Un’industria divisa tra difficoltà strutturali e contrattazione d’eccellenza. La mappatura della Fiom Cgil del Veneto fotografa oltre 80 situazioni di crisi che coinvolgono 9.000 lavoratori. Tra i casi simbolo nel Bellunese c’è lo stabilimento feltrino.
Il panorama manifatturiero regionale si muove a due velocità. Da un lato la contrazione degli ordini, le difficoltà legate alla domanda europea e alla competizione internazionale mettono a rischio migliaia di posti di lavoro; dall’altro, una vivace contrattazione aziendale di secondo livello continua a produrre importanti aumenti salariali e nuovi diritti. È questa la fotografia scattata dalla Fiom Cgil del Veneto, che ha mappato oltre 80 situazioni aziendali di crisi o difficoltà, per un totale di oltre 9.000 lavoratrici e lavoratori coinvolti.
La crisi non è omogenea: i riflettori sulla Hydro di Feltre
La crisi industriale non risparmia nessun territorio del Nord-Est. Tra i casi più significativi e complessi evidenziati dal sindacato figurano la AGCO nel vicentino, la FDF nel veronese, l’Agritalia a Rovigo, la Speedline nel veneziano, la Inglass a Treviso, la Aluminium Die Casting a Padova e, nel bellunese, la Hydro di Feltre, realtà in cui i lavoratori stanno subendo pesantemente il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Situazioni che, sommate ai grandi dossier regionali come quello di Electrolux, delineano un tessuto industriale in sofferenza. Come sottolinea Antonio Silvestri, segretario generale della Fiom del Veneto, non siamo di fronte a una crisi puramente congiunturale, ma a problemi strutturali irrisolti da anni: “La frammentazione e la fragilità delle filiere produttive, il nanismo industriale, gli insufficienti investimenti in ricerca e la dipendenza da decisioni assunte da multinazionali che hanno altrove i propri centri decisionali, uniti al costo dell’energia, stanno rendendo vulnerabile il nostro sistema”.
Da qui la richiesta urgente di politiche industriali mirate, sia a livello nazionale che regionale, capaci di tutelare le produzioni strategiche e di accompagnare le transizioni tecnologiche ed energetiche, evitando di limitarsi alla mera gestione degli ammortizzatori sociali.
L’altra faccia della medaglia: la contrattazione e la difesa dei diritti
Nonostante il quadro critico, la metalmeccanica veneta mostra anche un volto dinamico e fortemente orientato alla tutela del salario attraverso la contrattazione aziendale. Nei luoghi di lavoro in cui la Fiom è attiva si registrano accordi di alto valore, con premi di risultato consistenti (che arrivano fino a 5.000 euro alla Stam, 3.600 euro alla Carel o 3.400 euro all’Alfa Laval) e importanti miglioramenti in termini di welfare, permessi per la genitorialità, flessibilità e conciliazione tra vita e lavoro.
Il messaggio del sindacato è netto: “Non permetteremo che le crisi industriali vengano utilizzate come alibi per comprimere salari e diritti. La buona contrattazione aziendale dimostra che competitività e diritti non sono in contraddizione”, conclude Silvestri, ribadendo l’impegno della Fiom su un doppio binario: difendere ogni posto di lavoro — a partire dalle vertenze territoriali aperte come quella della Hydro di Feltre — e continuare a conquistare salario e tutele.



