
“È decisamente sconcertante rivedere, a distanza di cinque anni, le dichiarazioni di Luca Zaia che, in pieno Covid, invocava le elezioni regionali per il luglio 2020. Definendo un rinvio del voto come una ‘sospensione della democrazia’. Oggi invece lo ritroviamo a fare melina, a fare di tutto per spostare l’appuntamento con il voto alla prossima primavera. Mettendo persino in piedi un vero e proprio teatrino con il ministro dell’Interno Piantedosi che teorizza un’inesistente autonomia della Regione nello stabilire la durata della legislatura. Viene proprio da dire: ‘come si cambia per non morire ‘.
La presa di posizione è della capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Vanessa Camani.
“In quei giorni della primavera 2020, Zaia non si capacitava di come si potesse andare alle urne a settembre: ‘votare a fine luglio o a fine agosto significa garantire un periodo di preparazione delle liste, di una campagna elettorale in un periodo sostanzialmente estivo, ma non vacanziero. Votare il 6 o 13 di settembre significa presentare le liste a Ferragosto e contemporaneamente fare nello stesso periodo la campagna elettorale. Qualcuno deve riuscire a dimostrarmi, con la legge della fisica come sta in piedi questa cosa’, diceva allora il presidente. Poi la fisica dimostrò che la cosa era possibile”.
“La palese contraddizione tra i due Zaia – prosegue Camani – è però facilmente spiegabile da un denominatore comune: quello dell’interesse personale. Nel 2020 infatti scalpitava per incassare subito il consenso anche sorvolando sui rischi sanitari legati alla pandemia. Ora invece spera di rinviare all’infinito il tempo della sua uscita di scena da presidente della Regione. Per favore presidente Zaia, la smetta almeno di pretendere che la nostra Regione resti immobilizzata dal suo potere. La democrazia non la si pratica a giorni alterni e la regola secondo la quale la legislatura dura cinque anni vale per tutti. Anche per Zaia”.
