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Burro o cannoni? Comitato feltrino per il Diritto alla salute: ridurre il welfare per potenziare gli eserciti?

Il governo vuole arruolare 40.000 soldati in più nel 2027, in servizio permanente effettivo.
Mancano invece 80.000 infermieri e pure migliaia di medici, ma la spesa sanitaria nei bilanci dello Stato è destinata già ora a ridursi.
Il costo medio annuo di un soldato in Italia, considerando stipendio, indennità e costi operativi, è di circa 92.000 euro.
Il costo medio annuo di un operatore sanitario in Italia, considerando stipendio, contributi, formazione e dotazioni, è di circa 40.000 euro.

Quanto a salari e stipendi non c’è dunque competizione tra chi potrebbe un giorno essere mandato a uccidere e chi quotidianamente cura le persone ammalate.

In un recente articolo del Financial Times, intitolato “Europe must trim its welfare state to build a warfare state”, (“L’Europa deve ridurre il suo stato sociale per costruire uno stato di guerra”), pubblicato tre giorni fa, si discute la necessità per l’Europa di ridurre le spese per il welfare al fine di potenziare le capacità di difesa.
L’articolo sottolinea che, a causa dei cambiamenti demografici e delle crescenti pressioni economiche, mantenere un elevato livello di spesa sociale diventa insostenibile se si vuole affrontare efficacemente le nuove minacce alla sicurezza.
L’autore suggerisce che l’Europa potrebbe dover rivedere le sue priorità di spesa, spostando l’attenzione dal welfare al warfare, nonostante questa scelta possa risultare impopolare.

Il realismo anglosassone pone con brutale chiarezza l’alternativa tra “burro o cannoni” tra Stato sociale o lo Stato di guerra, che le élite politiche europee vogliono costruire.

Eppure un’altra via ci sarebbe per garantire sicurezza all’Europea ed è quella di un processo di pace che si ispiri al trattato di Helsinki del 1975 (firmato da Aldo Moro) e all’idea di una “Casa comune europea”.

Oggi si pone in politica la stessa alternativa: lottare per la pace e puntare ad accordi “stabili e duraturi” o impegnarsi in una corsa al riarmo che demolisce lo Stato sociale e che potrebbe preparare una guerra catastrofica.

Le donne, tante, che erano nelle piazze italiane per “lotto marzo” ci hanno detto chiaramente che la via giusta è la pace e che “la guerra è una questione patriarcale: la fanno i governi autoritari e nazionalisti per il loro profitto ma la pagano le lavoratrici e i lavoratori”.

E allora da nord a sud in Italia ma in tutto il continente europeo i popoli si devono alleare e pretendere di migliorare la qualità della vita non quella della morte.
– Ogni giorno ogni persona, che non sia ricca o abbia il potere, si scontra con il non rispetto dei diritti fondamentali come la cura e il benessere psico-fisico.
– Ogni giorno le famiglie devono affrontare disagi, intoppi, mancanze di strutture ,di personale medico e infermieristico, di lontananza dei luoghi di cura.
– Ogni giorno si verificano soprusi e ricatti e la carta dei diritti e dei doveri, la costituzione, non viene rispettata.
Chiediamo che sia la vita il punto di riferimento della società, la vita e la cura e non la guerra e la morte. Più ospedali e zero arsenali, più infermieri e zero bombardieri.

Comitato feltrino per il Diritto alla salute – giù le mani dalla sanità bellunese