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Belluno, Palazzo Rosso. Cala il sipario sul caso Dal Pont, tra etica della responsabilità e realpolitik 

Belluno, 12 giugno 2026 – Si è chiusa nel giro di poco più di 48 ore la vicenda che ha visto protagonista l’assessore Marco Dal Pont, tornato sui suoi passi dopo aver rassegnato le dimissioni lunedì scorso, a seguito del coinvolgimento del figlio in un’aggressione ai danni di un 46enne egiziano. Il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, ha ufficialmente offerto su un piatto d’argento il reintegro dell’assessore confermandone la piena fiducia per la prosecuzione del suo mandato.

La linea tracciata dal primo cittadino è netta: “Le colpe dei figli non devono ricadere sui padri”. De Pellegrin ha operato una distinzione precisa tra il grave episodio di cronaca, condannato fermamente, e l’attività istituzionale dell’assessore. Secondo il sindaco, l’operato di Dal Pont, specialmente nella gestione di dossier complessi come gli Ambiti Territoriali Sociali, rimane ineccepibile e non inficiato dai fatti privati. Da parte sua, Dal Pont ha ribadito l’assenza di “colpe dirette”, giustificando la sua permanenza a Palazzo Rosso come una scelta di continuità.

Al di là delle motivazioni etiche, la rapidità con cui si è ricomposto lo strappo solleva inevitabili interrogativi sulla strategia politica adottata dalla giunta. Il passaggio dalle dimissioni alla conferma in poco più di un giorno suggerisce l’esistenza di una regia costante tra le parti, volta a contenere le polemiche sul nascere e a evitare un clima di tensione interna alla maggioranza.

Non manca, inoltre, chi osserva come il tutto sia avvenuto in una tempistica estremamente favorevole: ai sensi dell’articolo 28, comma 2, dello Statuto Comunale di Belluno, le dimissioni di un assessore diventano irrevocabili solo dopo 20 giorni dalla presentazione. Il rapido rientro di Dal Pont rientra dunque perfettamente nei tempi tecnici previsti dal regolamento, rendendo il “passo indietro” una parentesi di breve durata, trasformata da possibile crisi in una riaffermazione di coesione politica.

Se da un lato la maggioranza difende la scelta parlando di “riflessione seria e responsabile” orientata a non arrestare i progetti in corso, resta da vedere come reagirà la città. L’episodio, che lo stesso De Pellegrin ha ammesso aver “ferito la nostra comunità”, lascia aperto il campo al dibattito: la politica ha saputo gestire l’emergenza con pragmatismo o ha preferito blindarsi, sottovalutando il peso politico di un fatto che ha colpito duramente la sensibilità pubblica? La palla passa ora alla tenuta della giunta e alla reazione delle opposizioni, che non mancheranno di far sentire la propria voce in un consiglio comunale che si preannuncia teso.

(rdn)