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Vajont. Futura – Centrosinistra Bellunese, Partito Democratico Belluno Dolomiti, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle: basta con l’ipocrisia

Speculazione economica sulla memoria del Vajont:   atto di accusa di Futura – Centrosinistra Bellunese, Partito Democratico Belluno Dolomiti, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, contro la Regione Veneto, la Provincia di Belluno, il Comune di Longarone,  la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Erto e Casso

Il 9 ottobre dovrebbe essere, prima di ogni altra cosa, il giorno del rispetto, del ricordo e della responsabilità. E invece, a 63 anni dalla tragedia del Vajont, siamo costretti ad assistere all’ennesima dimostrazione di quanto possa essere grande la distanza tra le parole pronunciate nelle commemorazioni e le scelte compiute dalle istituzioni.

La centralina del Vajont rappresenta l’ultimo oltraggio alle vittime di quella immane tragedia.
Un progetto che non avrebbe mai dovuto trovare spazio in un luogo che porta ancora oggi le ferite di una delle più grandi tragedie della storia italiana. E che invece ha trovato la strada spianata proprio da quelle istituzioni che oggi si riempiranno la bocca di parole come memoria, rispetto e responsabilità.

La Regione del Veneto, dopo aver espresso pubblicamente la propria contrarietà al progetto attraverso le dichiarazioni dei suoi rappresentanti, ha poi espresso parere tecnico favorevole, senza nemmeno chiedere che venisse effettuata una Valutazione di Impatto Ambientale.

Una contraddizione clamorosa, che racconta meglio di qualsiasi discorso quale sia la distanza tra le dichiarazioni di principio e la volontà di tradurle in atti concreti.

Ma ancora più grave è il comportamento della Provincia di Belluno e del Comune di Longarone.

Entrambi hanno manifestato la propria contrarietà alla centralina, ma quando si è trattato di passare dalle parole ai fatti non hanno avuto nemmeno il coraggio di presentare un ricorso.
Hanno lasciato sola l’Associazione dei Superstiti del Vajont, alla quale va tutta la nostra gratitudine, perché ancora una volta è stata l’unica ad assumersi fino in fondo la responsabilità di difendere la memoria di quei luoghi.

E poi ci sono la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Erto e Casso, protagonisti di una scelta che giudichiamo semplicemente incommentabile. Con la complicità e l’inerzia delle istituzioni venete, hanno deciso di svendere la memoria collettiva per un pugno di dollari.
È difficile immaginare una contraddizione più stridente di questa. Oggi assisteremo all’ennesima parata retorica. Ascolteremo, dai pulpiti delle commemorazioni ufficiali, solenni richiami al dovere della memoria, pronunciati anche da chi, quando ha avuto la possibilità di difenderla concretamente, ha preferito voltarsi dall’altra parte.

Non possiamo più accettare questa ipocrisia.

Viviamo in un territorio nel quale troppo spesso le istituzioni dichiarano una cosa per ragioni di consenso e poi ne fanno un’altra per convenienza, per quieto vivere o semplicemente per mancanza di coraggio. Sul Vajont, però, tutto questo assume una gravità ancora maggiore.
Perché qui non si tratta soltanto di una scelta amministrativa sbagliata. Si tratta del rispetto dovuto alle vittime, ai superstiti e a una comunità che ha già pagato un prezzo incalcolabile.
E a chi, come l’ex sindaco di Feltre ed ex presidente di Veneto Acque, il leghista Vaccari, nei giorni scorsi ha richiamato genericamente la politica alle proprie responsabilità, vogliamo rispondere con chiarezza: **il problema non è una generica responsabilità della politica. Il problema sono le scelte precise, le omissioni e le contraddizioni di quella parte politica che
oggi governa queste istituzioni e che lo stesso Vaccari rappresenta. Non si possono distribuire indistintamente le responsabilità per evitare di riconoscere quelle di chi aveva il potere di agire e ha scelto di non farlo.
La memoria non è uno slogan. Non è una corona di fiori, non è un discorso pronunciato una volta all’anno, non è una fotografia davanti a un monumento. La memoria è una responsabilità che si esercita ogni giorno, soprattutto attraverso le scelte che si compiono.
Noi continueremo a contrastare in tutte le sedi questa operazione di speculazione economica sulla memoria del Vajont, insieme a quanti credono che l’acqua e il territorio non possano essere considerati soltanto occasioni di profitto.
È la stessa convinzione che anima la nostra battaglia per una gestione pubblica e territoriale delle risorse idroelettriche, per restituire alle comunità il diritto di decidere sul futuro della propria acqua.
Il Vajont non merita altra retorica. Merita rispetto, coerenza e coraggio. E soprattutto merita che alle parole seguano finalmente i fatti.