
Belluno, 19 luglio 2025 – In qualità di ex Presidente della Fondazione Teatri delle Dolomiti, sento il dovere civico e culturale di condividere alcune riflessioni in seguito all’intervista rilasciata dalla Presidente in carica, Michela Marrone, e pubblicata recentemente sui quotidiani locali. Non si tratta di una replica polemica, bensì di un contributo di verità e visione, volto a restituire dignità al lavoro collettivo svolto negli anni e a richiamare l’attenzione della comunità sul futuro di una realtà che ha rappresentato un presidio culturale dinamico, inclusivo e strategico per il territorio.
La Fondazione Teatri delle Dolomiti: una risorsa culturale e strategica
Ridurre la Fondazione a un mero contenitore tecnico-amministrativo significa sminuire il suo ruolo pubblico e culturale. La Fondazione è il frutto di relazioni consolidate, progettualità coraggiose e scelte orientate da una visione condivisa e partecipata.
Durante il mio mandato sono stati conseguiti risultati concreti, tra cui:
· Aumento del contributo annuo di Fondazione Cariverona: da 100.000 a 120.000 euro, grazie a una progettazione innovativa, in linea con le priorità dell’ente erogatore.
· Ideazione e avvio del progetto Culture Link: nato per attivare reti giovanili, promuovere la formazione e professionalizzare nuove figure nel settore culturale.
· Produzione diretta del cartellone teatrale e musicale: un salto di qualità nella gestione artistica e nella visione strategica.
· Accordo con Cortina Banca: ottenuto un contributo di 30.000 euro a partire dal 2024 per Culture Link e per le attività teatrali.
· Attivazione di uno sportello culturale con il Consorzio BIM Piave: a supporto del territorio e contro ogni logica centralistica.
Tutto questo è stato possibile solo grazie a un lavoro di squadra, fondato su trasparenza, entusiasmo e spirito di servizio pubblico.
Scelte attuali che destano preoccupazione
Destano forte preoccupazione le recenti scelte del nuovo Consiglio di Gestione, in particolare la sospensione del cartellone teatrale della Fondazione per la stagione 2024-2025, nonostante la disponibilità di oltre 140.000 euro provenienti da fondi pubblici e privati.
Una decisione ingiustificata che rischia di produrre effetti contrari alla missione della Fondazione:
· Indebolire la fiducia degli enti finanziatori, che avevano riconosciuto nella FTD una realtà meritevole di investimento e sostegno;
· Deludere il pubblico, che aveva intravisto nel rilancio di una nuova offerta culturale un segnale concreto di cambiamento e innovazione;
· Determinare un arretramento culturale e strategico per il territorio, vanificando il percorso di crescita e partecipazione faticosamente costruito.
Si afferma che “i conti sono a posto”, ma nel frattempo si sospende l’unico strumento capace di generare valore culturale, identità collettiva e visione per il futuro. Una contraddizione evidente, che impone una riflessione più ampia sulla direzione che si intende imprimere al ruolo culturale della Fondazione.
Il rischio di una deriva tecnocratica
Si avverte una preoccupante tendenza verso una verticalizzazione delle decisioni, che riduce la Fondazione a un ente puramente tecnico-organizzativo. Una fondazione culturale deve invece essere:
· aperta e partecipativa,
· generatrice di opportunità,
· promotrice di dialogo e innovazione.
Purtroppo, né la Fondazione né l’Assessorato alla Cultura hanno promosso una progettualità realmente incisiva, continuando a privilegiare realtà consolidate, definite “residenti”. Una scelta singolare, poiché nessun’altra Fondazione Teatri in Italia adotta il modello della residenza teatrale. Ne deriva una forma di sudditanza culturale nei confronti del Comune, che depotenzia la missione della Fondazione.
Culture Link: da modello innovativo a contenitore svuotato
Uno dei progetti più innovativi, Culture Link, appare oggi profondamente svuotato. Numerose associazioni partner si sono defilate, denunciando:
· un clima di chiusura;
· l’assenza di dialogo;
· la centralizzazione eccessiva nelle mani dell’Assessore alla Cultura, Raffaele Addamiano.
È inaccettabile che un progetto nato, costruito e finanziato sotto la guida della Fondazione venga oggi gestito senza il suo diretto coinvolgimento. Ciò mina l’autonomia e la legittimità dell’intera Fondazione.
Chiarezza sui costi e sulla gestione del Museo Fulcis
Nel bilancio della Fondazione figura anche la voce “Museo Fulcis”, tra le più onerose. È doveroso chiarire che:
· la Fondazione non ha alcuna responsabilità sulla programmazione culturale del museo;
· si limita a gestire personale e servizi ausiliari su mandato del Comune;
· la gestione è affidata da tre anni all’Assessore Addamiano, con costi costanti in perdita.
Serve una ridefinizione degli incarichi, per non compromettere la sostenibilità della FTD. La revisione dello statuto – di cui nulla si sa – dovrebbe riportare la gestione del Museo all’Ufficio Cultura comunale. È infine utile ricordare che la mostra di Andy Warhol è stata interamente finanziata e organizzata da strutture private, non dall’Assessorato alla Cultura.
Un appello alla responsabilità culturale
Concludo queste riflessioni con un appello alle istituzioni, alle associazioni culturali e alla cittadinanza attiva: la Fondazione Teatri delle Dolomiti non deve essere privata della sua vocazione originaria. Deve rimanere uno strumento al servizio del territorio, in grado di produrre cultura, innovazione e partecipazione.
La cultura non si governa con soli criteri contabili, ma con visione, ascolto e responsabilità condivisa. In questi sei mesi di attività, l’attivo di bilancio citato dalla Presidente Marrone è dovuto ai contributi ricevuti, non a capacità artistiche o imprenditoriali in grado di promuovere una cultura pluricentrica sul territorio. Una modalità operativa che ritengo penalizzante e inaccettabile per tutte le associazioni culturali bellunesi.
Chi ha avuto l’onore di guidare un’istituzione pubblica ha anche il dovere morale di difenderne la dignità, l’indipendenza e il potenziale trasformativo.
Massimo Ferigutti
Ex Presidente della Fondazione Teatri delle Dolomiti



