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La Squadra mobile di Belluno arresta 4 uomini per una truffa col metodo del “finto carabiniere”

Belluno, 13/08/2026 – Un copione purtroppo noto, ma questa volta interrotto dalla prontezza della Squadra Mobile di Belluno. Quattro uomini, originari della provincia di Bari, sono stati arrestati con l’accusa di truffa aggravata ai danni di un anziano di 87 anni residente a Ponte nelle Alpi.

La dinamica rispecchia il “canonico” metodo utilizzato dai malviventi per carpire la fiducia delle vittime più fragili. Il piano è scattato lo scorso 10 agosto con una telefonata: un sedicente carabiniere ha contattato l’anziano, prospettandogli un’emergenza giudiziaria che coinvolgeva lui o un suo stretto congiunto.

La strategia dei truffatori è stata capillare e spietata: una pioggia incessante di chiamate, sia sull’utenza fissa che sul cellulare, per isolare la vittima, impedendole di contattare familiari o forze dell’ordine. Il pretesto per il furto è stato la scusa di una targa clonata, presumibilmente coinvolta in una rapina. Per “mettersi al sicuro”, il finto militare ha convinto il pensionato a consegnare i gioielli di valore presenti in casa. Il malvivente si è presentato all’abitazione in due diverse occasioni, riuscendo a sottrarre monili di grande valore economico e affettivo, autentici gioielli di famiglia.

Il blitz dei truffatori è stato però scoperto grazie all’attenzione degli investigatori della Squadra Mobile, che hanno individuato e fermato in località Cadola l’auto utilizzata dal gruppo. A bordo vi erano quattro uomini (tre trentenni e un classe ’77), di cui tre con precedenti penali.

Le risposte evasive e contraddittorie fornite dai soggetti, che hanno tentato di giustificare la propria presenza nel Bellunese parlando di una “gita”, hanno subito insospettito i poliziotti. Un primo controllo ha portato al rinvenimento di una bustina con alcuni monili all’interno di un borsello. Tuttavia, è stata la successiva perquisizione veicolare a rivelare l’intera portata del bottino: ben 400 grammi di oro erano stati abilmente occultati dietro il vano porta fusibili, avvolti in un foulard.

Dalla ricostruzione degli spostamenti, è emerso che il gruppo era partito dal Barese, facendo tappa in un hotel a Marghera per tentare di depistare le indagini. L’analisi del “telefono citofono” – il dispositivo utilizzato dai complici per coordinare a distanza chi agiva materialmente sul posto – ha permesso agli agenti di risalire all’abitazione dell’anziano, trovato ancora con la cornetta del telefono occupata e convinto, inizialmente, che i poliziotti fossero i carabinieri che lo avevano chiamato.

Dopo l’arresto, disposto dal Pubblico Ministero, i quattro sono stati condotti nel carcere di Baldenich. In sede di udienza di convalida, è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. A carico dei quattro sarà inoltre emesso il foglio di via obbligatorio dal Comune di Belluno.