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Legge sulla Montagna, più parole che soldi. Del Bianco: una svolta storica o un bluff?

Alessandro Del Bianco, segretario provinciale PD

Un’analisi critica svela la realtà dei finanziamenti e la mancanza di riforme strutturali, mentre le province montane rischiano di perdere risorse

Belluno, 11 settembre 2025 – Quella che era stata presentata come una “svolta storica” per le aree montane italiane rischia di rivelarsi un vero e proprio bluff. La Legge sulla Montagna, tanto attesa e celebrata, viene ora messa sotto la lente di ingrandimento da un’analisi critica che ne svela le debolezze strutturali. L’accusa, lanciata dal segretario provinciale del PD Alessandro Del Bianco, è chiara: la legge, pur ricca di buone intenzioni, non porta con sé un solo euro in più di finanziamenti. Anzi, in un contesto di tagli, le comunità montane potrebbero addirittura rimetterci.

Il punto più controverso è racchiuso nell’articolo 33 della legge, che stabilisce: “Alla copertura dei predetti oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT)”. Questa singola riga basterebbe a smontare l’intero castello delle promesse. I 200 milioni di euro annunciati per la legge non sono fondi aggiuntivi, ma semplicemente risorse già destinate alle aree montane, previste dal governo Draghi, che vengono ora “travasate” in un nuovo contenitore legislativo.

“È come se a un popolo di assetati si prendesse una bottiglia, la si travasasse in un’altra e si dicesse: ecco popolo, prendi questa nuova bottiglia d’acqua!”, commenta Del Bianco, sottolineando come la manovra sia puramente nominale e non apporti alcun beneficio reale.

Buone intenzioni senza fondi e riforme mancate
Oltre al problema dei finanziamenti, l’analisi solleva dubbi sulle riforme istituzionali. La legge è piena di “belle parole” e obiettivi ambiziosi, ma la loro attuazione rimane legata alla disponibilità di fondi che, di fatto, non esistono. Ma c’è di più: l’occasione per dare nuova linfa agli enti locali montani è stata clamorosamente sprecata. Non è stata prevista alcuna modifica alle strutture istituzionali esistenti, nessuna ridistribuzione di funzioni o, tantomeno, l’introduzione di un’elettività per le province a statuto speciale.

“Quale migliore occasione di questa per ridare centralità e funzioni (elettività in primis) almeno a quelle tre province che per legge sono definite montane? Eppure, niente. Fuffa”, prosegue la critica.

Tagli e conseguenze reali
Il quadro si fa ancora più cupo se si considera il contesto finanziario generale. La Legge sulla Montagna si inserisce in una manovra economica del governo che prevede tagli significativi. Gli enti locali montani, infatti, si troveranno ad affrontare una pesante riduzione di risorse che si farà sentire in particolare nei prossimi anni. Solo in provincia di Belluno si stimano due milioni di euro in meno all’anno fino al 2028.

Alla fine, i conti sono presto fatti: lo Stato ci guadagna, la montagna ci perde. Nonostante questo, c’è chi ha avuto il coraggio di definire questa legge una “svolta storica”. Parafrasando la celebre locuzione, in questo caso “la montagna ha partorito il topolino”. Un risultato ben al di sotto delle aspettative, sostenuto da chi teme che, nonostante le promesse, le comunità montane rimarranno ancora una volta ai margini.

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