HomeCronaca/PoliticaAssessore regionale alla montagna: "Ennesimo slogan". Sinagra e Trabucco bocciano l'idea

Assessore regionale alla montagna: “Ennesimo slogan”. Sinagra e Trabucco bocciano l’idea

Professor Daniele Trabucco, costituzionalista

L’idea di istituire un assessore regionale alla montagna nella prossima legislatura veneta è un’operazione più politica che concreta, destinata a produrre un’ulteriore sovrastruttura senza reali benefici per le terre alte. Il problema principale della montagna veneta non è la mancanza di un’ulteriore figura istituzionale, ma l’assenza di strumenti efficaci per contrastare spopolamento, marginalizzazione economica e mancanza di servizi essenziali.

A sostenerlo sono l’avvocato Augusto Sinagra e il professor Daniele Trabucco.

La creazione di un assessorato ad hoc – proseguono Sinagra e Trabucco – rischia di tradursi in un’ennesima casella nell’organigramma regionale, priva di risorse adeguate e con competenze che si sovrappongono a quelle già esistenti, senza incidere davvero sulle questioni fondamentali.

Allo stesso modo, il Registro pubblico dei crediti da carbonio generati su base volontaria nel settore agro-forestale, istituito con la legge n. 41/2023 di conversione del decreto-legge n. 13/2023, non è lo strumento che può risollevare la montagna veneta. In teoria, questo registro dovrebbe incentivare la tutela e la valorizzazione delle foreste attraverso la certificazione e la commercializzazione di crediti di carbonio derivanti dalla capacità degli ecosistemi di assorbire CO₂. Tuttavia, si tratta di una misura che si muove su un piano troppo teorico e burocratico, distante dai problemi concreti delle comunità montane. La creazione di un mercato volontario dei crediti di carbonio, infatti, non garantisce né un reddito certo per i proprietari forestali, né un impatto strutturale sulla gestione sostenibile del territorio, perché la domanda di tali crediti è incerta e il loro valore economico spesso insufficiente a compensare gli investimenti richiesti.

Se si vuole davvero rilanciare la montagna veneta – osservano i due professori – servono riforme più incisive e pragmatiche. È necessario, ad esempio, un deciso intervento sulla fiscalità, con un regime agevolato specifico per le imprese e le attività economiche che operano in contesti montani, riducendo il cuneo fiscale per chi assume e lavora in queste aree. Occorre rivedere le norme urbanistiche e ambientali per incentivare il recupero dell’edilizia rurale e delle seconde case senza ostacoli burocratici insensati. Va garantita una dotazione finanziaria adeguata per i comuni montani, magari attraverso una revisione dei criteri di riparto del Fondo di solidarietà comunale, che oggi penalizza proprio le realtà più piccole e periferiche. Infine, servono politiche per il lavoro e la scuola che rendano la montagna un luogo attrattivo per le giovani famiglie, con incentivi per chi si trasferisce e l’istituzione di presidi scolastici adeguati, evitando accorpamenti che costringono i ragazzi a spostamenti infiniti. Più che nuove poltrone o registri di dubbia utilità, la montagna veneta ha bisogno di scelte politiche coraggiose, capaci di ribaltare la logica dell’emergenza e restituire a queste terre una prospettiva di sviluppo autentica e duratura.

*  Prof. Avv. Augusto Sinagra (Giá Ordinario di Diritto dell’Unione Europea presso l’Universitá degli Studi “La Sapienza” di Roma. Direttore della Rivista della Cooperazione giuridica internazionale fascia A)

*  Prof. Daniele Trabucco (Professore strutturato in Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato presso la SSML/Istituto di grado universitario “san Domenico” di Roma. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico).

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