
Il presidente del Fondo Comuni Confinanti Bond: “Norme farraginose e troppo complesse; a rischio la gestione e lo sviluppo del territorio, occorre intervenire con una semplificazione”
Sono molte le voci preoccupate che arrivano da più parti in relazione al regolamento attuativo entrato in vigore lo scorso 20 gennaio in materia di VINCA, la Valutazione di Incidenza Ambientale. La Vinca, vale la pena ricordarlo, è una procedura che discende da normative dell’Unione Europea e ha come finalità la salvaguardia dei siti della rete ecologica che si estende sull’intero territorio UE, chiamata rete “Natura 2000”, e degli habitat naturali e seminaturali e di molte delle specie della flora e della fauna a rischio, di fronte alle attività che l’uomo svolge quotidianamente sul territorio. La normativa coinvolge tutti coloro che svolgono attività di varia natura (agricole, edilizie, forestali ecc.), ma anche iniziative quali eventi all’aperto o manifestazioni sportive ecc.
La Regione del Veneto, da ultima tra le regioni italiane, ha recentemente adeguato la
propria normativa alle linee guida nazionali, in vigore dal 2019, ma le norme attuative scaturite stanno generando preoccupazioni e perplessità in diversi ambiti.
“Sono stato interpellato da operatori economici di vari settori e anche da alcuni amministratori locali, che sono letteralmente in fibrillazione”, commenta il presidente del Comitato di Gestione del Fondo Comuni Confinanti Dario Bond, che aggiunge: “Il recepimento delle linee guida nazionali da parte del Veneto era atteso da tempo e necessario, ma le procedure regionali sono ritenute da tutti troppo complesse e di non facile compilazione da parte di chi non possiede competenze specifiche in materia ambientale, oltre che più macchinose, sul piano burocratico, rispetto a quelle nazionali. A questo, prosegue Bond, si aggiunge il fatto che al momento tutte le istanze di VINCA sono valutate direttamente dalla Regione, con un evidente allungamento dei tempi di rilascio di molte autorizzazioni; fatto estremamente problematico – evidentemente – per alcuni settori come quello edilizio e il comparto forestale, ancora impegnato a pieno nella gestione del post-Vaia e dell’emergenza bostrico”.
Se la questione è di assoluto rilievo per tutto il territorio regionale, lo è ancor di più per quello della provincia di Belluno.
“Qui, puntualizza il presidente del FCC, il 56% del territorio è costituito da zone SIC o ZPS; significa che oltre metà dell’intera superficie bellunese è soggetta alla valutazione di incidenza ambientale, con un vero e proprio rischio paralisi sulle iniziative di sviluppo in essere e quelle future (non ultime quelle finanziate dal Fondo), ma anche sulle semplici attività e manifestazioni all’aperto delle nostre vallate. Occorre riunire rapidamente dirigenti regionali, amministratori e tecnici degli enti locali, rappresentanti dei professionisti e delle categorie economiche per trovare una soluzione che tuteli il nostro grande patrimonio naturale e, al contempo, la vita sociale ed economica dei cittadini. A un anno dalle Olimpiadi non possiamo certo permetterci ulteriori pericolosi ritardi”.
