HomeCronaca/PoliticaReset Europe, ripartire da De Gasperi * di Enzo De...

Reset Europe, ripartire da De Gasperi * di Enzo De Biasi

Europa
Parlamento Europeo – Strasburgo

Per un’Unione Europea con Stato Federale, Esercito Unico, Poteri in Affari  Esteri, Difesa, Fiscalità, Ambiente, Sanità  e Infrastrutture materiali ed immateriali.

Il piano Re-Arm” UE da 800 miliardi di €, sono “soldi buttati via” (Romano Prodi), se non si fa l’Europa Politica con – da subito – Politica Estera e Difesa.

Boicottiamo le merci made in USA, non acquistiamo più Coca-Cola, Auto Tesla e abbandoniamo X di Musk, come hanno fatto in Canada e in Gran Bretagna.

***

Mario Draghi, 18 febbraio 2025, “l’Europa deve agire come un unico stato e la risposta deve essere rapida perché il tempo non è dalla nostra parte…”.

Il discorso di Mario Draghi, ex-premier italiano, davanti all’eurocamera di metà febbraio, è stato assertivo, categorico, in altre parole, un appello ultimativo e stringente rivolto ai decisori politici di Bruxelles affinché assumano, una volta per tutte, il coraggio di  affrontare e risolvere  con velocità ed intensità adeguate, problemi irrisolti e stagnanti da decenni. Le determinazioni da adottare riguardano, i settori economici trainanti, nonché la rimozione e la semplificazione delle barriere disciplinari bloccanti investimenti strategici, salvaguardando un’equa competitività  tra beni, servizi e capitali.

L’Unione Europea, in questi settantacinque anni  non ha mai potuto agire come  soggetto politico sovrano ed autonomo, perché in tre quarti di secolo gli Stati- Nazione aderenti, a partire dall’Italia, non hanno mai voluto trasferire “competenze statali” da esercitare e gestire come Europa. Questo è, è stato, il problema irrisolto dal 1951. Lo tsunami D. Trump e le due guerre a noi vicine sveglieranno dal  coma profondo le classi dirigenti europee ? Temo di no.

L’intervento del mese scorso a  Strasburgo avanti all’Assemblea Legislativa dell’ex Presidente della B.C.E., è apparso dedicato più che agli eurodeputati presenti in aula, ai Capi di Stato e dei Governi dei ventisette Paesi dell’Unione Europe. Infatti, per com’è la distribuzione reale del potere legislativo ed esecutivo nell’organigramma U.E, sono gli Stati partner che incidono, ostacolano, intermediano e ritardano la “messa a terra” di direttive e regolamenti istituzionalmente proposti dalla Commissione Europea e definitamente approvati dagli eletti da ciascuna nazione rappresentata a Bruxelles.

Ogni Paese membro, ha -appunto– il potere di incidere, ostacolare, intermediare, ritardare. La telenovela propinata al pubblico di casa “Italia” da molti radio-telegiornali-stampa, è che i governanti  agiscono per conto “dell’interesse nazionale”, mentre l’Europa è lontana e non si cura dei cittadini. Vero è che, sovente,  la realtà dei fatti viene adulterata, travisata, modificata per gli usi ed abitudine domestiche.

La disinformazione diffusa dai politici e diligentemente veicolata dai mezzi di comunicazione di massa,  serve agli attori e alle attrici in scena nel teatrino nazionale, per aumentare il consenso per ciascuna delle singole fette di elettorato riferentesi ai partiti della maggioranza  governativa pro-tempore.

Dietro la sfibrante e  ripetuta litania “ce lo chiede l’Europa”, soprattutto quando le scelte sono impopolari, si cela la volontà di nascondere paternità e  maternità, relazioni di parentela prossima e remota, trattasi di prole illegittima, non desiderata, né riconosciuta. Da trent’anni in qua, la responsabilità politica è scomparsa dal vocabolario di chi è eletto a Roma o a Bruxelles, specie se costui o costei fa parte degli esecutivi nazionali, regionali, comunali e rispettivi Consigli di amministrazione di società per azioni ed enti dell’apparato pubblico finanziato dal pubblico erario, dal cittadino-contribuente.

Alcide De Gasperi 30 dicembre 1951 occorre  “unificare l’Europa costruendo uno Stato Federale, garante di sicurezza e  un esercito in comune inserito nella NATO ”.

Di tutt’altre finalità, sostanza, qualità e speranze,  fu il comportamento ed  il ragionamento svolto alla Conferenza di Pace tenutasi a Parigi nel dicembre del 1951 da Alcide De Gasperi, al tempo Presidente Consiglio dei ministri. In quell’occasione, il leader della Democrazia Cristiana, parlò a sei Paesi: Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, futuri soci fondatori dell’ Europa unita e nucleo di base di ogni altra e successiva aggregazione.

Lo scopo dichiarato era quello di promuovere la “casa comune europea”, risultato finale di un intenso lavoro portato avanti da A. De Gasperi assieme a Konrad Adenauer, Cancelliere Tedesco e Robert Schuman, Ministro degli Esteri Francese, tutti e tre di provenienza cattolica-cristiana. Qui la parte essenziale di quel discorso, che  risponde a tre interrogativi fondamentali: perché, come e cosa fare da subito in un’Europa Occidentale unificata.

«Non si tratta di fare uno dei soliti trattati di non aggressione fra due Stati, ma soprattutto un trattato di pace fra gli Stati europei. Questo è il problema principale: impedire, attraverso la costituzione di una federazione o confederazione europea, che si determinino nuovamente, ad esempio, motivi di attrito e di revanche tra la Francia e la Germania, sarebbe già un grande risultato. Ma il nostro trattato si propone una mèta più alta; esso sarà un trattato di pace perché poggia su uno strumento di pace, perché è garantito dal fatto che i Paesi membri hanno un esercito in comune. Questa mèta è tanto alta che merita ogni nostro sforzo e il conseguirla potrebbe da solo chiudere la nostra attività come generazione politica. Non si tratta poi soltanto di impedire la guerra fra noi ma anche di formare una comunità di difesa, che abbia a suo programma non di attaccare, non di conquistare, ma solo di scoraggiare qualsiasi attacco dall’esterno in odio a questa formazione dell’Europa unita. L’altro scopo è di allargare la comunità dei beni, dei mercati, del lavoro, compito gigantesco, invero. Non è possibile trovare la soluzione dei nostri problemi nell’ambito nazionale, ed occorre trovare nuovi sbocchi, acquistare uno spazio di vita. Questi sono sforzi legittimi».

Questa prolusione venne poi, nell’estate del ’51, integrata da un secondo intervento del politico trentino titolato dal quotidiano il Popolo-organo di stampa della D.C. “L’occasione che passa e che non tornerà più”. Destino già predeterminato?

I pilastri portanti degli Stati Uniti d’ Europa furono così individuati: federazione tra gli stati aderenti, esercito comune di difesa inserito nella Nato e bilancio unico. Infine, sempre nello stesso frangente, A. De Gasperi affermò che l’Italia “era pronta a trasferire  ampi poteri, purché gestiti democraticamente e con sicure garanzie di vita e di sviluppo”. Dell’intero progetto venne reso partecipe il Comandante supremo  Generale della NATO e futuro Presidente USA, Eisenhower Dwight David, IKE per i soldati, esponente del Partito repubblicano che commentò: “sono  convinto della necessità di unificare l’Europa”.

Oggi, marzo 2025, possiamo dire che dell’Europa a suo tempo prospettata, poco è stato realizzato e quel poco, a partire da chi decide cosa,  è confuso. Nella seconda metà del secolo scorso, le classi dirigenti europee e italiane, in particolare, hanno esorcizzato il problema, abbandonato il programma e archiviato l’argomento, accucciandosi sotto l’ombrello americano della North Atlantic Treaty Organization, NATO, Organizzazione del trattato Nord Atlantico, sorta il 4 aprile 1949.

Nella UE contano gli stakeholder “locali”, i Paesi membri. L’Europa,  rimanendo così com’è, è e sarà sempre più irrilevante a livello mondiale. 

Infatti, differentemente dalla propaganda insincera,  poche e risicate sono le competenze in gestione esclusive della UE, tra queste le più importanti sono: concorrenza, moneta, politica agricola.

In verità, l’Unione Europea è una fabbrica di automobili  quotata in borsa, nel palcoscenico politico internazionale, epperò produce solo gli specchietti retrovisori, i sedili interni e i tergicristalli.

Una siffatta casa produttrice d’auto sarebbe paragonabile ad una General Motors, Toyota, Mercedes-Benz? Assolutamente no. A ciò si aggiunga, che tutti gli altri componenti utili al veicolo da mettere in strada, sono prodotti e consegnati alla titolare del marchio di fabbrica da singoli fornitori che decidono se, quanto, e quando devono conferire la merce. Stiamo parlando degli Stati-Nazione che rispetto alla casa madre UE, sono gli stakeholder inseriti nella catena di comando, processi decisionali, dell’output comunitario. L’Europa, oggi come ieri e come l’altro ieri, è una cornice dorata e pregiata di un quadro senza tela, senza dipinto da appendere al chiodino del salotto buono di casa.  L’artista è morto anzitempo e  nessuno ha raccolto l’eredità. Tale situazione poteva -forse- trovare una giustificazione  durante la “guerra fredda”, ma dopo ?.  Per il primo tempo, 1950-1989, il quesito non trova interlocutori dato che la gran parte  sono defunti, per il secondo tempo, 1989-2025, anche se viventi non si assumono responsabilità politiche precise.

Inoltre, tranne le attribuzioni di cui sopra, tutto il resto sono potestà pubbliche concorrenti, partecipate, trasferibili ed affidate per l’attuazione ai Paesi soci che, a loro volta, possono fare qualcosa se e qualora associati. Questi raggruppamenti temporanei-non di imprese- ma di Stati Nazionali, sono chiamati “coalizioni di volontari” sorgono per l’occorrenza e la gravità del momento. Secondo consuetudine, superata l’urgenza e l’emergenza, le aggregazioni  cessano e ciascun stakeholder torna a curare il proprio orto di casa:  l’interesse nazionale. E quello europeo? Prossimamente se ci sarà necessità. Le “brigate temporanee” gestiscono le funzioni pubbliche europee, à la carte e on demand quando i soci aderenti stanno collassando. Ieri, la spinta è stata data dall’epidemia Covid2019, oggi -marzo 2025- chi vorrà, farà parte della squadra dei volenterosi pro Ucraina contro Russia. Perché non rendere stabile e irreversibile l’affidamento alla UE di compiti istituzionali oggi non esercitati ? Ciascun lettore chieda conto a chi ha votato per uno scranno al Parlamento italiano o europeo, qui non siamo in grado di rispondere.

È bizzarro sentire e vedere taluni show men-giornalisti, gente di e da spettacolo, che ipocritamente e ipercriticamente intervistano il politico di turno, domandogli perché la UE poco influenza e poco influisce negli accadimenti delle due  guerre in corso, Israele-Palestinesi e  Russia-Ucraina. Sembra di assistere ad uno sketch dei tempi andati, i Fratelli De Rege: Walter Chiari e Carlo Campanini, ottimi interpreti comici.

Ripetiamo ancora una volta, l’Unione Europea non è  (non è mai stata) un soggetto politico, sovrano, autonomo, indipendente che, democraticamente, legifera e amministra direttamente e celermente quando ,cosa  e come fare per cittadini, imprese, a nome e per conto dei Paesi UE. Le Nazioni europee non lo hanno voluto.

Peraltro, basta seguire la cronaca di questi giorni. La decisione di approvare il piano per il ri-armo dell’Europa da 800 miliardi di €, proposto dalla Ursula von der Leyen a nome  della Commissione Europea, è stata approvata dai Consiglio Europe, i 27 Capi di Stato e di Governo che allargata al presidente del Consiglio europeo e al presidente della Commissione europea, è -di fatto– il Governo Europeo, la c.d. Commissione inter-governativa. Gli organi decisionali a Bruxelles sono quattro: Europarlamento e Commissione Europea espressione il primo dei cittadini-elettori, che-a sua volta- genera il secondo organismo, condizionato -però- dal consenso-assenso dei Capi di Governo e dei Capi di Stato, quelli che possiamo definire  gli azionisti di riferimento.

La seconda accoppiata, Consiglio Europeo (vedasi sopra) e Consiglio dei ministri, formato da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che si occupa della stessa materia a livello statale. Alla stretta finale, la Commissione ha suggerito e gli Stati Nazionali hanno deciso e l’Europarlamento è stato -di fatto- scavalcato.

La decisione adottata  il 6 marzo scorso, è forse una forzatura dell’art.122 del Trattato UE, giuridicamente criticabile e ricorribile, ma qui poco interessa. La sostanza e la circostanza dimostrano che -ancora una volta- governance  e processi decisionali, non appartengono agli eletti dal ”popolo sovrano”, quanto  alla “Commissione intergovernativa”, gli Stati Nazione. Così è da sempre, chi risponde del tempo perso, 75 anni? Il tandem Trump/Putin è un disastro per noi europei; tuttavia, ha avuto il “merito” di darci una forte scossa tellurica.

Ricorriamo, ancora alla metafora dell’automobile. La UE è un veicolo condotto da due autisti che -di norma-, convivono, collaborano e concordano- ma se ciò non accade e/o se c’è urgenza vera o presunta, sono i vertici di ciascun Paese a dominare. Epperò, se qualcosa andrà storto, sarà l’Unione Europea esposta ai  pubblici (elettorati) dei Paesi membri, a pagare dazio in termini di immagine, reputazione, affidabilità e gradimento. Il “difetto di fabbrica” sta proprio qui, un deficit di democrazia tra rappresentati e rappresentanti, quindi, tra quest’ultimi e chi decide davvero a Bruxelles, gli Stati-Nazioni. Del resto, la campagna elettorale per le europee, specie in Italia, non è per discutere di “cosa e come fare e stare in Europa, affrontando problemi a valenza europea”. In sintesi, e in concreto, tutelare, migliorare, consolidare e sviluppare ulteriormente qualità della vita e servizi per cittadini ed imprese da garantite a 448 milioni di abitanti.  No, l’obiettivo principale è raccogliere il massimo del consenso per il proprio partito in Italia, da usare nel cortile di casa.

Non a caso, A. De Gasperi pose innanzitutto la questione politica, la forma di Stato, Federazione o Confederazione, congiunta alla necessità di un esercito europeo e -a seguire- l’aggregazione a scopo economico. Gli eventi accaduti nella realtà hanno capovolto le priorità. In prima battuta venne la C.E.C.A, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio-1951, poiché la Francia aveva bocciato la Comunità Europea di Difesa-C.E.D. compromettendo -subito- uno dei due pilastri fondamentali e così facendo, aveva travolto e tombato anche il secondo pilastro, lo  Stato Federale, previsto come oggetto di studio “fase pre-costituente” dall’art.38 del trattato CED. La forma federale era stata un’istanza accolta da De Gasperi,  grazie alla pressione di Altiero Spinelli e del Movimento Federalista Europeo. Il terzo pilastro, il bilancio unico, è stato attuato, strumento necessario ma non sufficiente per l’unità e l’integrazione politica degli Stati Uniti d’ Europa. Nel 2005 la Francia, in questo caso assieme all’Olanda 2006, con il 54% dei primi  e il 64% dei secondi respinse il «Trattato che istituisce la costituzione europea» che avrebbe migliorato i meccanismi decisionali della UE, voto a maggioranza. Il nuovo “patto”, elaborato sotto l’encomiabile presidenza della Commissione UE del Prof. Romano Prodi 1999-2004, sarebbe entrato in vigore nel 2009 o nel 2012. Comunque, e in particolare, non avrebbe intaccato il potere dei governi nazionali nei settori della difesa, della politica estera, della politica economica e della fiscalità, perpetuando l’attuale stato di debolezza dell’Unione. Oggi, 2025,  siamo dove eravamo nel 1951, passi in avanti per un’Europa soggetto politico a 360 gradi, player partecipe e incisivo sulla scena mondiale assieme ad altri attori “mondiali”, USA, Cina, Russia:  rien de rien.

Di Mr. Maga, Make America Great Again-Donald Trump senior, fracassante regole interne USA, convivenze internazionali consolidate e istituzioni  multilaterali a partire dal Patto Atlantico, parleremo più avanti.

Qui giova introdurre, un quarto polo mondiale presente in scena dal 2009,  oltre tre lustri or sono. L’acronimo è BRICS: Brasile, Russia, India, Cina,  Sudafrica che -di recente- si è allargato a Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran, Indonesia, partecipanti, a vario titolo, altre cinquanta  Nazioni dell’ Africa, del Sud-America, dell’ Asia e dell’ Europa: Serbia e Turchia. Finalità primaria è la cooperazione economica e ragione specifica è la de-dollarizzazione del pianeta. Nonostante l’ampiezza della cooperazione finanziaria dei paesi BRICS e le attività dei BRICS nel regno monetario sono state -finora-  sottovalutate, la posta in gioco sul lato moneta è particolarmente alta. Il dollaro USA è la valuta dominante nel sistema finanziario e monetario globale influenzando tanti aspetti degli affari globali. I BRICS intendono sottrarre potere e prestigio al dollaro, di conseguenza all’euro, incrementando in questo modo la loro potenza e leadership a livello globale.  Come evidenziato dal rapporto del Servizio ricerca del Parlamento europeo (UE-Eprs), questo raggruppamento politico-economico ora rappresenta 3,27 miliardi di persone, ovvero il 41,13% della popolazione mondiale e il 32% del PIL globale. Si segnala che Cina e Russia,  casualmente (?) sono altresì soci fondatori di questa  nuova potente unione planetaria che punta a sostituire i G7. Altro dettaglio, gran parte dei BRICS sono retti da regimi poco (nulla in alcuni casi)  liberal-democratici. Facile constatare, poi, che l’Europa Occidentale, mollata da Mr. Maga accoppiatosi  con  lo zar di Russia, si trova da sola a difendere la propria frontiera, sì ma quale ? Ripetiamo, la UE dopo tre quarti di secolo di chiacchere e distintivi, è ancora divisa e sotto-ripartita in ventisette  “nani politico-economici”.

La domanda è che fine farà l’Europa nel terzo millennio?  Saremo solo una  destinazione turistico-gastronomica- culturale ?. Probabile. Specie in Italia, I giovani più preparati e competitivi cercheranno (cercano già)  fortuna e migliori stipendi all’estero, come fecero i loro nonni e bisnonni. Tutti gli altri potranno sempre trovare occupazione nella ristorazione, nell’accoglienza turistica e museale, negli alberghi, nell’industria, commercio, artigianato, agricoltura di basso valore aggiunto. Alle generazioni presenti nate dopo il duemila e a quelle successive, lasciamo un’eccelletene eredità, 50.000 € circa di debito pubblico pro-capite, più una prospettiva lavorativa “pregiata e pregevole” da: camerieri, guide turistiche-museali, cuochi, pizzaioli, banconisti, conducenti di automezzi,  operai specializzati, salariati agricoli, impieghi dove l’offerta di lavoro “povero” trabocca.

Per le libere professioni, gli impiegati,  gli insegnanti, i dipendenti della Pubblica Amministrazione,  i posti saranno sempre più in diminuzione, causa: inverno demografico, mancata gestione dei flussi migratori  e -infine- la sostituzione dei lavoratori di “concetto” con l’intelligenza artificiale, i robot generativi, “gli umanoidi”, già in attività in diversi settori bancario, assicurativo, studi professionali, eccetera.

Donald Trump sr.,  47º Presidente degli Stati Uniti, inviato da Dio per rifare grande l’America, MAGA, imprenditore dichiaratosi sei volte in bancarotta, primo presidente pregiudicato con la fedina penale sporca.   

Ohibò, ma come è stato possibile ? Semplice, in una democrazia liberale il popolo è “sovrano” e vota chi gli pare. Se successivamente gli elettori si accorgono di aver sbagliato leader, la Storia dell’Umanità insegna che, di norma, non è consentito tornare indietro poiché la democrazia non c’è più. Nel primo trentennio del secolo scorso, giusto per ricordare un evento, scelto il leader massimo con le regole del tempo, non è stato più possibile retrocedere, per innata ignavia delle classi dirigenti dell’epoca. Issatesi al potere Mussolini  e Hitler, entrambi morirono verso la fine o appena terminata la Seconda guerra mondiale costata circa sessantotto milioni di vittime tra militari e civili più sei milioni di ebrei uccisi nei lager nazisti  Pure le popolazioni dell’Est Europa, credettero nei leader e nell’ideologia comunista: potere al popolo, proprietà privata furto alla collettività e Stato unico proprietario dei mezzi di produzione di beni, prodotti e servizi.

Il crollo del muro di Berlino 1989 ha certificato il fallimento di citate idee,  ideologia e leader. I documenti tratti dagli archivi sovietici, dove erano stati catalogati gli internati e i decessi, fra il 1930 ed il 1956 imperante  Stalin, stimano i morti in 1.606.748. Tuttavia, nei campi di lavoro correttivi più noti come Gulag, sono state “ospitate” circa 18 milioni di persone, epperò non si sa quante di queste siano tornate vive ai loro domicili .

Oggi, la Federazione russa è retta da Vladimir Putin già spia del KGB, servizio segreto  dell’ex-URSS, Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche. V. Putin, grazie ad una modifica costituzionale votata a larga maggioranza dal popolo, starà in carica fino al 2039. Negli ultimi anni, le televisioni occidentali, mostrano il Presidente mentre si reca alla Santa Messa di Natale, un fedele e ossequiante cristiano ortodosso ligio ai sacramenti. D’altro canto, la Chiesa Cristiano Ortodossa Moscovita, ha benedetto la guerra contro l’Ucraina e confida nel ritorno alla Grande Madre Russia esistente al tempo dell’Impero zarista possibilmente con i territori del tempo che fu. Si sa, l’orologio è andato avanti ed alcune Nazioni confinanti con la Russia hanno -nel frattempo- scelto di propria volontà  la NATO e aderito all’Unione Europea.  Il neo zar V. Putin vorrà riprendersele? Al quesito  potrebbero  rispondere i pacifisti nostrani, per capirci,  Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Michele Santoro accomunati -notoriamente- da un idem sentire e dalla medesima visione politica dell’Europa.

Se il Capo del Cremlino è un buon cristiano, Capelli Giallo-Ocra-Platino alla Casa Bianca non è da meno . Ogni riunione del Consiglio dei ministri, è preceduto da una preghiera recitata dall’ex pastore Scott Turner, Segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano, che benedicente gli astanti, tra l’altro, dice:“”…Dio ti ringraziamo per averci permesso di vedere. Grazie Dio per averci dato il presidente Trump”.

Non è folklore,  sono accadimenti da non sminuire né banalizzare. Quando l’uomo più “elevato” della terra, si ritiene un “inviato da Dio” o egli pensa, sul serio, che la legittimazione della sua autorità deriva da Dio oppure siamo su “Scherzi a parte” un’americanata per i followers. Oppure e viceversa, sa che lì dove sta l’ha “inviato e a maggioranza” l’elettorato in carne ed ossa.  Tertium non datur, non c’è una terza opzione. Se la prima opzione è quella in cui Mr. MAGA crede fermamente, egli sa e vuole agire legibus solutus, sciolto da ogni vincolo costituzionale e legale.  In questo secondo contesto, la conclusione viene da sé. Il regime più simile all’attuale “realtà statunitense” è quello  monarchico-assoluto. Al tempo di Luigi XIV di Borbone, detto il Re Sole,  era il sovrano ad esercitare tutti i poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario, coadiuvato da ministri o altri funzionari da lui nominati senza condizionamento alcuno. Le Roi Soleil al di sopra della legge poteva dire  “L’État, c’est moi -Lo Stato sono io”.

Forse, stiamo vivendo in diretta,  la proiezione di ciò che ci aspetta, il medioevo prossimo futuro e tanti segnali -in tale cirezione- sono già presenti in Italia.

I fatti , però, stanno a testimoniare che il sistema democratico americano, prima di tirar le cuoia, sta recalcitrando, resistendo, reagendo attivando gli anticorpi e i contrappesi fissati  nella Costituzione Federale entrata in vigore nel 1789.  In Europa, nello stesso anno, la Rivoluzione francese ghigliottinava monarca, aristocratici e alti chierici . Il potere assoluto incorporato nella persona del re venne ripartito in tre poteri distinti e autonomi: esecutivo, legislativo, giudiziario, i primi due esercitati dal popolo sovrano tramite  propri eletti e il terzo affidato ad un ordine specializzato, ma non elettivo. Tutti e tre, poi, restano sottoposti alla legge che vale per tutti. Tale regola fondamentale per le democrazie liberali, oggi, sta fortemente traballando  nel mondo occidentale, Nord-America-Europa, considerato che chi ha vinto le elezioni vuole pigliarsi tutto.

Tuttavia, negli States, diversi giudici federali hanno impugnato, sospeso, bocciato oltre una decina  di esecutive order, decisioni presidenziali immediatamente esecutive , ma non per questo immuni da ricorsi e bocciature. Tra queste citiamo, la permanenza dello ius soli, chance di diventare cittadino americano se si è nati in territorio USA, la salvaguardia dei diritti  transgender e  di quelli generativi delle donne, accorgimento delle immigrazioni illegali, garanzie sulla privacy nell’ accesso ai dati sensibili, cessazione temporanea del rimpatrio dei messicani. Tutti ricordiamo la triste fila di messicani  con le catene ai piedi, avviati verso l’imbarco in un Boeing per ri-portarli “ a casa loro”. Ebbene, tutto è sospeso, considerate le pressioni delle imprese  americane alle quali i messicani “servono”. Mai saremo informati da Fox news, emittente pro- D.T., quando il venti milionesimo messicano sarà stato espatriato, per la semplice ragione che ciò non accadrà, anche se l’effetto “promessa mantenuta !” è già stato acquisito il 23 gennaio scorso in mondovisione. Altro provvedimento impugnato, riguarda i quarantatré milioni di studenti universitari beneficiari del “debito studentesco”. Uno speciale credito d’onore per chi, senza mezzi economici, può (poteva) frequentare l’università. Il Presidente-Imperiale, ha deciso di non finanziare più il fondo statale dedicato. Per far capire chi “comanda”, sta  penalizzando tutte le Università  tolleranti verso gli studenti che pensano e manifestano pro Palestina.

Oltre ai giudici, pure  la società civile si è messa in marcai contro Trusk.

Dal giorno del suo insediamento 20 gennaio scorso, in oltre cento città  si sono svolte proteste per esprimere l’opposizione ai tagli governativi operati da  Mr. Maga  e dal suo più caro e stretto amico  “First Buddy”, il miliardario Elon Musk. Nei cortei lo slogan più ripetuto è “Niente Re, Niente Tiranni”. Finora  poche decine di migliaia di contestatori, epperò sono in aumento il numero e di manifestazioni e di partecipazione popolare nelle piazze e nelle strade. A novembre del prossimo anno si terranno le elezioni di medio termine, allora si vedrà se l’acronimo Trusk avrà al Congresso il medesimo numero di parlamentari di novembre 2024.

I giudici trovano ragioni di sospensione/bocciature degli ultimatum trumpiani, le proteste popolari  per i diritti civili negati e per la diminuzione del budget federale a favore dei servizi pubblici, nel contempo dubbi e perplessità sulla politica economica in particolare e in quella generale serpeggiano nelle élite.

In proposito, Washington Post, giornale conservatore, del 12 marzo evidenzia che: “Il piano Marshall non fu progettato per estrarre ricchezze dai nostri alleati, ma per costruire le ricchezze dell’Europa…. La decisione di Donald Trump di rimproverare pubblicamente, il Presidente dell’Ucraina Zelensky nello studio ovale, ha stracciato il libro delle regole. Trump non è interessato a costruire alleanze o alla leadership globale dell’America, alla base c’è il fatto che egli vede gli altri Paesi come un immobiliarista predatore vede un determinato appezzamento di terreno, come un’altra opportunità di sfruttamento. Senza dubbio, la svolta americana verso questo atteggiamento predatorio  porterà ad ogni sorta di ramificazioni secondaria” Inoltre, l’agenzia britannica Reuters, molto seguita negli USA, nello stesso giorno segnala che il  “mercato azionario statunitense perde quattromila miliardi di dollari rispetto a febbraio” e il sistema USA si sta avviando  verso  una recessione economica. Tutto questo è causato dall’incertezza nella politica dei dazi annunciati e poi nel giro di poco tempo, a volte ore, smentiti. Il costante e continuo terremoto nelle relazioni commerciali, Messico e Canada gli ultimi casi, è mal digerito dalle multinazionali quotate in borsa, dagli investitori, dalle imprese e dai consumatori. In questa direzione i cittadini canadesi, per una giornata si sono astenuti dall’acquistare prodotti americana nei mega-store, risultato un danno di 238 milioni di $. Esempio che potremo seguire anche in Italia, due settimane di astensione per Coca-Cola, Tesla e abbandono di X, ex Twitter. In U.K.-Gran Bretagna, il quotidiano  “The Guardian” ha deciso di abbandonare il social media di proprietà di Elon Musk a causa dei suoi contenuti “negativi, offensivi…è una piattaforma tossica” dato che «Musk usa la sua influenza per modellare condizionare il dibattito politico». The Guardian, quotidiano di orientamento progressista, conta più di 80 profili su X con circa 27 milioni di follower. I principali quotidiani italiani e le tre  emittenti nazionali possono, se vorranno, essere d’esempio per milioni di loro lettori e telespettatori.

Prima annunciati e poi momentaneamente azzerati i dazi al Canada , su acciaio e alluminio, l ‘instabile Mr. Maga ha deciso di applicare dal 12 marzo un  25% per le stesse materie in entrata  negli  USA e provenienti dalla UE che- a sua volta- ha controbattuto con un %  identica. Il danno commerciale statunitense , provocato e stimato, è pari a 28 miliardi di $ corrispondenti 26 miliardi di €: “Le nostre contromisure saranno introdotte in due fasi. A partire dal 1° aprile e pienamente operative dal 13 aprile”, firmato Ursula von der Leyen. Sul Wall Street Journal, altro quotidiano conservatore, in edicola e nel web dell’11 marzo scorso,  la disfida dei dazi era così definita: “ la più stupida guerra commerciale di tutti i tempi».

Tuttavia, qui siamo e questo è l’interlocutore scelto dal “popolo sovrano” statunitense: visione da immobiliarista, istinto da predatore, comportamento  arrogante e amorale, senza valori etici di qualsiasi genere.

L’analisi fin qui condotta, ha messo in evidenza: a) De Gasperi: UE come Stato Unitario, dotata di esercito e pacchetto di competenze proprie, b) fragilità dell’odierna UE, automobile  guidata da due autisti, nelle decisioni importanti, prevale il conducente che rappresenta  gli Stati Nazionali, c) USA alleati della Russia, d) vigente configurazione geo-politica, i quattro poli dominanti: USA, Russia (Grande Madre Russia), Cina, BRICS e l’Europa Occidentale ??

Il piano “Re-Arm”UE da 800 miliardi di € , sono “soldi buttati via- Romano Prodi” se non si procede verso l’integrazione europea iniziando da affari esteri e difesa, da subito.

Il prof. Romano Prodi, unico italiano  Presidente della Commissione Europea, in una lunga intervista spiega bene il problema :”Non sono mai stato un guerrafondaio – Rai news di oggi – ma questa è la condizione in cui ci tocca vivere. Si è chiuso l’ombrello della Nato, dobbiamo difenderci da soli. Ma voglio che questo sia solo un primo passo: se aumentiamo le spese militari senza organizzare una politica estera e una difesa comune, sono soldi buttati via“.

Probabilmente,  Alcide De Gasperi in Paradiso da decenni e in attesa di beatificazione, leggendo queste affermazioni si sarà detto : “ Bravo il Prof. Romani Prodi ! Finalmente qualcuno che riprende  il percorso attivato dall’ Italia con il Trattato della Comunità Europea di Difesa approvato, poi, in sei Parlamenti Nazionali” e successivamente bocciato dalla Francia perché risultava indigesto e indigeribile l’art. 38 dell’accordo. All’archivio storico, è lo stesso Paese, ,  che nel 2005 assieme all’Olanda nel 2006, come sopra segnalato, ostacolò una seconda volta  il processo d’integrazione europea. Oggi, la Francia ha cambiato idea e offre la “protezione nucleare” a servizio dell’UE. Non è sufficiente. Deve mettere a disposizione anche il posto che occupa nel direttivo ristretto dell’ONU, un modesto risarcimento per oltre sette decadi fatti perdere e causa principale della mancata integrazione politica europea, configurata come Stato Federale.

Epperò, il grande statista trentino, parlando tra sé e sé , continua “Caro Romano,  all’epoca, avevo di fronte sei Nazioni, con confini geo-politici certi e certificati e conseguenti eserciti, potreste tu e il resto della compagnia, far la conta, giusto per non perdere altre decine d’anni e non sperperare 800 miliardi in  27 centri di spesa nazionali, quanti Paesi vogliono marciare a tappe forzate verso un’Europa, politica, libera, pacifica e equa ?” Il suggerimento è che, “fatta la conta” chi ci sta, ci sta; le restanti Nazioni potranno rimanere nello spazio economico europea battente moneta euro.

Riflessione necessaria e opportuna da condividere appieno. Di conseguenza, tradotto nella realtà del terzo millennio, significa assumere decisioni irrevocabili che trasferiscano precise competenze di ciascun Stato Nazionale all’Unione Europea. In altre parole , le attribuzioni statali da devolvere sono quelle indicate nel titolo di questo articolo che, a ben osservare,  interagiscono, completano -in modo sistemico- l’obietti dichiarato e da cogliere: l’esercito europeo garante di pace e sicurezza. Per non prendere in giro, per i prossimi 75 anni, né gli elettori europei, né  ancora Alcide De Gasperi, occorre, al più presto, predisporre programma,  con scadenze temporali pre-fissate, ponendo a sistema: l’apparato bellico in dotazione, le aziende produttrici di armi, le piattaforme logistiche e gli organigrammi dirigenziali delle Forze Armate.

Le cronache raccontano che è in allestimento l’usuale “coalizione di volenterosi” (la solita brigata temporanea)  a guida  franco-britannica-tedesca. Il popolo italiano  è pacifista, a prescindere, tuttalpiù se proprio costretti, vicenda Ucraina insegna, preferiamo l’opzione “armiamoli e vadano loro al fronte”, noi difendiamo i confini dell’Occidente stando “ a casa nostra”, discutendone in famiglia, al bar e nei talk-show.  “Vai avanti tu, che a me vien da ridere”, motto insito nel DNA nazional-popolare.

Tuttavia, il traguardo indicatoci dall’accoppiata Alcide De Gasperi, 1951, Romano Prodi, 2025, merita un’appropriata meditazione e un qualche apprezzamento, comprendendo -bene- i concetti e le premesse espressi da entrambi.

15 marzo 2025                                                                                                                            Enzo De Biasi

 

Fonti:

https://www.lanostrapatriaeuropa.org/de-gasperi-e-la-ced/cronologia/27-30-dicembre-1951-de-gasperi-alla-conferenza-dellesercito-europeo-dalla-difesa-allunione-politica/  A. De Gasperi

https://www.lanostrapatriaeuropa.org/de-gasperi-e-la-ced/cronologia/10-dicembre-1951-discorso-di-de-gasperi-allassemblea-del-consiglio-deuropa-loccasione-che-passa/  A. De Gasperi,

https://www.laportadivetro.com/post/alcide-de-gasperi-sar%C3%A0-beato A. De Gasperi, sarà beato ?

https://www.repubblica.it/politica/2025/02/18/video/draghileuropa_deve_fare_presto_e_agire_come_un_unico_stato_una_sfida_senza_precedenti-424011765/  Mario Draghi

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2025/01/20/trump-io-salvato-da-dio-per-rendere-lamerica-di-nuovo-grande_19ab302f-abe3-4a14-89bc-cd813953a96b.html  Trump inviato da DIO

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/01/10/nessuna-pena-per-trump-ma-la-sua-fedina-penale-e-sporca_68b83d51-e4f2-4c00-be4c-9c93e72d0911.html  Fedina  TRUMP

https://www.cdt.ch/news/mondo/imprenditore-uomo-di-spettacolo-e-presidente-usa-per-due-volte-le-molte-vite-di-trump-369074 Trump sei volte in bancarotta,

https://www.corriere.it/economia/finanza/25_gennaio_22/criptovalute-quel-tesoro-di-donald-e-melania-trump-ma-c-e-conflitto-di-interessi-6ca8516c-782a-4c33-aa08-dcf191c48xlk.shtml operazione meme coin  di Trump

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/RC-10-2025-0146_IT.html  Re Arm

https://it.wikipedia.org/wiki/BRICS i BRICS

https://www.economia-italia.com/brics-obiettivo-de-dollarizzazione-sistema-finanziario-mondiale Brics

https://euroborsa.it/dazi-canada-resilienza.aspx Canada rifiuta acquisto merce USA

https://www.rainews.it/articoli/2025/03/accusa-di-prodi-armi-indispensabili-ma-per-la-pace-europa-non-ha-fatto-nulla-6767526b-8cf8-4191-a572-7a1a8274586e.html RAI News intervista Romano Prodi dal “ Il Fatto Quotidiano del15 02 2025”

https://european-union.europa.eu/index_it sito ufficiale della UE

https://ilgiornaledelveneto.it/fallimento-dellautonomia-differenziata-e-inutilita-del-premierato/ competenze attuali Unione Europea

 

 

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Enologia ad alta quota. A Cortina torna VinoVip

La 15ª edizione del summit biennale di Civiltà del bere torna il 12 e 13 luglio. Apre la manifestazione il dibattito tra Piero Antinori, Sandro...