Nel mese di agosto 2026, in seguito all’apertura delle quattro Case di Comunità (CdC) all’interno dell’ULSS 1 Dolomiti, il Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute – Giù le mani dalla sanità bellunese ha effettuato un primo “check-up” approfondito sui servizi erogati. L’obiettivo dell’iniziativa non è stato quello di emettere giudizi affrettati, bensì di valutare lo stato di avanzamento dei lavori, comprendere i cambiamenti reali in atto nel territorio e verificare se la rotta intrapresa sia quella giusta per migliorare l’assistenza socio-sanitaria dei cittadini al di fuori degli ospedali.
Il contesto normativo e la sfida del PNRR
Le Case di Comunità, introdotte dal Decreto del 23 maggio 2023 n. 77, attuano la Missione 6 – Salute del PNRR, focalizzata sulle reti di prossimità, le strutture intermedie e la telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Dal punto di vista strutturale e organizzativo, esse si dividono in:
Case di Comunità HUB: previste una ogni 40-50.000 abitanti (quattro in totale nell’ULSS 1 Dolomiti).
Case di Comunità SPOKE: dislocate in base alle specifiche caratteristiche territoriali (attualmente individuate a Canale d’Agordo e Caprile).
Se la prima fase del PNRR si è concentrata sulla creazione della nuova rete e delle sedi fisiche, la seconda fase — decisamente più complessa — consiste nel trasformare gli edifici in servizi concreti per i cittadini. A ciò si aggiunge una criticità non prevista dal piano: reperire e mantenere risorse professionali adeguate in un periodo di grave carenza di personale, garantendo al contempo che l’intera offerta resti rigorosamente pubblica per assicurare equità e accesso universale.
La situazione delle sedi HUB in provincia
Le quattro sedi HUB visitate dal Comitato sono attualmente operative, sebbene ad agosto 2026 presentino un livello di attivazione dei servizi ancora disomogeneo. Le sedi presentano differenti configurazioni logistiche:
Feltre e Pieve di Cadore: collocate al di fuori del perimetro ospedaliero mediante la ristrutturazione di edifici esistenti. In particolare a Pieve di Cadore si è registrato un forte entusiasmo per la costruzione di servizi vicini alle terre alte, storicamente penalizzate da percezioni di perifericità.
Belluno: situata in un palazzo di nuova costruzione, collocato all’estremità sud e interno all’area ospedaliera.
Agordo: ricavata dalla ristrutturazione di un’ala dell’ospedale unico. Questa scelta la rende l’unica CdC a non favorire pienamente la de-ospedalizzazione, rimanendo strettamente legata concettualmente al presidio per acuti.
Cos’è una Casa di Comunità? È un punto di accesso ambulatoriale aperto per visite e assistenza primaria, pensato per alleggerire i Pronto Soccorso e gestire la cronicità. Si distingue dall’Ospedale di Comunità, che è invece una struttura di ricovero temporaneo h24 a bassa intensità clinica.
Criticità emerse e aree di miglioramento
Dalle visite e dall’analisi della Carta dei Servizi, il Comitato ha evidenziato diverse problematiche operative che richiedono interventi rapidi:
Accessibilità e Orientamento
Problematica rilevata: Difficoltà nel trovare gli edifici o i reparti corretti all’interno dei poli, barriera critica per anziani e fragili.
Obiettivo di miglioramento: Segnaletica chiara e punti informativi dedicati.
Comunicazione al Pubblico
Problematica rilevata: Informazioni frammentate sui servizi realmente attivi e sulle modalità di accesso.
Obiettivo di miglioramento: Campagne informative trasparenti e turni riconoscibili per l’accesso diretto.
Presa in carico
Problematica rilevata: Percorsi dedicati ai malati cronici ancora in fase di costruzione.
Obiettivo di miglioramento: Definizione di protocolli strutturati e integrazione con le COT (Centrali Operative Territoriali).
Personale e MMG
Problematica rilevata: Carenza di medici di medicina generale e pediatri; copertura oraria parziale rispetto ai bandi.
Obiettivo di miglioramento: Reclutamento attivo e coinvolgimento di medici in pensione, tutelando le aree isolate.
Il ruolo del 116117 e dei Medici di Famiglia
Il servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) fa capo alle Case di Comunità h24, 7 giorni su 7, ed è collegato al numero europeo non urgente 116117 (con sede a Mestre, mentre per le emergenze resta attivo il 118). I medici di continuità gestiscono territori vastissimi (ad esempio, la sede di Feltre copre da Setteville alla Stanga), evidenziando nel tempo una riduzione dei presidi territoriali diffusi.
Per quanto riguarda i Medici di Medicina Generale (richiesti per almeno 4 ore sulle 6 previste dagli accordi), l’ultimo bando scaduto il 18 agosto punta a costruire elenchi di disponibilità estesi anche ai medici in pensione. Tuttavia, l’integrazione dei medici di famiglia nelle CdC incontra ostacoli legati alla complessa orografia del territorio bellunese e alla presenza di numerosi abitanti isolati.
Le domande chiave del Comitato Feltrino: Il monitoraggio continuerà ponendo cinque interrogativi fondamentali all’ULSS 1: Chi c’è ogni giorno? Quali servizi riceve concretamente un cittadino? Chi coordina il percorso di cura? Come viene condiviso il flusso informativo tra medici, specialisti e ospedale? Quali risultati di salute vengono misurati?
Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute – Giù le mani dalla sanità bellunese
Sede: Feltre, Via Monte Cima 1 — Telefono: 388 6390112
Il monitoraggio civico prosegue per garantire che le Case di Comunità non restino contenitori vuoti, ma diventino presidi reali di salute pubblica.





