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Rientro dei discendenti degli emigranti. Ecco il piano di rilancio della Provincia per superare la denatalità

Belluno, 19 ottobre 2025 – Contrastare denatalità e carenza di manodopera ripartendo dalle proprie radici: è questa la proposta lanciata dal convegno “Le nostre Radici”, tenutosi ieri in Sala Muccin del Centro Giovanni XXIII di Belluno. L’evento, organizzato dal Lions Club Belluno in collaborazione con l’Associazione Bellunesi nel Mondo (ABM), e con il patrocinio di Comune e Provincia, ha messo al centro la possibilità del rientro dei discendenti degli emigranti come soluzione strategica allo spopolamento.

La sala gremita, alla presenza di numerose autorità civili e militari – tra cui il prefetto Antonello Roccoberton, il presidente della Provincia Roberto Padrin e il questore Roberto Della Rocca – ha fatto da cornice a una riflessione che, partendo dalla storia, ha tracciato proposte concrete per il futuro.

Da Venezia ai “Cervelli in Fuga”: cinque secoli di emigrazione
A dare il via ai lavori, coordinati da Cecilia Franciosi, è stato il Presidente del Lions Club Belluno, Alessandro Toscano, che ha ribadito l’impegno del club nel “prefigurare il futuro” per una provincia che rappresenta il 20% della superficie regionale ma solo il 5% della popolazione. L’auspicio è quello di “ritrovare la capacità di fare squadra” attorno ai nuovi problemi.

Il cuore storico del convegno è stato l’intervento di Dino Bridda, direttore della rivista “Bellunesi nel Mondo”. Bridda ha ripercorso cinque secoli di storia migratoria, dalle figure del Quattrocento come i “bòter” e le “balie”, fino alla grande emigrazione di massa verso le Americhe tra ‘800 e ‘900. L’excursus si è concluso con l’emigrazione contemporanea, dove “non emigra più la valigia di cartone, ma il cervello”, portando all’estero giovani laureati e con competenze elevate.

La vicepresidente ABM, Patrizia Burigo, ha poi posto l’accento sul ruolo cruciale delle donne nell’emigrazione, ricordando storie di balie, domestiche e imprenditrici come Ana Rech in Brasile.

Una toccante testimonianza di “cervello rientrato” è stata portata dalla cardiologa (e LIon) Debora De Cian, che dopo esperienze professionali in Sud America, Africa e Spagna, ha scelto di tornare in provincia: “Riesco ad apprezzare gli aspetti positivi e le bellezze del nostro territorio in modo più consapevole,” ha confessato.

Proposta shock: attrarre 70 milioni di “Italici” con un Piano casa
Il punto di svolta è arrivato con la proposta per il rilancio demografico ed economico. Paolo Doglioni, presidente di Ascom Belluno, ha evidenziato l’allarme demografico: se nel 1970 c’era un anziano per ogni giovane, oggi quel rapporto è di 5,5 a 1. La soluzione proposta è “trovare nuovi italiani, meglio se discendenti di italiani”, puntando alle vaste comunità di oriundi in Paesi come Brasile e Argentina.

Doglioni ha suggerito un progetto pubblico-privato per recuperare le case abbandonate e destinarle a queste famiglie, con un percorso a lungo termine che potrebbe portare all’acquisto dell’immobile.

L’appello per una visione più ampia è stato lanciato da Oscar De Bona, presidente di ABM e UNAIE. Dopo aver annunciato un protocollo nazionale con Confcommercio Italia per il reperimento di manodopera oriunda, De Bona ha quantificato la “miniera d’oro” in circa 70-80 milioni di discendenti diretti di italiani nel mondo.

Il vero ostacolo, tuttavia, risiede nelle normative rigide che limitano la doppia cittadinanza e non agevolano il riconoscimento dei titoli di studio e la ricerca di alloggi. Per questo, De Bona ha lanciato un forte appello affinché “la provincia prenda l’iniziativa e metta attorno a un tavolo tutti i soggetti” per elaborare una proposta unitaria da portare a Roma.

Il convegno “Le nostre Radici” si chiude dunque non come semplice rievocazione storica, ma come un laboratorio di idee per il futuro. La sfida è lanciata: per combattere lo spopolamento e la crisi economica, Belluno deve guardare oltre i confini, facilitando il ritorno dei suoi figli e nipoti sparsi per il mondo.

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