Il coinvolgimento del figlio dell’assessore al sociale del Comune di Belluno, Marco Dal Pont, in recenti fatti di cronaca, ha innescato un dibattito acceso che travalica i confini del capoluogo, arrivando a toccare le dinamiche sovra-comunali. Al centro della disputa, il limite tra responsabilità individuale e incarico pubblico.
La posizione di Silvia Tormen: un atto di coerenza istituzionale
La Sindaca di Taibon Agordino, Silvia Tormen, ha rassegnato le dimissioni dal suo ruolo di rappresentante nei tavoli per la costituzione dell’ATS VEN-01. La sua scelta nasce dal rifiuto di collaborare con l’assessore Dal Pont, figura di coordinamento in tali sedi. Pur precisando di non voler giudicare le decisioni interne al Comune di Belluno e l’operato del Sindaco De Pellegrin, Tormen definisce “insuperabile” la permanenza di Dal Pont in consessi che riuniscono amministratori di altri territori.
Per la Sindaca di Taibon, non si tratta di una questione personale o umana, ma di una presa di posizione sul piano istituzionale: il suo gesto mira a segnalare come sia «iniquo e nocivo accettare passivamente» che le vicende familiari di un amministratore non abbiano ricadute sulla sua immagine e sul suo ruolo pubblico. «Una società sana è una società in cui tutti siamo legati e l’azione di uno determina effetti nelle vite di altri», ha dichiarato Tormen, sottolineando che il suo gesto vuole essere un segnale concreto per i cittadini.
La replica di “Belluno al Centro”: l’etica non è uno strumento politico
Di tutt’altro avviso è il gruppo consiliare di maggioranza “Belluno al Centro”, che difende la permanenza dell’assessore Dal Pont. Secondo il gruppo, le dimissioni dell’assessore — respinte dal Sindaco di Belluno De Pellegrin dopo aver accertato l’estraneità del politico ai fatti — erano un atto dovuto che non deve trasformarsi in una condanna permanente.
Per “Belluno al Centro”, confondere la biografia familiare di un amministratore con l’integrità del suo operato istituzionale significa fraintendere la natura stessa del ruolo: «Il sociale — si legge nella nota — non è un pulpito morale, ma un settore tecnico-politico che richiede competenza, conoscenza dei servizi e continuità amministrativa», requisiti che Dal Pont possiede pienamente.
Il gruppo consiliare critica duramente la posizione assunta dalla Tormen: sebbene definita legittima sul piano personale, la scelta della Sindaca di Taibon viene bollata come problematica sul piano etico. Secondo il gruppo, trasformare eventi esterni in strumenti di delegittimazione nasconderebbe «mere finalità politiche ed elettoralistiche», rischiando di interrompere percorsi fondamentali per il territorio, come appunto la costituzione degli ATS.
Una frattura aperta
Il confronto solleva un interrogativo profondo che attraversa la politica locale: dove finisce l’autonomia del ruolo pubblico rispetto alla vita privata? Mentre per alcuni rappresentanti del territorio è necessario dare segnali di discontinuità in nome di una responsabilità sociale condivisa, per altri la difesa della distinzione tra fatti privati e funzione pubblica è l’unico baluardo contro una strumentalizzazione che rischia di danneggiare il bene comune.



