Il blitz dei Carabinieri del Reparto Operativo interrompe la latitanza soft di un operaio edile 31enne. È accusato di tentato omicidio con un fucile d’assalto e traffico di armi e droga per conto dei clan pugliesi.
Belluno, 27/05/2026 — Un insospettabile operaio edile, regolarmente impiegato da pochissime settimane in un cantiere del Bellunese, era in realtà un presunto esponente di spicco della criminalità organizzata pugliese, ritenuto contiguo al sodalizio mafioso della Sacra Corona Unita. L’uomo, un 31enne originario della provincia di Bari, è stato localizzato e catturato ieri all’alba dai militari del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Belluno.
L’arresto si inquadra nella vasta operazione antimafia denominata “Core”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Lecce e condotta sul campo dal Comando Provinciale del capoluogo salentino. Un blitz imponente che ha visto l’impiego di oltre 200 militari dell’Arma, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, unità cinofile ed elicotteri, e che ha portato all’esecuzione di ben 30 misure cautelari personali (27 in carcere e 3 ai domiciliari) su un totale di 52 indagati.
L’indagine, avviata nel dicembre 2022 e conclusasi nel maggio 2024, ha colpito al cuore un’articolazione mafiosa particolarmente aggressiva radicata nel Nord Salento, e in particolare nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo, attiva nel traffico sistematico di cocaina, hashish e marijuana approvvigionate e distribuite ricorrendo a condotte violente per il controllo del territorio.
Le accuse piombate sul 31enne catturato tra le montagne bellunesi sono pesantissime: tentato omicidio, porto abusivo di armi da guerra, violenza privata e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Gli inquirenti leccesi lo indicano come un soggetto dalla spiccata pericolosità sociale. A lui, nello specifico, viene contestato un grave fatto di sangue: la sera del 28 dicembre 2022, a Squinzano, l’uomo avrebbe imbracciato un fucile d’assalto AK-47 Kalashnikov per compiere un agguato ai danni di un pregiudicato locale, fermo in un distributore di carburante in compagnia della convivente e dei tre figli minori. L’azione, ripresa integralmente dalle telecamere di sicurezza, portò al ferimento della vittima a un piede, salvatasi solo riparandosi dietro la cassa automatica dell’impianto. Un raid brutale, volto ad affermare l’egemonia del clan sul territorio pugliese.
I Carabinieri di Belluno, ricevuta la localizzazione del ricercato, si sono attivati tempestivamente, stringendo il cerchio attorno all’uomo prima che potesse far perdere le proprie tracce. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato trasferito e recluso nella Casa Circondariale di Belluno, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria salentina.
Dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Belluno giunge tuttavia una precisazione fondamentale per la serenità della comunità locale: i gravissimi fatti criminosi contestati non hanno alcun legame con il territorio bellunese. La provincia dolomitica è stata scelta dal 31enne esclusivamente come temporaneo “rifugio di lavoro”, sfruttando l’importante richiesta di manodopera nel settore edile per mimetizzarsi come un normale lavoratore e tentare di sfuggire ai radar degli investigatori.
L’operazione “CORE” ha svelato dettagli inquietanti sulla coesione e sul carattere arcaico e ritualizzato del gruppo mafioso, documentando perfino tre “summit” in masserie diroccate o nel centro di Lecce, dove venivano celebrati veri e propri riti di affiliazione con l’incisione di croci sulla pelle dei sodali (seguite dal bacio sulle labbra, spumante e pasticcini). Nel corso dell’attività sono state sequestrate numerose armi, che i criminali battezzavano affettuosamente con nomi femminili come “Giulia”, “Patrizia” e “Gisella”, tra cui lo stesso Kalashnikov usato nell’agguato del dicembre 2022.
Per l’indagato catturato a Belluno e per tutti gli altri soggetti coinvolti nel maxi-procedimento vale, in ogni caso, la presunzione di innocenza: il procedimento penale versa infatti nella fase delle indagini preliminari e la colpevolezza dovrà essere eventualmente sancita da una sentenza definitiva.
