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Una bomba a orologeria a 20 metri dal torrente Vanoi * di Michele Facen

Michele Facen (Videomedia)

Il torrente Vanoi sembra non avere pace: dopo il famigerato progetto di diga che ha visto opporsi tutte le popolazioni locali assieme a quelle dell’asta del Brenta, ora si sono portati già oltre 50.000 metri cubi di materiale inerte proveniente dall’ex Scalo Filzi di Trento, tristemente noto per essere un’area contaminata dalle ex fabbriche della Sloi e della carbochimica, terre che da decenni si dice di voler bonificare e che mai lo sono state. Terre contaminate da IPA (IdrocarburI Policiclici Aromatici, sostanze notoriamente cancerogene) oltre che dal piombo.

A Trento Nord esiste addirittura un comitato di medici che ha reso pubblica l’alta incidenza di tumori in tutta l’area e i quartieri adiacenti l’ex Scalo Filzi. Lo scandalo riguardava solo (si fa per dire) la città di Trento finché RFI decide di progettare due nuove linee ferroviarie di alta velocità che devono passare proprio sulla zona incontaminata (costo complessivo dell’opera: 2 miliardi) e come intoppo trova migliaia di metri cubi di terreno avvelenato (metà area è posta sotto sequestro dalla magistratura).

Cosa fare?

Si decide allora di spostare 260000 metri cubi delle terre subito vicine a quelle poste sotto sequestro, sulla discarica di Ronco, Comune di Canal S.Bovo, a 5 km dal confine Veneto, a 20 metri dalla sponda del fiume Vanoi. Come Comitato scopriamo che nel 2014, dall’allora sindaco, sono stati triplicati i valori di sostanze nocive (tra cui i policarburi) che possono essere conferiti nella discarica, cosicché una discarica nata per il conferimento di materiali inerti prevalentemente di origine edile, diventa una discarica per materiali contaminati.

Sempre il Comitato scopre che il valore della discarica passa da 260mila euro a 2,5 milioni di euro con l’acquisto della nuova società che gestisce ora la discarica. In una riunione svoltasi a Canal S.Bovo con l’Appa, la massima autorità di controllo ambientale trentina, l’organo ha ammesso la presenza di sostanze nocive nei materiali ma abbondantemente sotto la soglia prevista per legge (come detto, precedentemente triplicata), quindi le povere genti di Canal S.Bovo si vedono passare quotidianamente per le loro strade oltre una decina di camion che fanno 120 km per scaricare a Ronco questi rifiuti contaminati in una discarica che abbiamo accertato non avere nemmeno il fondo impermeabile e che quindi fa percolare il materiale ad ogni pioggia.

Abbiamo quindi una bomba a orologeria proprio a 20 metri dal Vanoi, che poi si getta sul Cismon per finire sul Brenta e giungere al mare, una minaccia che riguarda anche tutto il Veneto e stiamo cercando di rendere noto il grave problema agli amministratori e alle popolazioni che vivono a valle della discarica perché si avviino indagini esterne e autonome sulla discarica e sui materiali conferiti, in modo da salvare uno dei pochi fiumi rimasti a corso libero di tutto l’arco alpino.

Michele Facen, Comitato per la difesa del torrente Vanoi