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Quando il carcere diventa propaganda: Il Pd bellunese e la difesa dei detenuti

Belluno, 4 ottobre 2025 – Il recente e tragico suicidio di un detenuto nel carcere di Baldenich, a Belluno, ha comprensibilmente sollevato l’attenzione pubblica. Tuttavia, la reazione del Partito Democratico (PD) e di esponenti della sinistra locale, come traspare dal loro comunicato, non si limita a esprimere un doveroso cordoglio o a chiedere un miglioramento delle condizioni carcerarie, ma si trasforma in un attacco politico strumentale, sfruttando un dramma umano per fini di opposizione.

Mentre è innegabile che il sistema penitenziario italiano affronti problemi strutturali – dal sovraffollamento alla carenza di personale e supporto psicologico – l’approccio scelto dalla sinistra bellunese tradisce la precisa finalità di attaccare il governo, finendo altresì per gettare un’ombra ambigua sulla distinzione tra chi è in attesa di giudizio e chi è stato condannato per reati gravi.

Il comunicato della sinistra parla indistintamente di “detenuti” e di “pena che deve tendere alla rieducazione del condannato,” mescolando situazioni giuridiche e morali profondamente diverse. Un carcere, infatti, non ospita solo individui la cui colpevolezza è stata accertata in via definitiva. Al suo interno, accanto a omicidi, stupratori e trafficanti di droga condannati (per i quali il principio rieducativo della pena coesiste con la necessità di difendere la società e rendere giustizia alle vittime), ci sono: imputati in custodia cautelare, persone in attesa di giudizio o con un processo ancora in corso; e condannati in via definitiva: individui la cui colpevolezza è stata stabilita con sentenza irrevocabile. Per loro, la pena ha il duplice scopo di punizione e di rieducazione.

Ebbene, è proprio per coloro che sono in attesa di giudizio che le condizioni carcerarie inadeguate sono più inaccettabili, poiché il loro diritto alla dignità e alla presunzione di innocenza viene calpestato da una detenzione che non èe potrebbe non divenire “pena”.

La sinistra, tuttavia, non precisa siffatta circostanza. Quando ci si limita a parlare di “disagio” o a citare le statistiche sui farmaci senza fare distinzioni, si crea l’impressione che la difesa sia rivolta indiscriminatamente a tutti coloro che sono dietro le sbarre. In questo modo, l’appello a tutelare i diritti diventa una generica difesa dei delinquenti o presunti tali, ignorando completamente la sofferenza delle vittime e l’esigenza di sicurezza della comunità.

Il cuore della critica politica del PD si concentra dunque sull’attaccare il ministro Nordio e il governo, accusandoli di “guardare altrove” e di proporre un “nuovo decreto sicurezza anticostituzionale”. Un attacco che peraltro poteva muoversi tranquillamente su temi più pertinenti, quale ad esempio, la pretestuosità della separazione della carriere, volta a limitare l’indipendenza dei giudici.

L’uso di dati allarmanti, come l’aumento dei suicidi o degli atti di autolesionismo, è legittimo se finalizzato a chiedere riforme concrete (più psicologi, meno sovraffollamento). Diventa invece un’operazione demagogica quando è unito alla narrazione secondo cui qualsiasi misura volta a inasprire le pene o a garantire una maggiore sicurezza sia, per definizione, “anticostituzionale” e disumana.

Il carcere di Baldenich, come tutte le carceri italiane, necessita probabilmente di urgenze: più personale, strutture adeguate e un Garante dei Detenuti in carica.  Ma l’onestà intellettuale e la responsabilità politica impongono di non confondere la necessità di tutelare la dignità umana di chi è ristretto (sia esso in attesa di giudizio o condannato) con la deresponsabilizzazione del crimine.

L’opposizione ha il dovere di chiedere trasparenza e riforme, ma non può farlo alimentando una narrativa che, pur di attaccare gli avversari, si schiera in modo così netto da apparire come una difesa incondizionata di chi ha infranto le regole della convivenza civile. Il dramma di Baldenich merita un dibattito equilibrato, e libero dall’ossessione di un attacco politico fine a sé stesso.

(rdn)