Venezia, 08/08/2026 – «Anni fa, parlando del futuro del Comelico, dissi che la montagna non aveva bisogno di un amministratore di sostegno. Oggi, alla luce di quanto sta accadendo sul collegamento sciistico tra Comelico e Pusteria, credo sia necessario andare oltre quella riflessione e porci una domanda molto semplice: che significato diamo davvero alla parola autonomia?».
Lo afferma Silvia Calligaro, Consigliere regionale del Veneto, intervenendo sul futuro del progetto di collegamento sciistico del Comelico, dopo la decisione del Consiglio di Stato di disporre un ulteriore approfondimento tecnico sulla pianificazione urbanistica e sulla valutazione ambientale, lasciando quindi aperto il procedimento.
«Parliamo continuamente di autonomia, specificità e politiche per la montagna. Ma l’autonomia, prima ancora di essere una norma, dovrebbe significare capacità di assumersi la responsabilità delle scelte che riguardano il proprio territorio. In Comelico c’è una comunità che da anni attende un collegamento capace di offrire uno sbocco turistico alla valle e di connetterla con un territorio confinante, quello della Provincia autonoma di Bolzano, nel quale gli impianti e i collegamenti sciistici rappresentano da tempo una componente essenziale dell’economia».
Per Calligaro il tema va ben oltre la realizzazione di un impianto.
«Non possiamo parlare di contrasto allo spopolamento, di politiche per le Terre Alte e di sostegno alle comunità montane e poi rendere estremamente complesso ogni progetto che possa creare autonomamente economia, occupazione e prospettive. La montagna non chiede di vivere di sussidi o di un’economia di sussistenza. Chiede di essere messa nelle condizioni di produrre, lavorare e costruire il proprio futuro».
«Un collegamento turistico significa presenze, lavoro, attività economiche e possibilità per un giovane di scegliere di rimanere. E sottolineo scegliere: perché vivere in montagna deve essere una possibilità, non una condanna dettata dall’assenza di alternative. È questa, per me, la differenza tra vivere e sopravvivere».
Calligaro rivendica quindi la capacità delle comunità locali di coniugare sviluppo e tutela ambientale.
«Trovo profondamente sbagliata l’idea secondo cui chi vive in montagna debba continuamente dimostrare di volerla proteggere. È casa nostra. La conosciamo, la amiamo e siamo i primi a non volerla deturpare, proprio perché qui viviamo e vogliamo continuare a farlo. Ma tutelare un territorio non significa immobilizzarlo. Un territorio abitato è anche un territorio curato, presidiato e più sicuro sotto il profilo idrogeologico».
Da qui anche una riflessione sul diverso approccio allo sviluppo tra territori confinanti.
«È difficile non domandarsi cosa sarebbe accaduto se un progetto analogo fosse stato presentato poche centinaia di metri più in là, in un territorio dove i collegamenti sciistici sono considerati parte integrante dello sviluppo e vengono promossi come elementi di attrattività turistica. Non può esistere una montagna nella quale lo sviluppo è un valore e, appena oltre un confine amministrativo, una montagna nella quale ogni prospettiva deve essere guardata innanzitutto con sospetto».
«Il rispetto delle norme e delle valutazioni ambientali è imprescindibile e nessuno intende metterlo in discussione. Ma altrettanto imprescindibile deve essere il rispetto per le comunità che quei luoghi li abitano tutto l’anno e che devono poter avere voce nel decidere quale futuro costruire».
«Se crediamo davvero nell’autonomia – conclude Calligaro – dobbiamo avere anche il coraggio di fidarci dei territori. Noi non chiediamo un amministratore di sostegno e non chiediamo assistenzialismo. Chiediamo la possibilità di decidere responsabilmente a casa nostra, di creare opportunità e di vivere pienamente la montagna che abbiamo scelto come casa. Perché la montagna deve poter vivere, non semplicemente sopravvivere».



