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L’oro blu di Belluno tra autonomia e vecchi spettri burocratici: serve davvero l’ennesima società mista?

Belluno, 24/05/2026 – Il dibattito sul futuro del comparto idroelettrico bellunese si scalda, riproponendo dinamiche che oscillano pericolosamente tra le legittime aspirazioni di autonomia territoriale e il timore, mai del tutto sopito, della nascita di nuovi centri di sottogoverno. Al centro della discussione c’è la proposta, emersa nel recente convegno organizzato dal Partito Democratico a Belluno, di istituire una società mista pubblico-privata per gestire il flusso economico derivante dalle grandi derivazioni idriche.

L’obiettivo dichiarato è trattenere la ricchezza generata dai fiumi locali, ma tra i cittadini e gli osservatori serpeggia un forte sospetto: siamo di fronte a una reale intuizione di sviluppo o all’ennesima architettura pensata come “stipendificio” per rimpiazzare esponenti politici rimasti senza poltrona?

I modelli d’Oltralpe e il passato che ritorna

I sostenitori delle società miste citano spesso come esempi virtuosi i modelli del Trentino-Alto Adige e della Lombardia. Tuttavia, guardando la linea del tempo, un’obiezione sorge spontanea: quelle realtà sono nate in contesti storici e normativi completamente differenti, molti anni fa.

  • Il Trentino-Alto Adige ha costruito la propria sovranità energetica attraverso colossi territoriali come Alperia e Dolomiti Energia, nati dalle storiche municipalizzate e blindati dallo Statuto speciale d’Autonomia. Qui la gestione pubblica controlla direttamente la produzione e le reti, non si limita a riscuotere e ripartire i canoni.

  • La Lombardia, pioniera nella legislazione regionale sulle grandi derivazioni (con la storica introduzione del cosiddetto “canone binomio” a quota fissa e variabile, recentemente blindato da una sentenza storica delle Sezioni Unite della Cassazione a inizio 2026), ha puntato storicamente su forti intese e sulla delega diretta delle risorse alla Provincia di Sondrio e alle Comunità Montane.

Lo stato dell’arte in Veneto

Mentre a Belluno si discute di formule societarie, la Regione Veneto ha tracciato la propria rotta energetica. Con l’approvazione di specifici atti di indirizzo legati alla manovra di bilancio, la Regione sta definendo l’istituzione di una cabina di regia regionale per gestire la complessa partita del rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche (molte delle quali in scadenza entro il 2029).

La strategia della giunta regionale non punta a frammentare la gestione dei fondi in micro-società locali, bensì a istituire un modello a capitale pubblico prevalente coordinato a livello regionale per fare massa critica contro i grandi gruppi multinazionali dell’energia. L’obiettivo è far sì che il valore stimato del comparto (circa 400 milioni di euro annui a livello veneto, concentrato per la stragrande maggioranza proprio nelle 25 dighe di Belluno) venga ribaltato direttamente sui cittadini sotto forma di sconti in bolletta e investimenti strutturali per la difesa del suolo montano. In questo quadro, una società mista bellunese rischierebbe di sovrapporsi a quella tracciata da Venezia e ai colossi energetici oggi titolari delle concessioni.

Provincia e Comuni possono fare da soli? Per la riscossione dei canoni idrici sì. Come operatore economico no

La domanda che più di tutte attende una risposta trasparente è la seguente: è davvero necessario creare una nuova società mista pubblico-privato?

No per la riscossione dei canoni di concessione demaniale e dei sovracanoni (BIM e indennizzi). Essa è una funzione istituzionale propria degli enti locali e dei Consorzi dei Comuni già esistenti.

Sì. E’ necessaria una società per poter partecipare direttamente alle gare come soggetto giuridico di gestione.

Il rischio dell’ennesimo carrozzone

Il sospetto sollevato dall’opinione pubblica sul rischio di uno stipendificio è insomma una preoccupazione fondata sulla storia degli scandali del nostro Paese.

Opzioni possibili

Modalità L’Ente partecipa a gare? Serve una società? Note Legali
Gestione Diretta No No Solo per autoconsumo degli edifici comunali.
Affidamento in House No (Affidamento diretto) Deve rispettare il D.Lgs. 175/2016.
Società Partecipata Sì (Tramite la società) La società agisce come operatore di mercato.
Comunità Energetica No (Condivisione) Sì (Soggetto Giuridico) Non è una “gara” ma una forma di associazione.

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