Abbiamo celebrato il Giorno della Terra (Earth Day) il 22 aprile, come tutti gli anni dal 1970. È un momento speciale per ricordarci che, nonostante le incredibili vette tecnologiche che abbiamo raggiunto, dipendiamo ancora tutti da questa meravigliosa “biglia blu” che fluttua nello spazio.
In questa ricorrenza i giornali ci hanno ricordato che non si tratta propriamente di una festa ma di un promemoria collettivo per salvaguardare il pianeta. È stato scritto che i piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono fare la differenza: ridurre la plastica, andare a piedi o in bici, spegnere le luci non necessarie, scollegare i caricabatterie inutilizzati, scegliere i prodotti locali o di stagione per ridurre l’impronta del carbonio legata al trasporto.
Qualcuno ha ricordato che quest’anno gli sforzi globali si stanno concentrando massicciamente sulla riforestazione intelligente e sulla protezione della biodiversità marina. Grazie all’uso combinato dei satelliti e dell’intelligenza artificiale, stiamo monitorando la salute del pianeta con una precisione mai vista prima. Non dimentichiamo che “la Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra.”.
Parole Sante!
Ma nessun giornale ha esposto con la dovuta chiarezza e con l’implicito allarme che dal 1970 ad oggi alcuni dei parametri fondamentali che illustrano il necessario equilibrio biologico del pianeta sono radicalmente cambiati, per non dire tragicamente peggiorati.
Nessun articolo che io abbia letto, in questo giorno del ricordo, ha menzionato le riflessioni di Carl Sagan su quel Piccolo Punto Blu (Pale Blu Dot) che rappresenta la nostra Terra vista dal Voyager 1 nel 1990, dai confini esterni del sistema solare, E nessuno ricorda la sua conclusione “ma chi la fuori, in quel piccolo punto blu, ci salverà da noi stessi?” Sagan non usa la scienza per farci sentire piccoli e insignificanti, ma per evidenziare quanto sia assurdo l’odio tra esseri umani. Se guardi il mondo da 6 miliardi di chilometri di distanza, i confini nazionali spariscono, le guerre sembrano ridicole e le differenze ideologiche diventano invisibili. Erano concetti validi allora e lo sono molto di più oggi: il delirio di onnipotenza e di egoismo dei nostri governanti occidentali, le loro stravaganti e infondate ideologie fideistiche sono esattamente ciò che potrebbe impedirci qualunque possibile soluzione.
Quali sono questi parametri?
Animali: siamo nel contesto della sesta estinzione di massa, la prima di genesi antropica, nella quale la Scienza dimostra che 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione e che le popolazioni di vertebrati sono diminuite in media del 70% circa. Oggi la massa dei vertebrati è rappresentata per il 4% da animali selvatici, per il 36% dalla specie sapiens-sapiens e per il 60% da animali in allevamento.
Economia Mondiale: il Giorno del Superamento (Overshoot Day), indica l’esaurimento ufficiale delle risorse rigenerabili che la terra è in grado di produrre in 365 giorni, calcolato dal Global Footprint Day. Nel 2025 è stato il 24 luglio. Da quel giorno fino alla fine dell’anno abbiamo consumato le riserve destinate al 2026.
Clima: la CO2 dell’atmosfera in parti per milione è oggi 431, era di 425 all’inizio del 2025 ed era stata di 280 come valore massimo fino all’inizio della civiltà industriale negli ultimi 500.000 anni. Ciò ha comportato un aumento di temperatura di 1,45 °C e il conseguente aumento di temperatura delle acque oceaniche e scioglimento dei ghiacciai.
Se l’aumento della temperatura avanza con questo ritmo, nei prossimi venti anni si libererà il carbonio contenuto nel permafrost e l’aumento dei gas climalteranti cambierà totalmente il regime di vita sulla terra.
Di fronte a questi dati e alla rapidità con cui variano in senso peggiorativo non possiamo più dire che alla soluzione dovranno pensare le generazioni future ma piuttosto noi stessi e i nostri figli. I giornaloni ci consigliano di essere bravi e di spegnere le luci! Come dire un pannicello caldo per una malattia mortale! non disturbiamo i malati! una soluzione si troverà!
Alcune soluzioni in realtà ci sono, ma sono scomode! Dovremmo rinunciare a qualcosa. Pare che questa sia una medicina disgustosa. Un lume di speranza per i problemi energetici, (scoperto più di 30 anni fa e tenuto rigorosamente nel cassetto) possono però fornirlo i risultati già codificati sulle reazioni nucleari a bassa energia (LENR). Certo, i signori del petrolio non saranno d’accordo ma loro almeno fortunatamente non dovranno rinunciare a niente.
Sempre a patto che tutti gli altri siano disposti a camminare compatti nella stessa direzione.
Dr Filiberto Dal Molin



