HomeArte, Cultura, Spettacoli, ScienzaOltre la "sbobba" del passato: la musica secondo Antonio Fiabane

Oltre la “sbobba” del passato: la musica secondo Antonio Fiabane

Senza peli sulla lingua, con lo sguardo rivolto a Belluno ma con la sapienza di chi ha masticato i palcoscenici e gli studi di registrazione di tutta Italia. Antonio Fiabane, musicista, compositore e firma dietro successi che hanno segnato decenni della nostra discografia, non è uomo da facili nostalgie. In questa intervista, Fiabane smonta alcuni miti della critica musicale e ci regala una visione della musica che guarda dritta al domani, senza troppi inchini al passato.

Antonio, iniziamo dal suo rapporto con il “mito” della musica d’altri tempi. Spesso si sente dire che il meglio sia già stato scritto. Lei come risponde?

“La teoria secondo cui le cose migliori siano già state fatte in un Eden remoto mi evoca soltanto i discorsi degli adulti che ci perseguitavano quando eravamo giovani e provavamo a creare qualcosa. È una retorica stanca, da Matusalemme, che serve solo a chi vorrebbe convincerci che la loro “sbobba” sia migliore della nostra. Io non ci sto”.

Lei è molto critico, anche verso la centralità assoluta della canzone tradizionale. Perché dice che è sopravvalutata?

“Perché nel momento in cui sono state escogitate forme più efficaci di espressione – penso alla centralità del suono puro, dei marchingegni moderni, di tutto ciò che caratterizza la musica di questo inizio millennio – la canzone in senso classico è passata in secondo piano. È diventata quasi un complemento d’arredo, poco più che tappezzeria”.

Il riferimento è anche alla diatriba sull’autotune? Quel software di elaborazione audio creato nel 1997 da Antares Audio Technologies che corregge in tempo reale le note stonate dei cantanti?

“Esattamente. La levata di scudi di certi illustri rappresentanti della musica italiana contro l’autotune è arrivata fuori tempo massimo. È un gioco cinico: non si denuncia mai una stortura un minuto prima che cessino le royalties. È un indignarsi sospetto, che trovo fuori luogo. Certo, alcuni testi di oggi mi lasciano più sbigottito che stupito, ma preferisco guardare altrove”.

Verso chi, ad esempio?

“Mi diverte molto Anna Pepe, così come la prima Madame. Il modo in cui sospendono le metriche, il modo in cui fanno risuonare parole apparentemente distanti tra loro… lo trovo sorprendente”.

La sua carriera è un ponte tra diverse ere discografiche: ha lavorato con Stragà, ha firmato musical, collaborato a Sanremo e lavorato al valore letterario di dischi come Cambogia dei Bastard Sons of Dioniso. Se oggi un giovane le chiedesse un consiglio, cosa gli direbbe?

“Gli direi di leggere molto, innanzitutto. E poi, nel comporre, di avere il coraggio di cancellare la prima e la seconda idea che gli passano per la testa. Bisogna puntare dalla terza in avanti, scegliendo l’ultima. Suggerirei di sfruttare YouTube: c’è tutta la musica del mondo, gratis e con un’ottima resa sonora. E soprattutto, ricordarsi che Mogol ha scritto la storia della canzone italiana senza saper suonare uno strumento. Se proprio si vuole guardare a un modello, meglio puntare in alto: prendiamo Azzurro. Ha sessant’anni, più o meno come me, e il testo di Vito Pallavicini ti parla ancora all’orecchio con una freschezza disarmante”.

Antonio Fiabane (Foto: Lorenzo Savoini)

Antonio Fiabane

Nato a Vezzano, nella seconda metà degli anni ottanta a Milano prova con la musica.
Scrive per Stragà “L’astronauta” e per lo stesso artista compone con lo scrittore Marco Franzoso buona parte di “Click here” (Sony-Studio Lead 2001). Nell’estate 2002 firma il brano vincitore del “Disco per l’Estate”, assieme a Sergio Cossu compone il musical di Gardaland “Angeli sul ghiaccio”. Traduce e adatta per Polygram Olanda canzoni per bambini. Nel 2010 collabora alla produzione dell’artista Anansi (Sanremo 2011).
In tempi più recenti la sua firma compare nella discografia di Caterina Cropelli e Bastard Sons of Dioniso: “Sulla cresta dell’ombra” del gruppo rock trentino è nella compilation di Amnesty che si aggiudica nel 2018 la Targa Tenco, l’album “Cambogia” si merita la menzione speciale del premio Lunezia per il suo valore musical-letterario. Con Mario Mittelmann cura la rubrica “I sillabari italiani” su Siena Post.