HomeControcorrente Dr Filiberto Dal MolinOh gran bontà dei cavalieri antichi!

Oh gran bontà dei cavalieri antichi!

Nel primo canto dell’Orlando Furioso il cristiano Rinaldo e il pagano Ferraù si combattono duramente per Angelica; poi quando si accorgono che la principessa del Catai sta fuggendo nella foresta decidono di inseguirla e Ferraù offre un passaggio sul suo cavallo a Rinaldo, che era rimasto appiedato.

Così Ariosto elogia i valori cortesi del passato con un verso divenuto famoso. L’epica del primo Medioevo rappresenta un bel riferimento per i tempi moderni nel confronto tra gli eserciti di allora, con l’arma bianca e i cavalli, e quelli moderni con i droni e i tecnici che li manovrano al sicuro in un bunker, o in casa propria, anche da un altro continente.

Nella guerra di Troia del 1200 a.C Omero ci dice che 29 re e molti principi vi parteciparono. E ognuno di loro rispose al giuramento di Tindaro per difendere l’onore di Menelao e riportare Elena a casa.

Nelle Crociate, iniziate circa 2000 anni dopo, partecipavano e combattevano egualmente re e principi in scontri frontali e diretti con i propri avversari.

Oggi i responsabili delle guerre non scendono mai nei campi di battaglia, fanno in modo che non ci vadano figli e amici e su di loro la responsabilità e il costo, rappresentato dalle vittime, dai danni e da tutte le gravissime implicazioni sociali, è puramente formale. Infatti in ogni caso si considera che la decisione di entrare in guerra sia sempre stata presa nell’interesse della comunità e tutte le atrocità conseguenti sono giustificate e “fanno parte del gioco”

L’ esempio paradigmatico dei metodi e delle responsabilità delle guerre moderne ci viene da Truman, alla fine della seconda guerra mondiale. I due aerei americani col loro carico atomico non subirono alcuna resistenza dalle difese giapponesi e scaricarono le loro bombe non sui residui dell’esercito e dell’aviazione nemica ma sulla popolazione civile inconscia e inerme. In 3 giorni 200.000 morti e 50.000 feriti (come 120 Vajont), un record nell’unità di tempo ineguagliato in tutte le guerre. E speriamo ineguagliabile.

Naturalmente nessuna critica ufficiale si elevò contro Truman e i suoi accoliti che nel frattempo, da vincitori, pretendevano di distinguere i buoni dai cattivi a Norimberga (1945-1949) ma solo tra quelli che non avessero alcuna dote utile per gli sviluppi della scienza e della tecnologia americane. Circa 1600 tecnici e scienziati tedeschi infatti furono trasferiti e accolti con grandi cure e onori negli Stati Uniti.

Questo “stile moderno” delle nostre sempiterne guerre forse ci spiega, almeno in parte gli esempi che i nostri giovani sempre più frequentemente ci offrono con l’effetto branco e la vigliaccheria dei forti, quando sono vittime del vuoto culturale e dell’analfabetismo emotivo.

Filiberto Dal Molin