HomeLettere OpinioniI residenti di via Feltre: ma quali?

I residenti di via Feltre: ma quali?

Belluno, 2 settembre 2026

Da ventennale residente di via Feltre, seguo da mesi con crescente rammarico la vicenda della riqualificazione della strada e, in particolare, il modo in cui viene raccontata da un quotidiano cartaceo locale.
Leggendo diversi articoli, ho avuto sempre più spesso l’impressione che, anziché contribuire a fare chiarezza, si aggiunga confusione a una vicenda già sufficientemente complicata.

Faccio riferimento, in questo caso, all’articolo del 26 agosto scorso che parla di “residenti infuriati”, seguito il giorno dopo da un nuovo articolo con la pronta risposta del Sindaco.
Per parlare dei “residenti infuriati” si riportano le parole di un signore, che ‐ da quanto si evince dall’articolo — lavora in via Feltre ma non vi risiede.
Un ottimo punto di partenza per raccontare il punto di vista dei residenti…
L’articolo parla inoltre di sicurezza, dimenticando che la normativa in materia individua con chiarezza i soggetti responsabili: non sono i tigli, non è il TAR e non è Italia Nostra, che al TAR ha fatto ricorso.

Da mesi,inoltre, sempre lo stesso quotidiano racconta i “residenti di via Feltre” come se fossero un’entità unica, compatta e sostanzialmente favorevole alle soluzioni progettuali adottate.
Peccato che i residenti non siano un’entità unica, se non per il desiderio di vedere attuato qualche intervento di manutenzione dopo troppi anni di incuria.
Nei confronti di questo progetto, esistono residenti favorevoli e residenti contrari. Esistono residenti che contestano alcune parti e ne condividono altre.
Molti avrebbero voluto che fosse stato presentato loro e discusso nel merito, anziché essere prima blindato e poi raccontato attraverso una contrapposizione artefatta tra sicurezza e tigli, utile solo per screditare sul nascere qualunque osservazione non allineata.

La parte dei residenti critica nei confronti del progetto è stata invece sistematicamente rappresentata come minoritaria, disinteressata alla sicurezza e animata da un’insensata preferenza per gli alberi rispetto alle persone.
Mi permetto allora una domanda molto semplice:
li avete cercati, questi residenti? Li avete ascoltati? Li avete contati?
Perché dal tono e dal contenuto di alcuni vostri articoli, francamente, non sembra.

E sarebbe interessante capire anche quanti dei residenti contrari siano stati effettivamente interpellati prima di stabilire che sono “pochi”.

Ancora più interessante sarebbe capire perché, nel raccontare questa vicenda, manchino così spesso le domande che verrebbero spontanee a chiunque, come ad esempio:
Non sarà che la totale mancanza di comunicazione e di confronto con i residenti, fin dall’inizio, abbia contribuito a creare l’attuale situazione di contrapposizione e di stallo?
Non sarà che un intervento di questa portata, destinato a cambiare profondamente una delle principali vie della città, avrebbe meritato di essere presentato per tempo a chi quella via la abita e la vive ogni giorno?
E no, non mi riferisco soltanto agli esercenti.
Non sarà che, se oggi esistono problemi di sicurezza legati a un cantiere, sarebbe opportuno chiedere conto a committenti, esecutori e amministrazione, invece di trasformare la questione in un referendum pro o contro gli alberi?
Non sarà che le critiche al progetto non provengono soltanto da ambientalisti irriducibili, ma anche da professionisti e persone che si occupano di progettazione dello spazio pubblico e ne contestano l’impostazione?

E poi ci sono gli alberi.
Perché non chiedere, semplicemente, come mai in viale Fantuzzi si preveda di mettere a dimora tigli già adulti — evidentemente confidando che non danneggino i sottoservizi finora risparmiati dagli ippocastani — mentre in via Feltre si abbattono filari di tigli adulti per sostituirli con alberelli?
Perché non chiedere come mai, secondo il progetto, un intero lato della via non sarà nuovamente alberato, al contrario di quanto continua a dichiarare il Sindaco?
La spiegazione dell'”ombra dei condomini” è davvero sufficiente?
Avete provato a verificare personalmente questa teoria?
Siete mai venuti a “passeggiare all’ombra dei condomini” in un qualunque pomeriggio torrido di questa estate per verificare che il sole in realtà si muove?

Il giornalismo dovrebbe fare esattamente ciò che un cittadino non sempre riesce a fare: mettere insieme i pezzi, verificare le versioni, fare domande, cercare contraddizioni, dare voce alle diverse posizioni.
Invece, in questa vicenda, troppo spesso ho avuto la sensazione opposta: che i pezzi del puzzle vengano confusi e mescolati, lasciando poi ai cittadini interessati l’onere di ricostruire da soli il quadro complessivo, e di informare chi magari questo onere non ha il tempo di prenderselo.

La richiesta è molto semplice: fate le domande. A tutti. Soprattutto quelle scomode, quelle che mettono in discussione il racconto più facile.
Sarebbe un ottimo servizio per i lettori.
E, forse, anche per via Feltre.

Lettera firmata – Belluno