punto da appesantirsi eccessivamente, perdendo la capacità di volare o di infilarsi nelle strette fessure d’uscita dell’arnia. Sorpresa dalle api ormai consapevoli dell’intruso, viene spesso attaccata in massa e soffocata.
Dato che il corpo della falena è troppo imponente per essere trascinato fuori, le api mettono in atto una soluzione igienica straordinaria: lo mummificano completamente rivestendolo di propoli, isolando il pericolo e impedendo qualsiasi rischio di infezione per la colonia. Un epilogo che conferma quanto la natura sappia essere tanto affascinante quanto spietata.



