
Belluno, 29 luglio 2025 – Abbiamo letto con attenzione le interviste all’attuale presidentessa della Fondazione Teatri delle Dolomiti e al suo ex presidente. Alla luce delle loro parole la nostra attenzione si è focalizzata soprattutto su due aspetti: le difficoltà del museo Fulcis, esasperate nei tre anni di amministrazione De Pellegrin, e le incertezze riguardanti il progetto “Culture Link” che da sempre ci è stato presentato come uno dei cardini del DUP (Documento Unico di Programmazione) dell’amministrazione De Pellegrin, soprattutto in quanto strumento di attrattività per i giovani.
Riguardo al Culture Link, ne abbiamo chiesto più volte informazioni in consiglio comunale e ci è sempre stato risposto che il progetto andava avanti. Della stessa idea sembra essere l’attuale presidente di Fondazione teatri, mentre l’ex presidente Ferigutti denuncia l’esodo di diversi partners che non credono più in un progetto che si sarebbe svuotato nei contenuti; quindi, ci piacerebbe avere informazioni al riguardo, sia per ciò che concerne il suo stato di attuazione, sia per quanto interessa il numero attuale dei membri aderenti e i motivi per i quali in diversi hanno scelto di sfilarsi dall’iniziativa.
Per ciò che riguarda il museo Fulcis, noi di Insieme per Belluno Bene Comune, da sempre convinti che la cultura sia il vero motore di una città, abbiamo fatto interrogazioni per sapere quali fossero le idee e i progetti dell’assessore alla Cultura: purtroppo, le risposte non ci hanno mai soddisfatti, tanto che abbiamo sempre denunciato una mancanza di visione e progettualità in ambito culturale.
A giudicare dalle notizie apparse e dai discorsi orgogliosi dell’assessore Addamiano e del Sindaco, il grande successo di questi tre anni sarebbe, in effetti, la mostra su Andy Warhol: peccato che sia un’operazione ideata, progettata e pagata da privati, con un minimo contributo (anche economico: soli 5.000 euro) da parte della amministrazione comunale. Come già puntualizzato da Bavasso in consiglio comunale, si è trattato di una mostra preconfezionata e lo dimostra il fatto che l’amministrazione che non ha nemmeno ritenuto di coinvolgere il comitato scientifico del museo e i suoi pregevoli esperti; una mostra commerciale, quindi, e non di valore scientifico, non essendoci i nostri esperti museali dietro.
Che tale mostra sia il risultato di maggiore successo di tre anni di politiche culturali, è piuttosto grave.
Come è grave che l’amministrazione abbia di fatto dato il suo Palazzo più prestigioso in mano ai privati come vetrina per accrescere il valore delle proprie opere (ricordiamo che Rosini, proprietario della collezione, è un gallerista!): esporre in musei pubblici quota le opere e va detto che, infatti, la collezione Rosini-Gutman prima aveva praticamente sempre esposto in musei privati.
Senza considerare che non si capisce il nesso tra un museo civico che si vuole intitolare a Sebastiano Ricci e una mostra di pop-art. Certamente se le opere di Rosini hanno acquisito valore, qualsiasi specialista del settore confermerebbe che il museo, esponendole, non possa dire lo stesso e che, anzi, qualsiasi contenitore perde di valore se le opere non sono alla sua altezza.
E allora cosa ci ha guadagnato il Comune? Guardando agli incassi, non un granché.
8.478 ingressi di cui 2.655 visitatori provenienti dal capoluogo, 4.607 dalla provincia, 1.216 fuori porta. Ma se consideriamo i biglietti interi a 12 euro, ridotti a 7,50 euro, 3 euro per le scuole, 5 euro per sconti famiglia, i conti non tornano.
In occasione del consiglio del 30 giugno è stata evidenziata una variazione di entrata in parte corrente nel bilancio di previsione: 20.000 euro derivanti dalle maggiori entrate nel museo Fulcis grazie alla mostra su Warhol.
Quindi l’amministrazione, che si è presa infine i meriti della mostra e la ha definita un successo, ha guadagnato dalla stessa circa 20.000 euro.
Anche volendo tenerci bassi e considerando una media di 5 euro a biglietto, con quasi 8.500 ingressi dovrebbe esserci un incasso superiore ai 40.000 euro. Come mai allora al 16 giugno (data della delibera di giunta per la variazione di assestamento del bilancio di previsione 2025-2027) erano registrati solo 20.000 euro? Un conto che, a precisa domanda della consigliera Bavasso, l’assessore non ha esitato a definire “congruo” sebbene “prudenziale rispetto all’effettività degli accessi”.
L’assessore Addamiano aveva poi parlato di tre grandi mostre, senza voler svelare in consiglio quali fossero: se questa è la punta di diamante, in quale modo l’amminstrazione De Pellegrin pensa di risollevare il museo Fulcis e valorizzare quello straordinario palazzo e le competenze del suo personale? Quali sono, dunque, le nuove iniziative culturali in programma per i prossimi mesi presso il museo Fulcis?
Ricordiamo che nel 2017, anno di inaugurazione del Museo, con i primi due mesi di accessi gratuiti, l’amministrazione precedente aveva incassato 126.000 euro. Questa amministrazione, invece, aveva previsto a bilancio 2025-2027, la cifra di 40.000 euro, a cui vanno sommati questi 20.000, per un totale di 60.000: non è forse questo un segnale che l’attuale amministrazione debba cambiare marcia e che si debba lavorare maggiormente per iniziative culturali di livello nel nostro principale museo cittadino?
Gruppo consiliare Insieme per Belluno Bene Comune
