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Belluno. Successo dell’orienteering senza smartphone

Oltre cento tra bambini e ragazzi hanno partecipato sabato pomeriggio all’iniziativa del Patto Digitale. Obiettivo: dimostrare che la vera connessione nasce dalla socialità e dal gioco all’aria aperta.

Belluno, 29/03/2026 – Una mappa cartacea tra le mani, il naso all’insù per scovare vicoli nascosti e, soprattutto, le tasche libere dal peso (anche psicologico) dello smartphone. Sabato 28 marzo, Piazza Mercato è diventata il cuore pulsante di una sfida insolita per l’epoca iper-connessa in cui viviamo: l’orienteering “disconnesso”.

L’evento, inserito nel calendario di “Mi connetto di meno”, ha superato ogni aspettativa degli organizzatori, portando in centro storico circa cento giovani partecipanti accompagnati dalle famiglie. L’iniziativa è nata dalla sinergia tra il Patto Digitale di Belluno e l’Asd Orienteering Dolomiti di Feltre, con l’obiettivo di promuovere il benessere digitale e contrastare i rischi della dipendenza dalla rete.

«L’idea era sensibilizzare a un uso consapevole della tecnologia», spiegano gli aderenti al Patto Digitale. «L’uso eccessivo della rete può procurare isolamento e disturbi sociali. Volevamo offrire un’alternativa concreta e divertente». Il messaggio sembra essere arrivato forte e chiaro: nonostante il suggerimento di non usare i cellulari fosse solo un invito, gli organizzatori hanno notato con soddisfazione che quasi nessuno ha estratto il telefono dalla tasca durante la prova.

I partecipanti, dopo un’iscrizione gratuita, hanno potuto scegliere tra un percorso lungo e uno corto. Armati di mappa, hanno dovuto rintracciare le cosiddette lanterne (i punti di controllo) disseminate tra le piazze e i palazzi storici del capoluogo, timbrando il cartellino per certificare il passaggio.

Un successo reso possibile da una fitta rete di solidarietà. Teresa De Bortoli, tra le organizzatrici, ha sottolineato il ruolo fondamentale dei volontari: «Dagli Alpini agli Scout, passando per il Gruppo d’acquisto solidale “La Gusela” e la Pastorale diocesana delle famiglie, si è creata una vera comunità». Fondamentale anche il sostegno della Fondazione Alessio e di diverse imprese ed esercizi commerciali locali, che hanno permesso di premiare l’impegno dei piccoli esploratori con un ristoro a base di tè, pizza e biscotti.

Oltre al divertimento, l’evento ha messo in luce il valore pedagogico dello sport: «L’orienteering permette di acquisire competenze pratiche e stimola i ragazzi a crescere in modo più libero», conclude De Bortoli. In un pomeriggio di fine marzo, Belluno ha dimostrato che per “orientarsi” nel mondo, a volte, l’unica bussola necessaria è la curiosità, meglio se condivisa con gli altri.

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