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Todos caballeros nella sanità veneta. Promossi tutti o quasi, l’opposizione incalza: chiedetelo a chi aspetta una visita

Todos caballeros nella sanità veneta. È il verdetto che emerge – o meglio, che si ripete identico a sé stesso – dalla recente proposta di valutazione dei direttori generali delle aziende sanitarie per il 2025. Un sistema di pagelle che fa acqua da tutte le parti e che ha spinto le consigliere regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo a esprimere un secco voto contrario.

Anna Maria Bigon – Consigliere regionale

D’altronde, come dare loro torto? Il metodo di giudizio applicato ai manager della sanità regionale sembra uscito da una favola: tutti promossi, tutti bravi, tutti sulla stessa (e fortunata) barca. Poco importa se gli obiettivi reali vengano raggiunti a macchia di leopardo o se i cittadini tocchino con mano disservizi quotidiani. Gli indicatori scelti dalla Regione sono concentrati su scartoffie, procedure e burocrazia, premiando l’efficienza sulla carta ma dimenticandosi completamente dell’efficacia. In parole povere: si guarda al fascicolo timbrato, non alla persona curata.

Tra i grandi assenti nei parametri di valutazione figurano proprio quei settori che fanno disperare i pazienti ogni santo giorno: l’ortopedia, la riabilitazione e i servizi sociosanitari essenziali. Misteri della fede manageriale.

E che dire delle liste d’attesa? Vengono fotografate con criteri a dir poco creativi, capaci di ignorare elegantemente chiunque stia aspettando una semplice visita di controllo. Un capolavoro di prestidigitazione statistica che farebbe invidia a Houdini. Senza contare l’edilizia ospedaliera, dove basta un generico obiettivo sulla carta per far finta che vada tutto bene, ignorando cronoprogrammi biblici come quello del nuovo ospedale di Padova, atteso da oltre vent’anni. O i tempi di accreditamento per le strutture della disabilità, capaci di allungarsi fino a uno o due anni, sbattendo la porta in faccia alle famiglie più fragili.

Insomma, un sistema perfetto… per chi lo compila. Meno per chi la sanità la vive davvero. Le esponenti dem hanno almeno strappato l’inserimento della salute mentale per il prossimo biennio, ma la richiesta di introdurre tempi certi per i cittadini è stata rispedita al mittente.

Il risultato? Una bellissima narrazione rassicurante, buona giusto per lucidare qualche medaglia, che però non combacia minimamente con la realtà. Ma d’altronde, si sa: nel regno del Todos Caballeros, la realtà è solo un fastidioso dettaglio da ignorare.