Ferragosto 431
A Belluno siamo stati invitati a misurare il consumo dell’acqua
In Europa numerosi reattori nucleari sono stati bloccati o costretti ad un funzionamento ridotto per problematiche legate all’acqua degli impianti termoelettrici e nucleari. Per due motivi: volume insufficiente o temperatura elevata dell’acqua (quando supera i 25°C)
I reattori interessati sono numerosi e riguardano le centrali di Cernavoda in Romania; di Paks in Ungheria; di EDF in Francia e di Beznau in Svizzera. I fiumi sono Danubio, Rodano, Garonna, Loira, e Aare
Ormai il termine “canicola” è superato dai fatti. Le temperature estive che ci accompagnavano soltanto quando il sole aveva oltrepassato le costellazioni del Cane maggiore e del Cane minore, nelle quali brilla fortemente Sirio, ora le dobbiamo registrare anche in primavera e in autunno, con tutte le innumerevoli conseguenze.
La gente seguita a credere nella informazione prevalente e a considerarlo un fenomeno molto seccante ma passeggero, come quelli che compaiono ciclicamente, per motivi naturali. Dei fiumi in secca e dei reattori nucleari che non possono funzionare non si parla sui giornali; non ne ho sentito parlare nei giornali radio.
La Scienza invece ha dati chiarissimi per sostenere con certezza quali siano i fattori causali da almeno 130 anni. E cioè il principio fisico per cui la molecola di CO2 assorbe e riemette la radiazione infrarossa termica è noto e verificato sperimentale fin dalla metà del XIX secolo (esperimenti di John Tyndall e modelli di Svante Arrhenius).
Dalla I.A. tra gli scienziati che si occupano attivamente di fisica dell’atmosfera, climatologia e scienze della Terra, la percentuale di coloro che non attribuiscono un ruolo determinante all’aumento della concentrazione di CO2 sul clima attuale è inferiore all’1% (con stime analitiche sulle pubblicazioni scientifiche peer-reviewed che indicano un consenso compreso tra il 97% e oltre il 99,9%).
I fisici o gli scienziati di altre discipline che esprimono scetticismo sull’impatto della CO2 o ne ridimensionano l’importanza rappresentano una frazione estremamente ridotta sul totale della comunità scientifica globale. Tra le figure note vi sono William Happer e Richard Lindzen, Antonino Zichichi, Franco Prodi e Franco Battaglia.
Tuttavia, tali posizioni rimangono circoscritte a opinioni individuali o documenti divulgativi: quando si analizza la letteratura scientifica sottoposta a revisione dei pari (peer-review), le ricerche che negano il ruolo della CO2 sono nell’ordine di poche decine su quasi 90.000 studi esaminati nelle più recenti meta-analisi.
Il presidente Trump su questo argomento non ci delude: non ama parlare sul cambiamento climatico; il suo interesse è il petrolio, che vorrebbe gestire a livello mondiale e che è sempre stato il primo interesse dell’economia americana. Per questo ha avviato la dismissione di oltre 900 strumenti e sensori scientifici subacquei eliminando i dati continui sugli ecosistemi marini che possono creare un allarme climatico, contro le energie fossili. Per questo il livello dell’informazione e della autonomia dei Paesi della Nato è molto basso.
Il vero elemento di allarme è stato identificato nella COP di Parigi del 2015 quando i Paesi del mondo hanno firmato un accordo mantenere l’aumento della temperatura media globale limitata a 1,5°C che abbiamo già raggiunto quest’anno.
Con aumento superiore si apre il baratro dello scioglimento del permafrost che potrebbe liberare una quantità di CO2 doppia di quella attualmente presente nella atmosfera e cioè portare la nostra atmosfera a circa 1200 ppm. di CO2. Diventando in tal modo simile a Venere!
Il dominio della politica e dell’economia sull’impiego dei combustibili fossili ripete, in una scala molto maggiore, la gestione del Covid: il mercato mondiale nel suo complesso, come quello dei farmaci, dipende dal dominio americano e dalle stesse élites.
Dr. Filiberto Dal Molin



