Belluno, 30 luglio 2026 – Sul grido d’allarme lanciato da una nostra lettrice, interviene anche il segretario del PD di Belluno, Davide Noro, che fotografa con lucidità impietosa una realtà che le famiglie bellunesi denunciano ormai da tre anni: il sistema del trasporto pubblico locale è al collasso. Gli ultimi aumenti annunciati da Dolomitibus non rappresentano soltanto un aggravio economico insostenibile in un momento storico segnato dall’inflazione e dal carovita, ma sanciscono il fallimento politico di una gestione che ha smarrito la propria funzione sociale.
La parabola discendente: dal servizio urbano a “Trillo”
La crisi odierna non nasce dal nulla. Già la scorsa estate, la mobilitazione dei cittadini di Bolzano Bellunese e Tisoi — che avevano raccolto oltre mille firme — aveva portato alla luce un’amara verità: nel capoluogo, il trasporto pubblico urbano di fatto non esiste più.
La svolta (in negativo) è coincisa con l’introduzione di Trillo, il servizio a chiamata. Una formula che, ironia della sorte, si sovrappone temporalmente all’inizio degli utili milionari registrati da Dolomitibus. Come insegna la storia della mobilità locale (già emersa con la sperimentazione del ProntoBus nei primi anni Duemila), il sistema a chiamata dovrebbe rappresentare un’integrazione flessibile alle corse tradizionali, non certo un ibrido sostitutivo pensato per tagliare i costi sulla pelle dell’utenza.
Il cortocircuito istituzionale: Provincia e Comune immobili
Di fronte a questo scenario, le responsabilità politiche ed istituzionali appaiono evidenti e gravissime:
Il ruolo della Provincia: ridotto a una gestione ai limiti dell’imbarazzante. L’ente provinciale veste i panni del socio pubblico che incassa gli utili per poi rigirarli a copertura dei rincari stabiliti dalla stessa azienda che quei profitti li ha generati, in un circolo vizioso autoreferenziale.
Il Comune di Belluno: l’Amministrazione guidata dal sindaco Oscar De Pellegrin si trincera dietro una colpevole assenza, accontentandosi di sventolare i dati parziali forniti da Dolomitibus e ignorando la quotidianità reale dei cittadini.
Belluno Futura: il trasporto pubblico come cartina di tornasole
La campagna di ascolto “Belluno Futura” ha restituito un verdetto inequivocabile: il trasporto pubblico è oggi una delle emergenze più avvertite dalla cittadinanza.
L’equazione di una mobilità moderna e sostenibile dovrebbe basarsi su principi elementari: più corse e tariffe accessibili significano meno auto in strada, minor traffico e una concreta transizione ecologica. L’aumento delle tariffe deciso in questo frangente va esattamente nella direzione opposta, costringendo molte famiglie a compiere scelte drammatiche tra beni di prima necessità e mobilità.
Un’alternativa possibile per il futuro della città
La politica non può limitarsi a registrare il declino: deve proporre una visione. Il modello alternativo delineato guarda a un trasporto pubblico finalmente orientato ai bisogni reali della comunità attraverso:
Una rimodulazione strategica dei tracciati e corse più frequenti nelle zone centrali per rendere l’alternativa all’auto realmente efficiente.
Abbonamenti flessibili e modulati in base al reddito, capaci di superare formule rigide e obsolete e di trasformare il bus da spesa proibitiva a servizio universale.
La mobilità non può e non deve diventare un lusso. Aumentare le tariffe mentre il servizio arretra significa voltare le spalle ai bellunesi. E su questo terreno, l’immobilismo dell’Amministrazione De Pellegrin rischia di lasciare cicatrici profonde sul tessuto sociale della città.



