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La scuola a Mel si ferma per pensare alla pace

Ieri, domenica 21 settembre 2025: si è celebrata (sottotono) la Giornata Internazionale della Pace, istituita il 30 novembre 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con lo scopo di sensibilizzare e promuovere attività educative sulla tematica della pace e della non violenza.

Oggi, lunedì 22 settembre 2025: come è noto, molte categorie lavorative si fermeranno, incrociando le braccia contro le terribili notizie che giungono costantemente da Israele, in particolare da Gaza. Anche la scuola, luogo per eccellenza di educazione integrale degli studenti, non può rimanere impassibile. Gli stessi ragazzi vogliono discutere coi prof su quanto avviene nel mondo e, commentando le notizie del giorno, si interrogano su termini come “pace”, “dialogo” e, purtroppo, “genocidio”.

Ecco perché, come espresso da un docente della Scuola Secondaria di Primo grado dell’I.C. di Mel, “noi insegnanti abbiamo deciso di aderire (quasi all’unanimità) allo sciopero generale indetto per questa giornata in solidarietà al popolo palestinese e agli abitanti della Striscia di Gaza”.

“E’ stata una scelta ponderata; non possiamo”- continua il prof – “rimanere apatici. In quanto docenti-cittadini-esseri umani, vogliamo dissentire da tutto ciò che lo Stato d’Israele sta perpetrando sulla popolazione civile della Striscia, con la complicità, più o meno diretta, di parte del Mondo Occidentale”.

Se è vero che la scuola promuove il dialogo fra le parti ed educa a valori come persona, condivisione, diversità, inclusione, solidarietà ed empatia, pare giusto e conseguente offrire uno spunto di riflessione alla comunità di genitori e alunni, fruitori della scuola. Pur comprendendo che la modalità dello sciopero non sia risolutiva e non piaccia a molti, soprattutto per il disagio che spesso crea, non può essere moralmente sostenibile attivare i ragazzi con progetti, cartelloni ed iniziative a tema e poi non darne un esempio concreto.

“Non si vuole fare demagogia o politica” – sottolinea un altro docente – “lontano da noi questo! Né si vuole arrivare ad usufruire di un fine settimana lungo. L’intento è solamente quello di dare un segnale e suscitare all’interno dell’ambiente scolastico quel senso critico e quelle riflessioni promettenti di cui spesso, si dice, siano deficitari i giovani”.

I professori che aderiscono allo sciopero, pertanto, si scusano con le famiglie per il disagio arrecato. Tacere di fronte a tematiche sì gravi, tuttavia, non è, a loro avviso, formativo ed esemplare. Anche se lo sciopero non costituirà forse l’azione più efficace, esso è pur sempre un atto costruttivo utile per l’ identità di cittadino attivo degli studenti.

A conclusione, si dice che il futuro sia dei giovani e si costruisca partendo proprio da loro. Se si vuole un mondo migliore per le future generazioni, da qualche parte si deve cominciare e, perciò, necessariamente agire con ogni opportunità costruttiva… anche passando attraverso momenti contrastanti e divisivi come quello di oggi.

A nessuno piace la guerra! Dobbiamo cercare con ogni mezzo di arrivare e proteggere la PACE!

- Advertisement - Roberto Denart
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