Il capoluogo dolomitico si conferma tra le città più care d’Italia. L’inflazione locale corre al 2,3%, pesando soprattutto su carrello della spesa e servizi. Sotto accusa anche le scelte fiscali del Comune. Lo rileva Luigi Filippo Daniele, presidente Polis Futura e capofrazione di Baldenich
Belluno, 06/02/2026 – Non è solo una sensazione dei cittadini che faticano a far quadrare i conti: i numeri confermano che vivere all’ombra delle Dolomiti è diventato un lusso. Secondo le elaborazioni sui dati ISTAT di fine 2025, Belluno è ufficialmente entrata nel ristretto gruppo delle cinque città più care d’Italia. Per una famiglia media residente nel capoluogo, il rincaro annuo stimato è di 599 euro, una cifra che colloca la città subito dopo centri come Bolzano, Rimini e Venezia.
Un’inflazione che non rallenta
Mentre a livello nazionale l’inflazione sembra dare tregua assestandosi su una media del 1,5%, a Belluno il dato resta sensibilmente più alto, toccando il 2,3%. A preoccupare non è solo il dato numerico, ma la qualità dei rincari: a crescere sono infatti i beni di prima necessità e i servizi essenziali. Il “carrello della spesa” (alimentari e bevande) ha registrato un aumento del 3,1%, ma il record spetta al settore della ristorazione e dei servizi ricettivi, che segna un pesante +6%. Aumenti che erodono il potere d’acquisto di stipendi sostanzialmente fermi, colpendo in particolare quella fascia media che non beneficia di sussidi ma subisce l’intero peso degli aumenti.
Il peso della burocrazia e delle tasse locali
L’articolo mette in luce come al contesto economico globale si sommino scelte amministrative locali che aggravano il quadro. Sotto la lente d’ingrandimento finisce la Delibera di Giunta n. 222 del novembre 2023, che ha ritoccato verso l’alto i diritti di segreteria per le pratiche edilizie: una SCIA ordinaria è passata da 100 a 140 euro (+40%), scoraggiando chi vorrebbe investire nel recupero del patrimonio immobiliare cittadino.
Non va meglio sul fronte fiscale: il Comune ha confermato l’aliquota IRPEF allo 0,8%, il massimo consentito dalla legge, per i redditi sopra i 28.000 euro. Una scelta che, unita a un mercato degli affitti sempre più proibitivo e alla carenza di servizi strutturali, rischia di accelerare lo spopolamento della città, rendendola meno attrattiva per giovani e lavoratori.
La richiesta di un cambio di rotta
L’analisi di Luigi Filippo Daniele si chiude con un appello alle istituzioni per interventi urgenti. Tra le proposte avanzate per invertire la tendenza: una fiscalità locale più progressiva, incentivi per le locazioni a canone concordato (per contrastare la moria di negozi in centro) e un potenziamento dei trasporti pubblici. “Belluno non può essere una città dove vivere sia un lusso”, conclude il rapporto, sottolineando che il caro vita non è un destino inevitabile, ma il frutto di scelte che possono – e devono – essere riconsiderate.
I dati citati
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Classifica e spesa (+599 euro): le classifiche dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) basate sui dati ISTAT finali del 2025 confermano che Belluno è la quarta città più cara d’Italia per rincari assoluti, con una spesa supplementare media per famiglia esattamente di 599 euro (Bolzano guida la classifica con oltre 700 euro).
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Tasso di inflazione: il dato del 2,3% per Belluno contro il 1,5% nazionale trova riscontro nei report territoriali ISTAT pubblicati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Belluno è stata costantemente segnalata come una delle province con la variazione tendenziale più alta.
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Rincari per settore: I dati (Alimentari +3,1%, Ristorazione +6%) sono coerenti con le rilevazioni effettuate anche dalla stampa localei che hanno analizzato i dati ISTAT specifici per il comune di Belluno nel corso del 2025.
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Delibera 222/2023: la Delibera di Giunta Comunale n. 222 del 2 novembre 2023 esiste realmente e ha effettivamente aggiornato i diritti di segreteria e le tariffe per l’attività edilizia e urbanistica a partire dal 1° gennaio 2024. (140€ per la SCIA)
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Aliquote IRPEF: il Comune di Belluno ha effettivamente confermato per il bilancio 2025 l’applicazione dell’aliquota massima dello 0,8% per la fascia di reddito superiore ai 28.000 euro, con una fascia di esenzione che si attesta tra i 10.000 e i 12.000 euro a seconda delle ultime modifiche di bilancio (Palazzo Rosso ha dovuto “raschiare il barile”, come dichiarato dall’assessore al bilancio).
