Un gruppo di 24 esperti, tra docenti universitari, urbanisti e storici, scrive alla Soprintendente Marta Mazza alla vigilia della Conferenza dei Servizi: «Si rischia di distruggere l’unitaria leggibilità di un monumento unico in Europa».
Cortina d’Ampezzo, 25/03/2026 – Non una semplice stazione, ma una vera e propria “cittadella ferroviaria” del primo Novecento, simbolo della modernizzazione ampezzana dopo l’annessione all’Italia. È questo il valore che un nutrito gruppo di intellettuali, tecnici e accademici intende difendere con una lettera aperta indirizzata alla Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, dott.ssa Marta Mazza.
L’occasione è la decisiva Conferenza dei Servizi di oggi, chiamata a esprimersi sul progetto di edificazione dell’area dell’ex stazione di Cortina d’Ampezzo. Un intervento che, secondo i firmatari – tra cui spiccano nomi come Salvatore Settis, Tomaso Montanari e i coordinatori Carlo Giacomini e Giovanna Ceiner – minaccerebbe l’integrità di un complesso tutelato dal 2013.
L’accusa: “Una barriera visiva sulla città”
Il fulcro della contestazione risiede nella “costipazione” dell’area. Se fino ad oggi i pareri della Soprintendenza si erano limitati agli interventi sotterranei, ora il progetto prevede la costruzione di sei nuovi edifici. Secondo gli esperti, queste nuove volumetrie creerebbero una “barriera visiva totale” sul fianco sud-est, chiudendo il rapporto storico tra la stazione e il centro cittadino.
«Quello che era un sistema aperto verso la città verrebbe di fatto ridotto a un cortile interno», si legge nel documento. «Si perderebbe la possibilità di una grande piazza pubblica per ottenere un corridoio di servizio ai nuovi edifici, negando il disegno urbanistico originario».
Un “unicum” da proteggere
La lettera ricorda come la stazione di Cortina non sia un piazzale qualunque, ma la “capitale” della Ferrovia delle Dolomiti. Realizzata negli anni ’20, la cittadella concentrava uffici, officine, depositi e alloggi in un sistema coerente e ancora oggi intonso. Il vincolo del 2013 impone la tutela non solo dei singoli fabbricati, ma della loro leggibilità unitaria.
Il rischio denunciato è che i nuovi edifici “umilino” quelli storici, sovrastandoli per altezza e volume. Il caso più eclatante riguarderebbe il monumentale fabbricato viaggiatori, che finirebbe per diventare «il centro di una rotatoria di traffico», schiacciato dal viavai di bus e auto private.
Le alternative possibili
I firmatari chiariscono di non essere contrari a ogni forma di intervento: «Non è questione di inedificabilità totale», precisano. Sarebbe possibile, ad esempio, ricostruire sul lato nord dove sorgeva l’antico deposito locomotori oggi demolito, o rifunzionalizzare le strutture esistenti. La condizione imprescindibile resta però il rispetto delle visuali verso Dobbiaco e Calalzo e la salvaguardia del tracciato ferroviario, oggi cuore pulsante della pista ciclabile.
L’appello finale alla Soprintendente è un richiamo al suo ruolo di “tutore”: l’auspicio è che il parere determinante di mercoledì possa salvare l’ultima possibilità di dotare Cortina di una vera piazza monumentale, preservando l’identità tecnologica e urbanistica di un pezzo fondamentale di storia delle Dolomiti.
I primi firmatari
Tra i 24 sottoscrittori figurano, oltre ai già citati Settis e Montanari: Maurizio Malo (Diritto Pubblico, Padova), Maria Rosa Vittadini (Pianificazione Iuav), Carmine Abate (Italia Nostra Veneto), Sergio Pratali Maffei (Restauro, Trieste) e numerosi altri architetti, giuristi e funzionari pubblici.



