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Alberi via Feltre, parcheggio Cavarzano, parcheggio Parco Maraga e Piazza Duomo. Lettera aperta alla cittadinanza

Cari concittadini, mi rivolgo a voi nel giorno in cui il Comune porta a compimento l’ennesima strage di alberi,
in fretta e furia, come chi si vergogna, senza spiegazioni né discussioni.

La strage degli ippocastani di viale Fantuzzi segue quella di via Feltre, del parcheggio di Cavarzano, del
parcheggio del parco Maraga, del belvedere di piazza Duomo e molte altre ancora. Cento alberi storici solo
nelle prime due stragi che ho citato. Altre sono in preparazione. Prosegue questa inaudita violenza, così va
chiamata, che sta stravolgendo il volto di Belluno. Nessuna esitazione del Comune neppure di fronte al
Consiglio di Stato, che lo richiama ai valori della Costituzione.

E allora su tutte una domanda prevale: possibile che ancora i bellunesi non si ribellino apertamente e
continuino a farsi prendere in giro da disinformazione e falsità?

Alberi maturi e marciapiedi non possono coesistere, falso, esiste documentazione che lo prova. In via Feltre
i marciapiedi sono fatiscenti per incuria e assenza di manutenzione, gli alberi incidono in modo trascurabile,
lo dice una perizia tecnica.

Gli alberi sono tutti malati, falso.

In via Fantuzzi forse uno su due lo era e si doveva scegliere per questi una sostituzione graduale. In via Feltre una perizia forestale dice che solo un albero, uno su settanta, è compromesso e lo stesso valeva per quelli abbattuti, tanto che il Comune manda gli operai per cancellare alla vista i polloni rigogliosi dai ceppi delle piante massacrate.
Ripiantumazione, una presa in giro: andate a vedere in zona stazione i nuovi alberelli che dovrebbero sostituire, uno ogni tre tagliati, i maestosi alberi di cui si fa strage. Troverete piantine stentate, che lottano per sopravvivere e che non arriveranno mai neppure ad assomigliare agli alberi che vengono impunemente distrutti. Nel progetto di ‘riqualificazione’ di via Feltre si citano specie arboree diverse, a caso, senza nessuna valutazione, anche specie esotiche, che in città vivono vent’anni se va bene.

Poche piante non contano nulla, a Belluno siamo circondati dagli alberi. Un’altra presa in giro: il verde urbano non è ovviamente il verde periurbano che circonda la città. Sarebbe come se qualcuno venisse a tagliare l’albero più bello del mio giardino di casa e poi mi dicesse di non farne un dramma, tanto i boschi sono a due passi.

Chi protesta sono pochi estremisti politicizzati che non sono neanche di Belluno. Falso, in tre giorni abbiamo raccolto 184 firme di bellunesi di ogni età e pensiero, residenti in via Feltre, che si oppongono al progetto, uniti solo da un’idea di città che il Sindaco vuole cancellare.

E dunque, ora più che mai, per i bellunesi che vogliono veramente dissociarsi, è arrivato il momento di mettersi in gioco, farlo sapere, smettere di dissentire gentilmente a bassa voce. La protesta deve rimanere pacata e civile ma anche riuscire a farsi sentire, sempre di più, sui media e nelle piazze, arrivando il più lontano possibile, perché quanto accade è inaudito. Già due volte un quotidiano nazionale ha parlato dello scempio di via Feltre, dobbiamo fare in modo che succeda ancora.

So per certo che i bellunesi che non accettano questo modo di agire sono tanti, ben più di 184. Ma allora perché davanti al Comune il 30 maggio eravamo così pochi? Perché Italia Nostra deve trovarsi da sola quando è il momento di impegnarsi in prima persona?

Se teniamo alla nostra città e vogliamo trasmettere alle prossime generazioni quell’identità storica di cui tigli
e ippocastani sono parte integrante, ognuno deve fare la sua parte, come può ma facendosi sentire, adesso.
L’ideale sarebbe che fossero il Sindaco e i suoi a mettersi in gioco sul serio, chiamando i cittadini a un
dibattito pubblico, ma ormai abbiamo capito che a Palazzo Rosso al momento manca del tutto il coraggio
che sostiene un autentico confronto democratico.

Giacomo Fassetta (giacomofassetta@yahoo.it)