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Belluno. Piano degli Interventi o dei metri cubi? L’opposizione affonda la variante: “Solo cemento e richieste dei privati”

Le forze dell’opposizione hanno convintamente votato contro l’adozione della variante al piano degli interventi in occasione del consiglio comunale del 30 settembre 3026.

A dispetto di quanto dichiarato dal Sindaco alla stampa ed in consiglio quanto ad una presunta progettualità per il futuro, fatta di rigenerazione e rinuncia a nuovo cemento, quanto approvato racconta una realtà assai diversa.
Alla necessità di una visione strategica si è sostituita una striminzita operazione di gestione dell’edilizia su richiesta (per quanto legittima) del privato.
Alla logica della partecipazione che è prospettata dalle norme (e che ben poteva coinvolgere le neonate frazioni) si è sostituita quella della richiesta singola.

Non è esatto che il piano liberi suolo (e soprattutto così non è nella sostanza) poichè gli ettari che si dicono restituiti sono solo cancellazione sulla carta di vecchie previsioni del PRG mai nate, ma non -per esempio- aree verdi che vedremo tornare.
Così la Giunta autorizza consumo reale di nuovo suolo agricolo ed altrettanto reale di zone f e quindi nuovo cemento.
La proclamata sovrabbondanza di standard non risolve in realtà i problemi presenti in alcuni quartieri e frazioni, poiché è evidente che la verifica va fatta non genericamente su tutto il territorio comunale ma zona per zona.
Tuttavia con la scusa della sovrabbondanza degli standard si sbloccano le monetizzazioni degli stessi nei singoli quartieri che magari già sono in sofferenza ed a nulla sono valsi gli emendamenti presentati per mitigare, almeno, questo effetto.
La stessa modifica dell’area di fronte all’ospedale che diventa edificabile con un indice di 1,80 mc/mq (sottraendo una porzione di territorio allo standard f) e che dal sindaco è stata presentata come social housing è una trasformazione urbanistica che intanto porta nuova cementificazione, ma i cui contorni sono tutti da definire.

Non abbiamo visto alcuna strategia quanto al cambiamento climatico (ma nemmeno la disponibilità a mettere nero su bianco la necessità dell’uso dei materiali drenanti ed anti calore in una serie di interventi), del resto se si ritiene non provato che esso dipenda in buona misura dall’uomo le conseguenze sono chiare.
Se il Documento Preliminare citava il riassetto delle zone produttive di Levego, Piai di Salce, Boscon e Veneggia; le nuove proposte abitative per il centro e la città moderna; il rilancio del Nevegal, l’integrazione con il PUMS e le ciclabili, come i grandi nodi che l’amministrazione intendeva sciogliere, con il piano non si fa altro che registrare le istanze individuali, parcellizzando e dunque eludendo questi temi, come quello complessivo della viabilità.
In conclusione il piano vede il Comune come semplice spettatore soprattutto per le aree e sui temi più importanti e delicati della città.

Non solo dunque il piano non poteva essere condiviso, ma è urgente che esso venga ripreso in mano da una nuova amministrazione che abbia nuova visione.

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