HomeCronaca/PoliticaTotosindaco Belluno. Accesa la pentola di bollito misto a Palazzo Rosso

Totosindaco Belluno. Accesa la pentola di bollito misto a Palazzo Rosso

Belluno, 28 luglio 2026 – C’è una regola non scritta della politica italiana e locale secondo cui chi primo arriva, per primo brucia. Ed è un classico architrave del giornalismo politico.

Lanciare dei candidati sindaco con larghissimo anticipo – lo sta facendo il centrodestra e anche un po’ il centrosinistra, con i nomi che girano sulla stampa locale – è spesso un’arma a doppio taglio che rischia di trasformare il prescelto in un “anatra lame” (lame duck), ossia un bersaglio logorato e depotenziato ancor prima di candidarsi e  prima ancora che la campagna elettorale vera e propria abbia inizio.

Scoprire le carte troppo presto, infatti, significa offrire agli avversari politici un bersaglio immobile e isolato per mesi. La coalizione avversaria (o le correnti interne allo stesso schieramento) ha tutto il tempo per impallinarlo, logorarne l’immagine, scavare nel suo passato, sollevare polemiche amministrative o professionali e svuotarne la proposta politica prima che i cittadini inizino a prestare reale attenzione al voto. Perché un conto è mantenere alta la tensione ideale e programmatica, un conto è esporre un nome alla tritacarne quotidiana del capoluogo di provincia per un anno.

La novità svanisce, la freschezza comunicativa si esaurisce e subentra la noia o l’irritazione dell’elettorato. Eppoi c’è il fuoco amico. I nomi che spuntano con troppo anticipo non sono il frutto di una sintesi condivisa e blindata, ma forzature o “lanci” preventivi compiuti da una specifica fazione o partito per mettere gli alleati davanti al fatto compiuto (il cosiddetto metodo della bandierina). Questo scatena veti incrociati, ripicche sotterranee e logoramenti interni che sono letali per il centrodestra o il centrosinistra di turno.

Esempi illustri nella storia recente delle grandi e medie elezioni italiane, di casi di bruciatura da anticipo o di logoramento precoce abbondano ne abbiamo visti già: Roma (2016 e 2021). Nel 2016 il centrosinistra arrivò a logorare le ipotesi e le primarie in un clima estenuante. Nei mesi precedenti al 2021, diverse candidature civiche e politiche vennero bruciate nel fuoco incrociato del dibattito romano mesi prima del voto, mentre chi spuntò tardi o con mossa spiazzante (come i vari tentativi di polarizzazione) ribaltò spesso i pronostici della vigilia. Milano.  il caso delle primarie e dei ritiri. Più volte a Milano si è visto come lanciare nomi forti con anni o molti mesi d’anticipo abbia scatenato veti tali da costringere i partiti a bruciarli e a ripiegare su figure di profilo diverso (civico o manageriale) pescate in extremis (stile Pisapia o Sala, nati da percorsi di gestazione complessi e non da fughe in avanti precoci). E infine i “papabili eterni”.  In quasi tutti i capoluoghi di provincia italiani, il classico “totosindaco” che circola sui giornali locali un anno prima del voto finisce regolarmente per sgonfiarsi. La ragione è semplice: chi si candida troppo presto spesso confonde la visibilità mediatica con il consenso reale, diventando il candidato ideale… degli avversari.

(rdn)