Qualche giorno fa i cittadini della ridente e “tranquilla” città di Feltre si sono svegliati con una novità. La giunta comunale di (centro) destra ha preannunciato che intende applicare il DASPO per motivi di sicurezza.
Ora, prima di commentare questa iniziativa, è opportuno avere alcune informazioni di base.
Il termine Daspo è utilizzato, per estensione, anche con riferimento al Daspo urbano, un provvedimento amministrativo che può essere emanato nei confronti di quanti pongano in essere condotte che impediscono l’accessibilità e la fruizione pubblica di luoghi come stazioni di trasporto pubblico, ferroviarie, e aeroportuali. La misura, consistente nell’allontanamento del soggetto e nell’irrogazione di una sanzione pecuniaria a suo carico, è stata introdotta dal Decreto Sicurezza Minniti (d.l. 14/17, conv. nella l. 48/17). Successivamente, il Decreto Sicurezza Salvini, d.l. 113/18, ne ha ampliato l’ambito di applicazione anche con riferimento ai presidi sanitari e alle aree destinate a fiere, mercati e pubblici spettacoli.Il Daspo urbano viene applicato dal Sindaco (sanzione pecuniaria), dall’organo accertatore (ordine di allontanamento) e, in caso di reiterazione della condotta, dal Questore, che, se ricorre pericolo per la sicurezza, può vietare al soggetto l’accesso nelle aree indicate per un periodo fino a dodici mesi.
D’un tratto, un bel mattino la nostra città è diventata una metropoli piena di malavita, di violenza, di criminalità. D’un tratto le cose sono precipitate a tal modo da rendere necessario un provvedimento punitivo e discriminante che dovrebbe assicurare il decoro della città e far scomparire, tramite pena ed allontanamento forzato, la marginalità ,la povertà, il disagio psichico, la fragilità provocate dalle situazioni della vita, da incidenti, disgrazie, mancanza di salute, solitudine, mancanza di servizi e di aiuto pubblico.
Allora mi sono immaginato l’allontanamento coatto e con la forza del senzatetto che ti chiede i soldi per un panino o per un caffè, dell’immigrato che ti chiede il carrello della spesa per tenersi l’euro per mangiare,della persona in crisi di astinenza che desta tanta paura o di chi ha un disagio psichico e crea un grosso pericolo. Mi sono immaginato il fastidio e lo schifo di qualche cittadino che non sopporta di vedere un “barbone” che dorme in una panchina al parco o nell’atrio della stazione. Ovvio, queste sono persone pericolosissime che bisogna far sparire per non sporcare il decoro della città. E nulla serve sapere che molte di queste situazioni definite di “degrado” lo sono perché le strutture sociali pubbliche non hanno tempo o risorse per occuparsene e tutto viene demandato alle famiglie che non ce la fanno.
E allora mi immagino, ma l’ho anche vissuto, come possa servire un provvedimento del genere per chi è rimasto solo, senza casa, o magari con un problema di salute mentale che, magari, vive una crisi, ha bisogno di cure e di assistenza ma trova solo il carabiniere che lo porta fuori dal recinto urbano oppure è soggetto ad una multa pecuniaria senza avere la possibilità di potarla eventualmente pagare.
Ma chi ha avuto questa idea veramente si rende conto di cosa propone?
Non è questione di ideologia ma di umanità: si vuole perseguire il povero non la povertà, il malato non la malattia, la persona sola non la solitudine e l’abbandono.
Ma, forse, il disegno è anche più sottile e cioè indorare la pillola e far passare la strategia della paura che richiede maggiore sicurezza e ,di conseguenza, di chiusura e di emarginazione di chi non rispecchia i canoni di decenza e decoro. Prove tecniche di un ddl sicurezza che toglierà tutti gli spazi di “diversità” e di non omologazione e, alla fine , di libertà e di inclusione in una società che bada solo all’apparenza ma perde continuamente il suo carattere “umano” e solidale.
E allora mi chiedo i molti credenti, i molti fedeli che seguono la parola di Dio come si pongono rispetto a queste scelte. Frequentando ambienti di marginalità e di fragilità delle persone non posso accettare in silenzio questa deriva securitaria che porta all’abbandono di chi è in difficoltà e ha dei diritti da esigere, primo tra tutti essere incluso nella società non espulso o escluso e su questo la nostra costituzione dice molto.
Lino della Rete NoDDL Sicurezza Belluno


