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Dalle vette di Belluno alla “Voie Sacrée”: Luigi Da Pont, maresciallo della Legione Straniera, e la nobiltà del servizio

Oggi, 30 aprile 2026, mentre il sole illumina la piazza d’armi di Aubagne, nel quartier generale della Legione Straniera, un pezzo di storia bellunese sfilerà davanti agli occhi del Principe Alberto II di Monaco e dei vertici militari francesi. È il Giorno di Camerone, la celebrazione più sacra del Corpo, e quest’anno un protagonista assoluto sarà il Primo Maresciallo Luigi Da Pont, originario di San Gregorio nelle Alpi.

Un onore riservato a pochi

Luigi Da Pont, Primo maresciallo della Legione Straniera premiato il 30 aprile 2026 a Aubagne (Francia)

La cerimonia di Camerone commemora l’eroica battaglia del 1863 in Messico, simbolo di dedizione assoluta al dovere. Il momento culminante è la processione della mano di legno del Capitano Danjou, una reliquia portata lungo la Voie Sacrée da veterani che hanno segnato la storia della Legione.

Quest’anno, il tema è “La noblesse de servir” (La nobiltà del servizio), un concetto che Da Pont incarna perfettamente. Accompagnerà il Generale d’Armata Thierry Burkhard, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa francese, in un terzetto d’eccezione che comprende anche il veterano danese Jörgen Madsen. Per un ex alpino del Battaglione Feltre, trovarsi in cima alla gerarchia simbolica della Legione è il riconoscimento di una vita spesa tra avventura e sacrificio.

Dal “Feltre” al deserto: la scelta dell’avventura

La storia di Luigi Da Pont inizia in modo quasi ordinario. Nel 1961, a 25 anni, Luigi ha davanti a sé una strada spianata: la falegnameria di famiglia a San Gregorio o l’emigrazione sicura verso il Canada. Ma il richiamo dell’ignoto è più forte della stabilità.

“C’è chi ha il coraggio, la determinazione, oppure solo l’incoscienza di scegliere semplicemente ciò che gli piace: l’avventura ad ogni costo.”

Il 2 settembre 1961 firma l’arruolamento a Nizza. Da lì, il salto è vertiginoso: dall’addestramento a Sidi-Bel-Abbes in Algeria, alle dune del Sahara, fino ai reparti d’élite del 2° REP (reggimento paracadutisti) e della 13° DBLE.

Una vita per la Francia, tra sport e fuoco

La carriera di Da Pont è un mosaico di eccellenza. Inizialmente inquadrato nel reparto sportivo per le sue doti fisiche, ha rappresentato la Francia nel pentathlon, guadagnandosi la Medaglia d’argento degli sportivi. Ma è sul campo che il suo nome diventa leggenda:

  • Ciad (1969): Durante una missione per sedare rivolte al confine con la Libia, un proiettile espansivo gli spappola un braccio. Solo una serie di circostanze fortuite gli evita l’amputazione, permettendogli di tornare in servizio dopo nove mesi di cure.

  • Zaire (1978): Partecipa alla celebre “Operazione Leopardo” a Kolwezi. Ottocento paracadutisti furono lanciati per fermare l’invasione dei gendarmi del Congo e liberare i civili europei prigionieri nelle miniere. Per questa azione ricevette la citazione al valor militare con palma.

Dopo 25 anni di servizio, conclusi nel 1987 con il grado di maresciallo maggiore e il titolo di Cavaliere dell’ordine nazionale, Da Pont ha riposto le armi, ma non lo spirito di servizio.

Dalle armi al volontariato: la nobiltà continua

Oggi, il legionario che un tempo combatteva tra le dune del Sahara si dedica a salvare vite. Incoraggiato dalla moglie, Da Pont ha applicato il rigore e la professionalità appresi nella Legione al mondo della Protezione Civile e del soccorso.

Dalla ricerca di persone scomparse agli interventi nelle calamità internazionali, la sua missione è cambiata radicalmente negli obiettivi, ma non nella sostanza: la nobiltà del servizio rimane il filo conduttore. Mentre sfilerà ad Aubagne in questo aprile 2026, Luigi Da Pont non rappresenterà solo la storia della Legione, ma l’orgoglio di una terra, quella bellunese, capace di generare uomini pronti a servire con onore, in guerra come in pace.

Congratulazioni Maresciallo.

Roberto De Nart