Belluno, 06/07/2026 – Il Comune di Belluno ha dato il via ai lavori stamattina su viale Fantuzzi. Un intervento da oltre 1,1 milioni di euro, battezzato sotto l’egida del progetto SISUS, che promette di trasformare il viale in un modello di “infrastruttura verde”. Peccato che, per arrivare a questa promessa di futuro sostenibile, la prima mossa sia stata la rimozione radicale di un pezzo di storia della città: 22 ippocastani e un tiglio abbattuti in un colpo solo.
Il sindaco Oscar De Pellegrin parla di “esigenza di sicurezza” e di “condizioni di degrado” emerse da verifiche fitosanitarie. L’amministrazione si è premurata di rassicurare i cittadini: tutto è a norma, le perizie sono state fatte, l’avifauna è stata tutelata. Eppure, la sensazione che si respira camminando lungo quel viale oggi nudo e ferito è di tutt’altra natura. Quello che doveva essere un atto di cura del patrimonio pubblico si è trasformato, nei fatti, in un vero e proprio blitz, che ha cancellato in poche ore decenni di ombra e memoria urbana.
È un’ironia amara, quasi distopica, quella che ha accompagnato l’avvio delle operazioni. Mentre le motoseghe procedevano implacabili a rader al suolo il filare, a fare da colonna sonora al cantiere di questo “infrastruttura verde” c’era il rombo di un elicottero della famiglia NH Industries NH90 probabilmente dell’Aviazione dell’Esercito. Il velivolo, impegnato in un sorvolo di addestramento sopra Belluno e il Piave, ha sovrastato il fragore del cantiere, creando un accostamento surreale: da una parte l’esercitazione militare, dall’altra un intervento di riqualificazione urbana che, con la sua violenza paesaggistica, ha ricordato più un’operazione di sgombero tattico che un progetto di giardinaggio.
L’amministrazione promette che al posto dei giganti abbattuti arriveranno 32 nuove piante autoctone. Saranno più numerose, ci dicono, e più adatte al contesto. Ma per i cittadini che hanno visto sparire un viale consolidato, la matematica non basta a colmare il vuoto. La promessa di una “rete ecologica urbana” suona oggi come un esercizio di burocrazia verde, un progetto calato dall’alto che privilegia la gestione del rischio e il rifacimento di pavimentazioni drenanti rispetto alla conservazione del valore biologico e identitario di un luogo.
Se la sicurezza è la priorità — e nessuno nega che la gestione del patrimonio arboreo richieda competenza — il dubbio che rimane, osservando quel viale spogliato, è se non ci fosse spazio per una visione meno drastica. Belluno perde un tassello del suo paesaggio quotidiano, sostituito da una promessa di piante giovani che impiegheranno anni, se non decenni, per restituire alla città il respiro che viale Fantuzzi, fino a stamattina, garantiva naturalmente.
Nel frattempo, il rombo del rotore si allontana verso le cime, lasciando dietro di sé una città più povera di ombre e una ferita aperta nel cuore del quartiere. Le carte del SISUS sono in regola, i fondi europei sono stati sbloccati, ma la sensibilità dei cittadini, davanti a questo scenario, resta – comprensibilmente – molto meno allineata ai documenti tecnici.



