In occasione della Giornata Internazionale del 2 giugno, i dati dello sportello di consulenza evidenziano un profondo bisogno di tutela legale e sicurezza per le lavoratrici del sesso. Rompere l’isolamento per combattere lo stigma.
Milano, 1 giugno 2026 – In concomitanza con la Giornata Internazionale del Sex Work, che si celebra il 2 giugno, il dibattito sui diritti, sulla sicurezza e sul riconoscimento giuridico delle lavoratrici del sesso torna in primo piano. Quest’anno la ricorrenza è scandita dal lancio di un’iniziativa concreta volta a colmare un vuoto assistenziale e di protezione: la nascita di “Linea Sicura”, un servizio di emergenza e orientamento attivato all’interno dello sportello di consulenza “L’Esperto Risponde”, promosso dalla piattaforma Escort Advisor.
Il progetto si propone di dare una risposta immediata alle situazioni di vulnerabilità, minaccia e violenza a cui le sex worker sono esposte, offrendo un canale diretto di supporto in un settore ancora fortemente penalizzato dallo stigma sociale e da una diffusa incertezza normativa.
Lo sportello di consulenza, avviato nell’ottobre del 2024, ha tracciato in meno di due anni una mappa nitida dei bisogni reali delle lavoratrici del sesso in Italia. L’analisi delle richieste di assistenza evidenzia come la stragrande maggioranza delle istanze (il 60%) riguardi la gestione fiscale, un dato strettamente connesso alle evoluzioni normative e alla necessità di fare chiarezza dopo l’introduzione dello specifico codice ATECO 96.99.92 per la categoria.
Tuttavia, ad affiancare il desiderio di regolarizzazione, emerge una pressante domanda di protezione legale: il 20,7% delle richieste si concentra sull’ambito penale, seguito da questioni legate all’immigrazione (9%), problematiche civilistiche (7,6%) e necessità di supporto psicologico (2,7%). Si tratta di statistiche che restituiscono la fotografia di un comparto che cerca la trasparenza, ma che è costantemente frenato dalla paura di esporsi e dalla diffidenza istituzionale.
Il nuovo servizio “Linea Sicura” interviene sul fronte più delicato: la sicurezza personale. Attraverso un canale dedicato, le iscritte alla piattaforma che si trovino in condizioni di imminente pericolo, o che siano vittime di stalking e aggressioni, potranno interfacciarsi con operatori specializzati. Il servizio fungerà da ponte di collegamento e orientamento pratico, accompagnando le vittime nel delicato percorso verso la denuncia alle forze dell’ordine, l’accesso alle strutture sanitarie o il contatto con i servizi territoriali competenti.
Moltissime lavoratrici, infatti, scelgono di non denunciare gli abusi subiti a causa del timore del giudizio, di ritorsioni o di conseguenze personali e familiari.
“Una delle criticità più grandi che emerge dal nostro lavoro di consulenza è proprio la sfiducia verso le istituzioni e la paura di non essere credute”, spiega Ilia Comi, avvocato penalista e coordinatrice del progetto. “Con Linea Sicura vogliamo offrire uno strumento concreto ricordando che la prostituzione è legale nel nostro Paese, mentre sono illegali lo sfruttamento e il favoreggiamento. Le sex worker hanno diritto all’aiuto e alla tutela contro la violenza come qualsiasi altra persona”.
Oltre alle barriere pratiche, il dibattito si sposta sulla narrazione pubblica della violenza. Troppo spesso la cronaca recente ha evidenziato una profonda disparità di trattamento editoriale ed empatica da parte dei media: il linguaggio e l’attenzione cambiano drasticamente se la vittima di un abuso o di un femminicidio viene identificata come una sex worker. Lo stigma legato all’attività professionale rischia di fagocitare l’identità stessa della donna, riducendola alla sua professione e mettendo in secondo piano i suoi diritti fondamentali di essere umano.
In questo scenario, lo slogan globale “Sex work is work” cessa di essere una mera formula celebrativa per il 2 giugno e si trasforma in una richiesta pragmatica di civiltà: l’accesso paritario ai diritti costituzionali insindacabili quali salute, sicurezza, giustizia e, sopra ogni cosa, dignità.
