Sabato 11 ottobre alle 18:00 alla libreria “Le 2 Zitelle” in piazza Piloni a Belluno si terrà la presentazione dell’ultimo romanzo dal titolo “Via da qui” di Francesco Dal Santo, che abbiamo incontrato e intervistato.
L’autore esordisce con un sorriso che nasconde una punta di malinconia, o forse, più semplicemente, la consapevolezza di un artista perennemente proiettato in avanti. Il suo ultimo lavoro, “Via da qui”, è un romanzo intenso e toccante, eppure la sua mente sembra già concentrata sulla prossima sfida letteraria.
“Qualcuno mi ha detto che è innaturale pubblicare un romanzo ogni due anni come sto facendo. – confessa Dal Santo – Del resto, ho imparato che avere costantemente una storia da scrivere è una grossa fregatura, perché mi distoglie dal vivermi il presente. Vedo sempre il potenziale del mio prossimo libro, il che comunque è esaltante per migliorarmi puntando al prossimo obiettivo”.
Di cosa parla questo romanzo?
“Via da qui è una storia di violenza e abusi, fondati sul racconto di una mia conoscente – spiega l’autore – questo terzo libro parla di lei e dei suoi trascorsi di violenza domestica e abusi di genere da parte di un suo compagno. Una storia che a suo tempo ho trovato tanto toccante quanto straziante e solo in seguito avrei deciso di raccontarla romanzandola”.
Perché la scelta di questa tematica difficile?
“Se da una parte è vero che da sempre nei miei libri ho puntato su tematiche intime e inerenti alla condizione umana, questo contesto mi ha permesso di entrare maggiormente in connessione con trama e personaggi”.
Possiamo dire che si tratta di un racconto autobiografico di questa persona?
“Non del tutto. – chiarisce l’autore, svelando le sue intenzioni stilistiche – Rispetto agli altri libri, ho cercato una nuova direzione narrativa, tentando di evolvere i concetti alla base di trama e intreccio per tenere alto l’interesse dei lettori pagina dopo pagina”.
Come è strutturata la storia?
“Diciamo che, oltre alla sperimentazione sul piano dell’intreccio, ciò che ho trovato particolarmente interessante è stato scrivere in prima persona dal punto di vista della protagonista, quindi da una prospettiva nuova e inedita per me”. “Il solo aver ascoltato una storia che poi avrei scritto in maniera intima e confidenziale – prosegue l’autore – per me ha significato molto dal punto di vista empatico con questa persona e con la storia in generale”.
Quale sarà il prossimo manoscritto di cui accennava?
“Anche se credo di poter dire di essere soddisfatto da questo ultimo scritto, sto già pensando alle grandi possibilità del prossimo libro a cui sto lavorando. – conferma l’autore – Con questo, non voglio sminuire nulla del percorso fatto fino a qui. Anche perché penso continuamente a come percorrere sempre meglio i miei prossimi passi”.
Parliamo di editoria. Qual è il suo consiglio a chi decide di intraprendere l’avventura dello scrittore?
La sua risposta si fa più intensa, quasi un manifesto. “Puntare a fare sempre meglio con metodo, abnegazione e ostinazione.”
L’autore allarga lo sguardo sulla realtà che circonda chi insegue un sogno.
“Il contesto in cui viviamo rappresenta spesso un deterrente per chi insegue un sogno, e non solo in ambito letterario. Prima di credere nella scrittura sono stato un musicista, ho lavorato come illustratore indipendente e in molti altri ambiti inerenti alla creatività in generale. È davvero difficile trovare qualcuno disposto a investire nel talento delle persone, e nell’editoria lo è ancora di più, perché le case editrici alle volte chiedono agli autori di pagare la stampa dei loro manoscritto trattenendosi comunque una percentuale. Io sono stato fortunato a trovare una casa editrice onesta e indipendente e sono felice di questo, ma conosco persone molto più talentuose di me che sono state costrette al compromesso del self publishing, con tutte le conseguenze che ne derivano”.
“Questo quindi mi porta a rinnovare il consiglio per chi decide di crederci davvero: metodo, abnegazione e ostinazione. In una parola: passione! Se ci sono questi elementi i risultati presto o tardi arriveranno. Bisogna crederci davvero”.


