Negli ultimi mesi, le bacheche dei principali social network sono state invase da fotografie di tronchi tagliati, ruspe in azione e viali storici improvvisamente spogliati della loro ombra. Da Roma a Padova, passando per Belluno, i cittadini assistono con crescente preoccupazione al taglio di alberi in coincidenza con l’apertura di nuovi cantieri. Se la protesta per la perdita del verde pubblico è un fenomeno reale e tangibile, online ha iniziato a farsi strada un’altra narrazione, decisamente più inquietante: l’idea che gli alberi vengano abbattuti deliberatamente perché “ostacolano la tecnologia 5G”.
Ma dove finisce la legittima critica urbanistica e dove inizia la teoria del complotto? Per capire cosa sta succedendo, è necessario separare i fatti di cronaca dalle leggende metropolitane del web.
Il disboscamento urbano non è un’invenzione dei social. I progetti legati ai fondi del PNRR, i piani di mobilità sostenibile e la manutenzione straordinaria stanno ridisegnando il volto di molti centri storici e periferie, spesso a scapito degli alberi esistenti.
A Belluno, il dibattito si è infiammato attorno ai tigli di Via Feltre. Un progetto di riqualificazione urbana, peraltro generosamente finanziato da una cospicua donazione da parte dal benefattore, già insignito del Premio San Martino Città di Belluno. I progetto bellunese è incentrato sulla sicurezza stradale, sul rifacimento dei marciapiedi e dei sottoservizi ed ha previsto la rimozione di diverse alberature, scatenando la dura reazione di comitati cittadini e associazioni ambientaliste, preoccupati per l’impatto paesaggistico e ambientale.
A Padova, la trasformazione è legata alla rivoluzione della mobilità su ferro. I cantieri per la nuova linea del tram (il progetto SIR 2) e la contestuale creazione di una rete capillare di piste ciclopedonali hanno imposto una riconfigurazione degli spazi stradali che, in diversi punti, ha comportato il sacrificio di alberi storici, sollevando non poche polemiche sulla gestione del bilancio arboreo della città.
Nella Capitale, a Roma, la situazione è ancora più complessa. Tra i grandi cantieri legati alle nuove infrastrutture e gli interventi di messa in sicurezza, i tagli del Servizio Giardini sono all’ordine del giorno. In questo caso, oltre alle esigenze di viabilità, entra in gioco il fattore stabilità: molti alberi vengono rimossi a seguito delle perizie Visual Tree Assessment (VTA), che ne certificano la pericolosità per l’incolumità pubblica a causa di malattie o decadimento strutturale.
Ebbene, se la rabbia dei cittadini per la perdita dell’ombra e della biodiversità urbana è mossa da motivazioni concrete, il legame tra le motoseghe e le antenne della telefonia mobile appartiene invece alla categoria delle fake news. La teoria secondo cui i Comuni starebbero “facendo spazio” alle frequenze del 5G circola in rete dal 2019 e ciclicamente ritorna a galla. All’origine di questo mito c’è un travisamento della fisica delle telecomunicazioni. Le onde millimetriche utilizzate dalle frequenze più alte del 5G hanno una portata ridotta e faticano a penetrare ostacoli densi, come i muri degli edifici o, appunto, il fogliame fitto degli alberi. Da questo dato tecnico, alcuni gruppi online hanno dedotto che la soluzione degli operatori fosse l’eliminazione fisica delle piante.
In realtà la tecnologia 5G è stata progettata per superare il problema degli ostacoli non abbattendo l’ambiente circostante, ma adattandosi ad esso. La rete si basa sul concetto di small cells (micro-antenne): anziché affidarsi a pochi e giganteschi ripetitori, il 5G prevede l’installazione di piccoli dispositivi a bassa potenza posizionati sui lampioni della luce, sulle facciate dei palazzi o persino sotto la chioma stessa degli alberi.
Dal punto di vista economico e legale, l’idea di radere al suolo il patrimonio arboreo di una città per far passare un segnale wireless è semplicemente assurda. Per un operatore telefonico, i costi legali, burocratici e d’immagine legati all’abbattimento di un solo albero pubblico sarebbero infinitamente superiori a quelli necessari per installare una micro-antenna aggiuntiva che aggiri l’ostacolo.
Inoltre, tutte le delibere comunali relative ai lavori stradali di Belluno, Padova o Roma sono atti pubblici e trasparenti. Esaminando i progetti ufficiali, si trovano dettagliate relazioni agronomiche, planimetrie stradali e firme di ingegneri civili. In nessun documento formale viene mai menzionata la telefonia mobile come causa o pretesto per la rimozione del verde.
Il caso degli alberi abbattuti è l’esempio perfetto di come la disinformazione sui social riesca a sfruttare un malcontento reale e legittimo – la richiesta di città più verdi e una gestione più trasparente del territorio – per convogliarlo verso teorie complottiste. Discutere, criticare e monitorare i progetti urbanistici delle nostre amministrazioni è un diritto (e spesso un dovere) civico; farlo inseguendo lo spettro del 5G rischia solo di togliere credibilità alle battaglie ambientaliste più autentiche.
