HomeMeteo, natura, ambiente, animaliDirettiva Habitat: una revisione discutibile

Direttiva Habitat: una revisione discutibile

Una possibile revisione della Direttiva Habitat n. 43/1992 CEE (recepita in Italia con d.lgs. n. 357/1997), che si limitasse a recepire il mutato status della Convenzione di Berna del 1979 senza un’istruttoria approfondita, fondata su dati scientifici aggiornati e valutazioni d’impatto ambientale transnazionale, potrebbe risultare contraria sia all’art. 11 TFUE (integrazione della protezione ambientale nelle politiche dell’Unione), sia alla Convenzione di Aarhus del 1998 (cui ha aderito anche l’Unione Europea), che impone obblighi di partecipazione pubblica nei procedimenti decisionali in materia ambientale.

L’eventuale modifica legislativa potrebbe, quindi, esporsi a ricorsi in sede giurisdizionale europea per difetto di istruttoria e di coinvolgimento degli stakeholders. A diritto vigente, esistono tuttavia strumenti pienamente compatibili con il quadro normativo europeo che consentono una gestione equilibrata del conflitto tra tutela del lupo e attività pastorali. L’art. 16 della Direttiva Habitat prevede, com’é noto, la possibilità di deroghe individuali in casi ben determinati per venire giustamente incontro a tutti coloro che hanno subito predazioni, purché non vi siano alternative soddisfacenti e la deroga non pregiudichi il mantenimento dello stato di conservazione della popolazione interessata. In questa cornice, è possibile autorizzare abbattimenti selettivi in risposta a predazioni gravi e ripetute, a condizione che siano adottate misure preventive e che il danno sia documentato. In parallelo, gli Stati membri possono rafforzare le misure di prevenzione e mitigazione attraverso incentivi per l’uso di recinzioni elettrificate, cani da guardiania, sorveglianza digitale dei pascoli e formazione tecnica degli allevatori.

Il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) e la Politica Agricola Comune (PAC) offrono già margini di finanziamento per questi interventi, che possono essere attivati senza modificare la Direttiva Habitat. In conclusione, la modifica normativa proposta rischia di introdurre un indebolimento strutturale dell’architettura giuridica europea di tutela della biodiversità, senza offrire strumenti realmente più efficaci per la gestione del conflitto uomo-fauna. La via giuridicamente più solida e coerente è, invece, quella di una piena applicazione delle norme esistenti, con un rafforzamento operativo e finanziario delle misure di convivenza, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto ambientale dell’Unione. In conclusione, e a margine di queste semplici riflessioni, non può mancare una riflessione di ordine filosofico, che tocca il cuore del problema: la difficoltà dell’uomo moderno a tollerare la presenza dell’alterità naturale, soprattutto quando essa non si lascia addomesticare. Il lupo, simbolo millenario della selvatichezza e dell’ordine spontaneo della natura, incarna tutto ciò che sfugge al controllo razionale e produttivo della civiltà tecnocratica.

La sua rinnovata presenza nei paesaggi europei è divenuta, per alcuni, uno scandalo ontologico prima ancora che economico: uno smacco all’illusione antropocentrica di essere padroni assoluti della terra.

Daniele Trabucco