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Case della comunità: operative 4 su 4

Il Direttore Generale Achille Di Falco: «Un luogo fisico e organizzativo che coordina i servizi senza sostituirsi agli esistenti. Al via incontri sul territorio per informare i cittadini».

Belluno, 4 luglio 2026 – Questa mattina, nella sede di Belluno, è stato presentato il piano di attivazione delle Case della Comunità (CdC) dell’Ulss 1 Dolomiti, aperte e operative a Belluno, Feltre, Agordo e Pieve di Cadore, rispettando i tempi del PNRR. Si tratta di una vera e propria rivoluzione nell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria di prossimità, progettata per rispondere in modo integrato ai bisogni di salute della cittadinanza.

Il nuovo modello e la coordinazione dei servizi

Le Case della Comunità rappresentano un modello organizzativo finalizzato a unire in un unico punto di accesso professionisti diversi che lavorano in modalità integrata e multidisciplinare. Come evidenziato dalla Direzione, le Case della Comunità non sostituiranno i servizi territoriali esistenti né l’attività della medicina generale, ma avranno il compito fondamentale di coordinarli e potenziarli. In un territorio vasto e con un alto indice di vecchiaia come la provincia di Belluno, questo ha un valore particolare.

L’obiettivo primario è la gestione proattiva della cronicità e della fragilità, offrendo ai pazienti percorsi di cura strutturati nel tempo ed evitando acutizzazioni che congestionerebbero i canali dell’emergenza-urgenza come i Pronto Soccorso e, allo stesso tempo, fornendo un importante supporto alle famiglie che trovano in un unico punto diversi servizi per i propri cari.

Il Direttore Generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Achille Di Falco, ha spiegato l’essenza di questo nuovo percorso:

«La Casa della Comunità è un luogo fisico e organizzativo che coordina molti servizi, molto utile per la nostra cittadinanza, caratterizzato da un’attività multiprofessionale. Nasce prevalentemente per la gestione della cronicità e per supportare quelle persone che, al proprio domicilio, presentano bisogni complessi o multimorbilità che possono essere gestiti in queste strutture intermedie. È fondamentale comprendere che la Casa della Comunità non è un sostituto dei servizi esistenti o del medico di medicina generale, ma è un punto di riferimento aperto. Chiunque si presenterà riceverà un inquadramento e le informazioni necessarie per essere orientato al meglio.»

 

Le case della comunità in Ulss Dolomiti in sintesi

Si trovano a:

  • Belluno (Viale Europa, 22 – Area San Gervasio)
  • Feltre (Via Marconi – ex Bellati)
  • Agordo (Via Fontana, 36)
  • Pieve di Cadore (Via degli Alpini, 33 – Tai di Cadore)

In queste strutture opera un’équipe multiprofessionale e integrata che vede collaborare fianco a fianco Medici di Medicina Generale, specialisti ambulatoriali, Infermieri di Famiglia e Comunità (IFoC), medici di Continuità Assistenziale, ostetriche, assistenti sanitari, assistenti sociali del PUA e personale amministrativo e di supporto socio-sanitario. I servizi attualmente operativi sono progettati per la presa in carico della cronicità e delle fragilità e comprendono il Punto Unico di Accesso (PUA) per l’orientamento dei cittadini, l’assistenza domiciliare infermieristica (Centrale ADI), gli ambulatori infermieristici e specialistici, la Continuità Assistenziale diurna e notturna, i punti prelievo, e , in alcune sedi, l’attività consultoriale ostetrico-ginecologica, le vaccinazioni e gli screening, oltre a canali agevolati di prenotazione CUP per i pazienti complessi presi in carico. Vi sono inoltre spazi per incontri con la Comunità e il volontariato.

 

Una sinergia multidisciplinare nei tempi del PNRR

L’attivazione delle Case della Comunità dell’Ulss 1 Dolomiti è stata resa possibile grazie a un intenso lavoro di squadra multiprofessionale che ha consentito il rispetto rigoroso delle tempistiche ministeriali e dei traguardi del PNRR. Determinanti in questo percorso sono stati i contributi dei diversi direttori e responsabili aziendali:

  • Marco Fachin (Direttore Amministrativo ff), che ha evidenziato il grande valore aggiunto generato dalla collaborazione costante e sinergica, “fianco a fianco”, tra le equipe sanitarie e gli uffici amministrativi aziendali.
  • Lucia Dalla Torre (Direttore Sanitario ff), che ha svolto il ruolo di vera e propria “madrina” dell’intero percorso di attivazione clinico-assistenziale delle strutture.
  • Francesca Bertoldi (Direttore Socio Sanitario ff), che ha sottolineato l’alto valore dell’integrazione tra l’area sociale e quella sanitaria, oltre all’importanza della partecipazione attiva della comunità locale nella co-costruzione dei servizi.
  • Adriano Santarossa (responsabile professioni sanitarie), che ha rimarcato il ruolo cardine e la valorizzazione delle professioni sanitarie all’interno dei percorsi di cura multidisciplinari.
  • Vigilio Righes (Responsabile della Sicurezza), il cui operato è stato fondamentale per garantire la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, presupposto indispensabile per il benessere degli operatori e degli utenti.
  • Michele Calderolla (Direttore Ufficio Tecnico ff), che ha guidato con successo i complessi interventi di ristrutturazione edilizia delle sedi nei tempi stringenti imposti dal PNRR.

Accompagnare i cittadini: gli incontri territoriali

Per favorire una corretta conoscenza delle strutture, l’Azienda organizzerà a breve un ciclo di incontri territoriali dedicati ai cittadini e agli amministratori. Questi appuntamenti serviranno a spiegare nel dettaglio quali servizi sono attivi in ciascuna Casa della Comunità, come accedervi – anche attraverso l’integrazione strategica con il numero unico per i bisogni non urgenti 116117 e l’attività dei Punti Unici di Accesso (PUA) – e come utilizzare al meglio queste nuove risorse di prossimità.