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Cima Vallona. Il sindaco di San Nicolò di Comelico dà il via alle grandi celebrazioni per il 60°: “Lo Stato onori i suoi Eroi”

Invitate le massime cariche della Repubblica

San Nicolò di Comelico 23 aprile 2026 – Il 27 giugno 2027 non sarà solo una data sul calendario, ma un momento di riscatto per la memoria nazionale. Il Sindaco di San Nicolò di Comelico Davide De Rigo Cromaro ha annunciato ufficialmente l’avvio di una macchina organizzativa senza precedenti per celebrare il 60° Anniversario della strage di Cima Vallona, con un obiettivo chiaro: portare il cuore delle istituzioni italiane sulle vette del Comelico.

Spinto da una profonda sensibilità personale e dal dovere morale verso le famiglie dei caduti, il Sindaco ha rotto gli indugi e ha deciso di coinvolgere direttamente i vertici dello Stato. Nelle scorse ore, sono partiti ufficialmente gli inviti destinati al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Senato e Camera, alla Presidenza del Consiglio, al Ministro della Difesa, ai Capi di Stato Maggiore della Difesa e dell’Esercito e al Comandante Generale dei Carabinieri e al Comandante generale della Guardia di Finanza.

Dell’intera iniziativa è stato formalmente informato il Prefetto di Belluno Dott. Antonello
Roccoberton, il quale, con la consueta cortesia e l’alta professionalità che lo distinguono, seguirà in prima persona ogni passaggio istituzionale. Una sinergia, quella con la Prefettura, che il Sindaco ha voluto fortemente nel pieno rispetto dei ruoli, per garantire il massimo rigore a un iter di così alta rilevanza.

“Non ho voluto una celebrazione ordinaria, perché il sacrificio consumato su queste montagne sessant’anni fa non è stato ordinario”, dichiara con fermezza il Sindaco. “La mia volontà, come rappresentante di questa comunità, è quella di restituire solennità e giustizia alla memoria dei nostri eroi. Ho voluto bussare alle porte più alte della nazione perché San Nicolò di Comelico ha il diritto e il dovere di pretendere che l’Italia intera si stringa attorno a questo anniversario.”

L’iniziativa del Primo Cittadino non si ferma ai protocolli istituzionali. Con un atto di forte impatto simbolico, il Sindaco ha richiesto formalmente il sorvolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale.
L’auspicio è che il Tricolore delle Frecce Tricolori possa solcare il cielo di Cima Vallona, rendendo un omaggio leggendario al Capitano Francesco Gentile, al Sottotenente Mario Di Lecce, al Sergente Olivo Dordi e all’Alpino Armando Piva.

“Siamo consapevoli della complessità organizzativa e del fatto che la presenza delle cariche più alte dipenderà dalle loro agende istituzionali”, conclude il Sindaco Davide De Rigo Cromaro, “ma questo non ci ha fermati. La mia determinazione è totale: abbiamo attivato ogni canale possibile affinché il 2027 sia l’anno in cui lo Stato riconosce, con la massima onorificenza, il debito di sangue pagato dai nostri Caduti e il coraggio dell’unico sopravvissuto, il Sergente Maggiore Marcello Fagnani.”

L’Amministrazione Comunale di San Nicolò di Comelico coordinerà nei prossimi mesi un tavolo di lavoro permanente per garantire che ogni dettaglio di questa storica ricorrenza sia all’altezza del sacrificio che si intende onorare.

La Strage di Cima Vallona (25 giugno 1967)

Si è trattato di un attentato terroristico avvenuto in provincia di Belluno, nei pressi del confine con l’Austria. Una pattuglia di militari italiani, impegnata in una perlustrazione dopo un sabotaggio ai tralicci elettrici, fu colpita dall’esplosione di mine collocate lungo l’unico sentiero percorribile.

Le vittime: Nell’esplosione persero la vita quattro militari:

Il Capitano dei Carabinieri Francesco Gentile;

Il Sottotenente Mario Di Lecce;

Il Sergente Olivo Dordi;

Il Caporale Armando Piva.

I responsabili: La giustizia italiana condannò all’ergastolo (in contumacia) l’ideatore austriaco Norbert Burger e gli esecutori tedeschi Peter Kienesberger, Erhard Hartung ed Egon Kufner.

Il caso internazionale: Nonostante la condanna in Italia, il processo celebrato in Austria per gli stessi imputati si concluse con un’assoluzione per mancanza di prove, nonostante le forti pressioni diplomatiche esercitate dal governo italiano.

 

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