Questa interrogazione punta il dito sul lungo e complesso divorzio tra Belluno e Ponte nelle Alpi e il successivo (e rallentato) matrimonio con l’Unione Montana Val Belluna
Belluno, 15 marzo 2026 – Il passaggio del Comune di Belluno verso l’Unione Montana Val Belluna doveva essere un percorso tracciato e spedito, ma i tempi si dilatano e le incognite aumentano. A sollevare il caso sono i consiglieri Riccardo Samaria e Massimo Garzotto, che attraverso un’interrogazione dai toni netti chiedono alla Giunta chiarezza sul futuro dell’ente e sulla sorte della vecchia struttura.
Secondo il protocollo adottato nel luglio 2025, Belluno avrebbe dovuto essere pienamente operativa all’interno della Val Belluna entro il 1° gennaio 2026. Quella data è passata e il Comune sembra trovarsi in una sorta di “terra di nessuno”. L’adesione non è solo una questione di forma: significa gestire in modo coordinato servizi essenziali come la forestazione, la protezione civile e lo sviluppo rurale insieme ai comuni limitrofi (Limana, Borgo Valbelluna, Sedico).
Al centro delle preoccupazioni dei consiglieri c’è però il “cadavere eccellente”: l’Unione Montana Bellunese. Sciolta nel giugno 2025 e affidata a un commissario liquidatore a novembre, l’ente è ancora oggetto di conteggi economici.
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Patrimonio e debiti: Come verranno spartiti i conti tra Belluno e Ponte nelle Alpi?
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I beni materiali: Quali asset sono già stati venduti o assegnati?
Oltre alle cifre, c’è il fattore umano. L’Unione Montana Bellunese è rimasta con un solo dipendente. Samaria e Garzotto chiedono con forza se sia stato trovato un accordo per la sua ricollocazione e, soprattutto, se il lavoratore sappia quale sarà il suo ufficio tra un mese. Un dettaglio non da poco, che riflette lo stato di incertezza che aleggia sulla vicenda.
La risposta che il sindaco di Belluno o l’assessore competente darà in Consiglio Comunale sarà decisiva. Se il ritardo fosse dovuto a intoppi tecnici della Regione Veneto o a una mancata intesa sui debiti pregressi con Ponte nelle Alpi, il rischio è che Belluno resti ancora a lungo senza una guida montana efficace, proprio mentre le sfide del territorio (gestione boschiva in primis) si fanno più pressanti.
La gestione delle Unioni Montane è fondamentale per l’accesso ai fondi regionali e nazionali dedicati alla montagna. Ogni mese di ritardo potrebbe tradursi in opportunità perse per il territorio.
