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L’utopia scende in campo: a Feltre le “Utopiadi” sfidano il business di Milano-Cortina 2026

Mentre i riflettori ufficiali si accendono sui grandi palcoscenici olimpici, a Feltre una piazza-parcheggio si riprende la sua anima. Tra sport popolari, critiche ai costi miliardari e difesa dell’ambiente, il Comitato Insostenibili Olimpiadi lancia un messaggio chiaro: lo spirito sportivo non deve essere schiavo del profitto.

Feltre – “Una mappa del mondo che non comprende il paese dell’Utopia è indegna anche di un solo sguardo”. Citando Oscar Wilde, il Comitato Insostenibili Olimpiadi ha dato il via, sabato 7 febbraio, alle Utopiadi. Non una semplice manifestazione di protesta, ma una vera e propria festa del “basso”, capace di trasformare una piazza solitamente destinata alle auto in un laboratorio di socialità e partecipazione.

Mentre la narrazione ufficiale celebra le infrastrutture faraoniche, a Feltre sono bastati un tavolo da ping pong, un biliardino e dei “birilli riciclati” per dimostrare che l’agonismo sano non ha bisogno di cemento. Le attività proposte hanno spaziato dai classici come basket, pallavolo e bocce, fino a trovate creative e politiche come il mini golf a tema sanità e lo Strike Olimpiadi-NO ICE.

L’obiettivo? Dimostrare che i pregiudizi verso le realtà delle “palestre popolari” e dei centri sociali sono solo miopia. L’invasione tanto temuta si è rivelata una ventata di vita, un’alternativa concreta a una visione dello sport inteso esclusivamente come business.

Il cuore della protesta del Comitato batte però su dati e fatti che riguardano direttamente il territorio veneto e milanese. La critica mossa alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è netta e si articola su punti che il comunicato definisce “insostenibili”:

  • Il miraggio del “Costo Zero”: Dalle promesse iniziali di un evento autofinanziato, si è passati a una stima di almeno 7 miliardi di euro a carico dello Stato.

  • L’impatto ambientale: La denuncia riguarda la cementificazione selvaggia, dalle torri di Milano al sacrificio di oltre 500 larici secolari a Cortina per la nuova pista da bob.

  • Trasparenza cercasi: Il Comitato punta il dito contro i protocolli di legalità definiti “carta straccia” e il blocco delle inchieste su corruzione e turbativa d’asta, mentre i costi lievitano e i profitti rimangono in mano ai privati.
“Il ‘contenitore’ (organizzazione e infrastrutture) sta stritolando l’evento, figlio di una visione affaristica e spregiudicata,” dichiarano gli organizzatori.

Le Utopiadi non hanno dimenticato il contesto globale. È stato espresso sostegno agli atleti che, come l’americano Hess, hanno denunciato il razzismo, ma è stata sollevata anche una forte critica verso le contraddizioni del Comitato Olimpico Internazionale.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce la disparità di trattamento tra gli atleti russi e bielorussi, costretti alla neutralità, e la delegazione israeliana, autorizzata a sfilare con bandiera e inno nonostante il perdurare del conflitto a Gaza, definito dal comitato come un vero e proprio genocidio.

Il quesito finale lanciato da Feltre riguarda le priorità del territorio bellunese. In una provincia che lotta contro lo spopolamento, la carenza di trasporti e una sanità sempre più in affanno, è lecito chiedersi se i fondi pubblici – inclusi quelli destinati alle Paralimpiadi, finiti secondo il comitato a coprire i debiti di Simico – non potessero essere investiti diversamente.

Le Utopiadi si chiudono con la consapevolezza che “nessuna forma di violenza potrà spazzare via quello che è stato”. L’animo di chi crede nella collettività si è riacceso: la partita per un’idea diversa di mondo, oltre la superficie patinata dei grandi eventi, è appena iniziata.

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