
La Consigliera di Parità della Provincia di Belluno interviene con fermezza sul caso di una lavoratrice di Cortina Marketing, società a totale partecipazione pubblica del Comune di Cortina d’Ampezzo, alla quale è stata negata la possibilità di accedere allo smart working, pur avendone fatto richiesta in un contesto di cura familiare e di rientro da congedo parentale.
“Non possiamo tacere di fronte a un atteggiamento che non solo contraddice le norme e le linee guida nazionali sulla conciliazione vita-lavoro, ma che, in quanto espresso da una società pubblica, appare doppiamente inaccettabile”, dichiara la Consigliera, che prosegue: “In un contesto storico in cui l’Italia – e in particolare la Regione Veneto – sta promuovendo certificazioni di parità di genere, Family Audit, e politiche attive di benessere organizzativo, fa riflettere che un’azienda pubblica si trinceri dietro motivazioni generiche e formali (come la sopravvenienza delle Olimpiadi) per sottrarsi alla propria responsabilità sociale e istituzionale.
La parità di genere non è un’eccezione, è un obbligo giuridico e un dovere etico. L’assenza ingiustificata dei vertici aziendali all’incontro convocato dalla Consigliera, non solo rappresenta un gesto di scarsa considerazione istituzionale, ma mina il principio di leale collaborazione tra soggetti pubblici, sancito anche dalle disposizioni normative che istituiscono il ruolo della Consigliera stessa (art. 15, D.Lgs. 198/2006).
Le parole pronunciate dai rappresentanti dell’azienda appaiono più come una dichiarazione politica che come una motivazione tecnica”, sottolinea ancora la Consigliera, “e sembrano ignorare completamente la trasformazione del mondo del lavoro e le aspettative delle nuove generazioni. Cortina Marketing, in quanto società integralmente pubblica, ha il dovere di dare l’esempio nella promozione della parità e nell’attuazione concreta dei principi costituzionali e delle normative sul lavoro. Non può permettersi di rimanere ancorata a una logica difensiva e burocratica, quando la sfida attuale richiede una visione moderna e responsabile.”
La Consigliera di Parità della Provincia di Belluno esprime piena solidarietà alla lavoratrice coinvolta e auspica che l’azienda voglia riconsiderare la propria posizione, aprendo un dialogo trasparente e rispettoso delle prerogative istituzionali, dei diritti delle donne e della dignità del lavoro.
