
Le segretarie generali della Camera del lavoro di Belluno e della Fillea CGIL di Belluno
intendono esprimere la propria preoccupazione sul percorso di avvicinamento ai Giochi
olimpici, evidenziando nel contempo e una volta di più la totale assenza di eredità, utili per il territorio, che le opere realizzate per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina mancheranno di lasciare, ma anche l’enorme impatto ambientale che ne deriverà.
Un grande spreco di risorse pubbliche, una grande occasione sprecata per la montagna
bellunese e uno sfregio a un contesto naturalistico tanto bello, quanto delicato.
“The show must go on, lo spettacolo deve conƟnuare, sembra essere l’unica
giusƟficazione per qualunque grave problema di sostenibilità ambientale, di sostenibilità
economica e di etica, che riguarda le Olimpiadi Milano Cortina” affermano Denise Casanova e Ilaria Sperandio.
“Si è cominciato con lo stravolgimento delle linee guida con cui il Cio aveva scelto una
zona di montagna, un ambiente alpino fragile per sua natura, per lo svolgimento dei Giochi
olimpici: rifacimento completo della pista da bob con costi lievitati a dismisura, distruzione di una foresta di larici secolari, alla faccia della sostenibilità ambientale, costruzione di un
villaggio usa e getta vicino al greto di un fiume, che non lascerà nessuna eredità al territorio, (come sarebbe stato se avessero ristrutturato l’ex villaggio Eni), la legacy se la terranno i luoghi dove le casette andranno a finire, pare al mare. Si è paventata e sembra per ora scongiurata, la possibilità di chiudere due seƫmane le scuole, con danni non indifferenti per alunni e per genitori (vedi alla voce madri), perché se i figli fossero rimasti a casa, non avrebbero potuto andare a lavorare. Si conclude in bellezza, con la possibilità di procedere con i lavori della cabinovia di Socrepes, altro scempio ambientale, con la gravità di proseguire nonostante la presenza di una frattura nel terreno, che si è aperta questa estate quando hanno cominciato i lavori”.
“In passato” osservano Casanova e Sperandio “in questa provincia si ignorarono tuƫti i
segnali, compresa una fraƩura nel terreno, che avrebbero potuto evitare una tragedia immane.
A parte l’amarezza e la rabbia di constatare che non c’è memoria mai di nulla e ogni volta si invoca la tragica fatalità, quando invece si tratta di scelte politiche ben precise, restiamo in attesa di capire chi alla Regione Veneto si assumerà la responsabilità di firmare l’autorizzazione per l’immunità di frana dell’opera”.



