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Violenza di genere, le Donne Democratiche di Belluno contro il Ddl Bongiorno: “Sul consenso nessun passo indietro”

Dalla montagna alla piazza di Roma: mobilitazione nel bellunese contro le modifiche all’articolo 609-bis. Le esponenti PD: «Rischio di un arretramento culturale che colpevolizza le vittime».

Belluno, 26/02/2026 – Il dibattito sulla riforma della normativa contro la violenza sessuale accende i territori. La Conferenza provinciale delle Donne Democratiche di Belluno scende in campo con decisione contro le modifiche al cosiddetto “Ddl Stupri” proposte dalla senatrice Giulia Bongiorno, denunciando il rischio di un pericoloso ritorno al passato per la tutela dei diritti femminili.

Al centro della contestazione c’è la gestione del principio del consenso. Secondo le esponenti democratiche, indebolire questo pilastro normativo significherebbe spostare nuovamente il focus del processo dal comportamento del carnefice alla reazione della vittima.

Il fronte bellunese: «La geografia della violenza non ammette sconti»

Giorgia Li Castri, portavoce della Conferenza provinciale, sottolinea come in un territorio montano e complesso come quello di Belluno, la fragilità dei presidi antiviolenza sia già un tema critico. «Lo Stato ha il dovere di rafforzare, non indebolire, gli strumenti di tutela», afferma Li Castri. «Le modifiche proposte rischiano di produrre un arretramento che pagheranno le donne, scoraggiando le denunce in contesti dove il giudizio della comunità è già un peso enorme».

Sulla stessa linea Carla Cassol, consigliera comunale a Feltre, che attacca la visione ideologica alla base della proposta: «Cancellare il consenso significa riabilitare una visione patriarcale dove il possesso del corpo altrui è presunto legittimo finché non viene esplicitamente respinto. È una logica antica: le donne non devono più essere costrette a dimostrare di aver detto “no”».

Un messaggio pericoloso per i piccoli comuni

Il timore è che la riforma possa isolare ulteriormente chi subisce abusi in contesti sociali ristretti. Marta Picinotti, Vice Segretaria provinciale PD e consigliera a Limana, evidenzia la gravità del segnale inviato dalle istituzioni: «Quando lo Stato arretra sul piano normativo, il messaggio è pericoloso. Non possiamo permetterci che la credibilità di una donna dipenda dalla “veemenza” della sua reazione».

Dalla mobilitazione regionale alla piazza nazionale

La protesta non resta confinata ai comunicati. Dopo aver partecipato alla manifestazione regionale di Padova, le Donne Democratiche di Belluno si preparano ai prossimi passi:

  • Iniziative nei Consigli Comunali: È in corso la promozione di un ordine del giorno per impegnare le istituzioni locali a difesa della centralità del consenso.

  • Manifestazione Nazionale: Sabato 28 febbraio, una delegazione bellunese sarà a Roma per la manifestazione nazionale.

La battaglia si inserisce in un clima di mobilitazione più ampio che ha visto la rete D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) raccogliere centinaia di adesioni contro la modifica dell’art. 609-bis del codice penale. «Saremo in piazza per una giustizia che protegga davvero le vittime e investa in prevenzione, non per trasformare il dolore in terreno di scontro politico», conclude Li Castri.

I punti critici della protesta

Tema Criticità rilevata
Consenso Il rischio è che non sia più l’elemento centrale del reato.
Vittimizzazione Il processo potrebbe tornare a concentrarsi sul comportamento della donna.
Territorio La carenza di fondi per i centri antiviolenza locali aggrava l’impatto della riforma.
Cultura Il timore di un ritorno a una visione “patriarcale” del desiderio sessuale.
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