L’iniziativa del centrosinistra bellunese di raccolta firme per una proposta di iniziativa popolare per la gestione diretta dell’acqua contiene delle evidenti positività, ma racchiude, al contempo, alcune criticità che rischiano di svilirne il progetto alle basi. Soprattutto perché sembra dimenticarsi del ruolo che l’acqua ha avuto nello spazio e nel tempo nell’evoluzione di questo territorio e altrove.
A riguardo reputo opportuna una breve riflessione.
L’acqua è un composto indispensabile ed insostituibile per l’insieme delle espressioni vitali di questo pianeta. Nonostante i tantissimi suoi utilizzi che abbiamo saputo ideare nel corso dei secoli è evidente tutta una serie di funzioni primarie svolte dall’H2O in questo ecosistema, e non solo per quanto riguarda vita vegetale ed animale, ma anche perché essa nel corso dei millenni ha sostanzialmente “realizzato” terre e paesaggi condizionando, se non permettendo, l’evolversi della realtà e della storia.
Da questa doppia affermazione (che credo possa essere condivisa da tutti) ne consegue che diventa impossibile pensare ed agire riguardo ad essa con gli stessi metodi che si utilizzano per beni e risorse. Sentire poi parlare di ristori, profitti ed utili (pur se pubblici) fa venire i brividi anche in questa calda estate. Accettare questa logica, infatti, si tradurrà in una semplice
“quantificazione del danno” per cui si sarà disponibili ad oltraggiare storia e memoria con tanto di vilipendio dei cadaveri del Vaiont per trenta denari in più, rendendo politicamente e socialmente accettabile la monetizzazione della sete e la violenza perpetrata nei confronti del fiume Sacro alla Patria, dei suoi affluenti e di tutti i corsi d’acqua per i quali, invece, dovremmo lottare per il passaggio da oggetto di condizionamento (tubi, dighe, vasche di accumulo, bacini di laminazione) a soggetto di diritto. Se il vero valore dell’acqua risiede nel suo autonomo muoversi ad essa va riconosciuto un effettivo diritto di cittadinanza, uno status giuridico da riconoscere finanche in Costituzione che permetta di porre e conservare sullo stesso piano libertà di movimento, necessità biologiche, prelievo, utilizzo e corretta restituzione in una mediazione di diritti veri e strettamente interconnessi.
Ci sono visioni di sistema e sistemi di cavarsela che impediscono qualunque passo possibile verso un progressivo ampliamento dell’idea di diritto naturale reso sempre più necessario dalle evidenze quotidiane. Copiare ciò che l’H2O ha scelto per sé stessa sembra essere l’unica strada percorribile, riprodurre il più possibile quella mutevole ed elastica perfezione che l’acqua ha saputo realizzare nei millenni con il ruolo di entità, attraverso la quale il tutto si relaziona al tutto,
l’obiettivo a cui tendere.
Ricordiamoci bene le parole del sig. Jefferson: o ci salviamo tutti assieme o affonderemo singolarmente.
La cooperazione non è una scelta morale, ma una necessità di sopravvivenza.
Max Fiabane



